
Le persone, come il sottoscritto, anche se per poco, che fanno parte della cosiddetta Generazione X (per intenderci, quelle nate tra il 1965 e il 1979) sono divise tra chi crede che lo sviluppo tecnologico sia stato il killer dei rapporti e dei valori e chi invece, lo ritiene come uno strumento che semplifica e arricchisce la vita. Come per qualsiasi argomento che ha a che fare con la soggettività, anche questo non ha una soluzione definitiva, ma sola tante possibilità più o meno condivisibili. Ha cercato di dire la sua su questo argomento Il migliore dei mondi, film pensato, scritto, diretto e interpretato (con l’aiuto di Danilo Carlani) da Maccio Capotonda.
Prima di addentrarci, seppur brevemente visto il format di questa rubrica, trovo necessario fare una premessa: Maccio Capotonda è il classico personaggio che divide, c’è a chi piace molto e chi non lo sopporta. Ma se questo riguarda il gusto personale e quindi un qualcosa di inattaccabile, oggettivamente non si può dire che nella sua carriera, spesso attraverso il sorriso, non abbia cercato di analizzare in maniera coerente la nostra condizione sociale, magari anche estremizzandola.
Proprio questa caratteristica è ben presente anche in questo suo ultimo lavoro che, nonostante dei limiti narrativi abbastanza evidenti, non posso non ritenere riuscito.
La specifica dei due estremi, la dipendenza dalla tecnologia e il bisogno di avere tutto sotto controllo, quasi che la vita fosse una classificazione precisa, e l’assenza completa di qualsiasi supporto avanzato e il fare le cose come vengono e senza programmazione, in Il migliore dei mondi è attraente, realistica e, soprattutto, emotivamente stuzzicante. Esattamente come la conclusione e il messaggio finale che, per quanto apparentemente non originale, ti lascia comunque una sensazione di equità e soprattutto, di profondo realismo. E se a questo si aggiungono due/tre momenti di intelligentissima ironia (non li cito per rispetto allo spoiler), ecco servito il perfetto pacchetto per un paio d’ore scarse di buon intrattenimento e qualche riflessione, tra il nostalgico e il futuro, sulla nostra quotidianità e sull’approccio alle cose.
Jonhdoe1978
Voto 6.1/10
TRAILER: vieni, vieni, vieni…
TRAMA: non voglio essere di parte se dico che con Maccio Capatonda ci sono cresciuto. I suoi “trailer”, l’italiano storpiato a suo piacimento, il suo fascino che è un mix letale tra Gabriel Garko e Mariano Marini (un mio vicino di casa)…per non parlare della serie “Mario” o di film come “Omicidio all’Italiana” e “Italiano Medio”: qui, anche grazie al fatto di aver centrato pienamente i personaggi, ha fatto quello che letteralmente voleva, cioè far raccontare la propria morale da individui al limite del grottesco, ognuno massima espressione dei difetti della nostra società.
Invece nel Migliore dei Mondi, le vicissitudini di Ennio Storto appaiono meno divertenti per una voglia di essere più riflessivi sull’argomento trattato: una critica al presente per via dell’uso smodato dell’elettronica, ormai perno e generatrice di attriti in alcune dinamiche sociali. Rispetto ad altri film non è uno di quelli che rivedrei, non ci sono battute che restano come in altre occasioni (anche se 2-3 colpi di genio sono presenti) e in sostanza sembra che Maccio sia diventato maturo.
Come autore credo sia necessario provare per uscire dalla propria comfort zone, e Maccio ci ha abituati di saper controllare sia il mezzo televisivo che quello cinematografico. Allora ben venga l’ennesimo viaggio nel tempo dove però l’unica connessione da salvare è quella umana…
Mklane
Voto 6.0/10
l nuovo film di Maccio Capatonda, Il migliore dei mondi, ci porta in un mondo distopico in cui la società è rimasta quella in cui viviamo attualmente, ma la tecnologia è ferma invece al 1999, a causa di quell’innocuo “Millennium Bug” che tanto ci aveva fatto tremare e che invece stavolta sembra aver fatto il suo dovere, dando vito (appunto) al migliore dei mondi possibili.
Marcello Macchia (come credo lo chiamino ormai solo i genitori) si è fatto conoscere negli anni per la sua comicità irriverente ed il suo particolarissimo sguardo critico sulla società contemporanea, mostrati al mondo dapprima con gli storici “Trailer” e successivamente anche al cinema con Italiano medio e Omicidio all’italiana, manifestando in queste due prime opere cinematografiche di riuscire a saper dosare sapientemente le sue caratteristiche migliori, anche sul grande schermo e su tempi più dilatati rispetto a quelli del Web e della televisione.
Stavolta ho avuto come la sensazione che abbia voluto spingere l’acceleratore sulla critica sociale e morale, lasciando pochissimo spazio al divertissement. Non c’è dubbio che la pellicola sia ricca di spunti interessanti e riflessioni profonde sull’attuale società sempre più senza speranza, ma si percepisce la mancanza di quell’equilibrio di cui parlavo.
Chi si aspetta il solito mix di comicità e satira che caratterizzano le opere di Capatonda, rimarrà probabilmente deluso.
Il migliore dei mondi soffre di una certa lentezza nella narrazione e dell’assenza di spunti comici veramente memorabili, nonostante l’idea originale sia buona. Anche la regia, seppur curata e ben realizzata, sembra non riuscire a dare il giusto ritmo alla storia, rendendo il film (almeno per il sottoscritto) piuttosto pesante da seguire.
Capatonda è uno dei miei “sguardi sul mondo” preferiti, ma forse stavolta ha calcato eccessivamente la mano nel suo intento di denuncia, a discapito dell’aspetto più leggero e divertente che lo contraddistingueva. Poco Maccio e troppo Marcello.
Alessandrocon2esse
Voto 5/10
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