
Una trovata basata sulla straordinaria differenza fisica di due gemelli, nati da uno speciale esperimento scientifico in cui una donna viene fecondata con il seme di sei uomini fuori dal comune, con l’obiettivo di generare un essere umano eccezionale per il bene dell’umanità.
Sono queste le buone premesse di Twins (conosciuto in Italia con il titolo I gemelli), commedia americana del 1988 prodotta e diretta da Ivan Reitman, durante i 5 anni trascorsi tra il successo del primo Ghostbusters – Acchiappafantasmi ed il sequel del 1989 Ghostbusters II.
L’effervescenza del cappello iniziale, con protagonista la perfetta coppia di opposti assoluti di tutta la realtà hollywoodiana, formata dal gargantuesco Arnold Schwarzenegger e dal lillipuziano Danny DeVito che cercano di convincere spettatori e cast di essere gemelli, finisce purtroppo per perdersi…portando la seconda parte della pellicola a procedere stancamente verso l’ovvio finale, tenuto a galla esclusivamente dalle gags dei due protagonisti. Se le vicende, a mio modesto parere, si fossero limitate al rapporto tra i due fratelli dalle fattezze comicamente ineccepibili (senza forzare la semplice sceneggiatura con un’iniezione di Action Movie per nulla efficace), staremmo sicuramente parlando di una delle migliori commedie degli anni ’80.
Il pubblico ricorda infatti la pellicola per l’immagine, tanto illusoria quanto ineluttabilmente comica, di Schwarzenegger e DeVito vestiti allo stesso modo, uno accanto all’altro, con gli stessi atteggiamenti e le stesse movenze ed autori di due grandi prove attoriali: uno ad occupare lo schermo con i suoi sfavillanti muscoli, l’altro ad aggredire gli spazi col suo simpatico faccione.
Naturalmente Reitman è regista che conosce bene il proprio mestiere e sa, ancora meglio, dove mettere la macchina da presa, ragion per cui I gemelli riuscì comunque a generare un immenso valore commerciale al botteghino, incassando 11 milioni di dollari nel weekend di apertura negli U.S.A. e 216 milioni di dollari complessivamente in tutto il mondo, a fronte di un budget iniziale di circa 15 milioni. Schwarzenegger e DeVito presero accordi con la produzione per ricevere come salario il 20% degli incassi totali, ottenendo in questo modo il più grande compenso della loro carriera cinematografica fino ad oggi.
A trentaquattro anni dall’uscita nelle sale, I gemelli resta comunque una commedia sempre piacevole da rivedere. Un film senza grosse pretese, ma che possiede ad ogni modo un richiamo alla morale del “diverso” che ha la volontà di voler cambiare e che gode del merito di aver consacrato Schwarzy ad attore per famiglie, col suo primo ruolo leggero e completamente fuori dal suo habitat naturale.
La goffa comicità del suo personaggio non risulta per niente fuori luogo ed anzi, diventerà successivamente ingrediente fondamentale della sua prolifica carriera, anche e soprattutto nei film d’azione (vedi True Lies di James Cameron su tutti) ed in tutte le successive collaborazioni sotto la guida di Reitman (Un poliziotto alle elementari e Junior). L’espressione da ebete rivolta verso il soffitto dopo aver fatto sesso per la prima volta, è tra le cose che più mi facevano scompisciare da ragazzino e che, ancora oggi, riesce a strapparmi una risata.
Proprio per il 2022 è previsto l’inizio delle riprese del sequel annunciato dalla Universal nel 2012. Il film sarà sempre prodotto e diretto da Reitman e vedrà il ritorno dei gemelli Julius e Vincent Benedict, alle prese con le ricerche del loro terzo gemello (stavolta di colore) che avrà ufficialmente il volto di Tracy Morgan, dopo la rinuncia al ruolo da parte di Eddie Murphy.
Alessandrocon2esse
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