
Era la fine del 1983 quando, durante una comunissima cena di famiglia, mio padre disse che da li a breve al suo lavoro (al tempo era Comandante della Seconda Compagnia nella Scuola Allievi Carabinieri di Roma) avrebbero girato un film con regista e interprete tale Carlo Verdone. Questo nome all’epoca non mi diceva nulla, mentre tanto mi diceva la parola film… Televisione, divertimento, importanza, gioco.
Pochi mesi dopo iniziarono le riprese e durarono diversi giorni con la prima parte che si svolse interamente all’interno della suddetta Compagnia. Non entrai mai nel set, lo vidi solo una volta, anche abbastanza da lontano, ma tanto mi bastò per pensare e dire di aver partecipato ad un film.
I Due Carabinieri parla del rapporto tra Marino (Carlo Verdone) e Glauco (Enrico Montesano), dalla loro conoscenza al test d’ammissione all’Arma sino ai vari incarichi a cui furono affidati in giro per l’Italia.
Minuto 13 e qualche secondo, almeno nella versione VHS: c’è un giovane Tenente che smonta una pistola e invita l’allievo Marino a rimontarla. Oltre all’ilarità della scena c’è una particolarità: quel giovane Tenente è mio padre.
I Due Carabinieri fa parte del periodo d’oro di Carlo Verdone, durato per la verità molti anni, ed è un grandissimo film sotto molti punti di vista e questo a prescindere dal coinvolgimento emotivo che io, per i motivi appena detti, ho.
Quello più evidente è il montaggio: la storia ha una sequenza narrativa perfetta, ogni scena dà un qualcosa in più rispetto alla precedente sia allo sviluppo dei personaggi che a quello che realmente era la scenario storico-politico del periodo.
Si ride, di cuore e di gusto. I tempi comici sono perfetti, puntuali, incalzanti. E questo livello è continuo in tutto il film, non scende mai riducendo i tempi morti veramente al minimo. I tre attori protagonisti, ai due già citati c’è da aggiungere Occhipinti (Massimo Boldi), sono in forma smagliante, si compensano a vicenda, con una capacità di servirsi le battute ora come allora assolutamente invidiabile. Il trasporto con cui si segue la vicenda è totale, un susseguirsi di energia e di positività che a tratti ti travolge e questo insieme al solito tocco umano che Verdone è solito a dare a ogni sua opera. Il film ha molti spunti di riflessione riguardanti sia i rapporti d’amicizia che quelli d’amore e questo insieme all’analisi del momento a volte, di terrore che la nostra nazione stava passando all’epoca (terrorismo, lavoro, mafia). Verdone è stato molto bravo ad analizzare questi elementi in un film che comunque è strutturato a commedia, trovando un connubio perfetto tra il detto e il provato.
Completamente fuori fase, Rita (Paola Onofri) la protagonista femminile. Mi ha sempre dato l’impressione di essere avulsa dal contesto con un’espressività quasi nulla con una monotonia di approccio alle varie situazioni abbastanza evidente. I protagonisti così centrati, credibili e lei forzata, quasi impacciata. Verdone è sempre stato attento alla scelta in ogni film della musa ma in questo, per me, ha fatto la scelta sbagliata.
Reputo questo film una delle pietre miliari del nostro cinema, e in quegli anni non sono poche, da rispolverare periodicamente e magari da cui prendere spunto per le future produzioni. La comicità intelligente e strutturata, infatti, non ha tempo, va preservata e conservata e magari fatta vedere alle nuove generazioni per mostrare la corretta costruzione di una storia.
Verdone gioca con il ritmo in maniera costante e intelligente, con una regia decisa ma mai soffocante, preferendo inquadrature aperte a primi piani molto stretti. La sua maestria è sempre stata la sua capacità di rappresentare qualsiasi argomento, anche il più duro, in maniera ironica e delicata senza per questo sminuirlo. I due Carabinieri non fa eccezione.
P.s. Una sera qualsiasi squilla il telefono, era il 1985, essendo vicino rispondo io, la voce dice: “Ciao sono Massimo c’è Renato?”, senza pensarci chiamo mio padre e glielo passo. Molti anni dopo seppi che era Massimo Boldi.
Jonhdoe1978
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Molto divertente ed originale.