
Tutti per un momento siamo stati dei teologi. Non c’è persona, infatti, che almeno una volta nella vita non si è trovato invischiato in qualche conversazione riguardante l’esistenza o meno di Dio. Il problema (magari il termine è esagerato) è che l’argomento non è così facile (il classico si o no) come possa sembrare e il caso e la ricerca ci portano continuamente a rivedere o a confermare le nostre tesi.
Ed è quello che ci/ti capita nella prima ora di Heretic, film che non fatico a considerare per costruzione e dialoghi (forse sarebbe meglio dire monologhi) il migliore di qualsiasi altro thriller/horror del 2024 (forse anche qualcosa in più).
Dopo un incipit per nulla originale (il più che classico ragazze che si trovano private della libertà dal cattivone di turno), la storia si incanala in un tunnel bellissimo che riesce ad asfissiarti, primo obiettivo della storia e del genere, e poi a stimolarti mentalmente, probabilmente secondo obiettivo. In pratica, si viene catturati da due direzioni diverse: la prima per l’atmosfera angosciante sempre più pressante (nel senso buono) e la seconda per tutte le ricostruzioni storiche sulla nascita, lo sviluppo e il contesto sociale di ogni religione conosciuta. Sotto quest’ultimo aspetto, quello che veramente colpisce è la semplicità di esposizione di tematiche tanto complesse che cosi permette da una parte di avere una fruizione immediata del concetto di cui si sta parlando e dall’altra (vista appunto la “semplicità” espositiva) di non perdere mai di vista il contesto generale, che alla fine è sempre la privazione della libertà e l’esaltazione di un pazzo. Entrando nel personale, che poi è sempre il motivo di ogni recensione/scritto, in molti tratti (attenzione stiamo sempre parlando della prima ora) il mio animo ha vibrato e non vedeva l’ora di saperne di più. Sempre più spesso, pendevo dalle labbra del Sig. Reed (l’esempio del Monopoli è uno dei più belli degli ultimi due decenni!), nonostante fossi perfettamente cosciente che la strada intrapresa era non propriamente di natura dialettica. Questo mi ha portato, a film concluso, a pensare, portando il particolare al generale, come molto spesso dei concetti di per se giusti (in molte cose dette da Reed mi ci sono ritrovato perfettamente) possono portare a delle azioni diverse e alcune volte estreme, in un senso o nell’altro. D’altronde la mente umana è strana e perversa e anche quella che riesce a razionalizzare o a schematizzare con cognizione di causa elementi e fatti non è detto che poi li sappia gestire e/o utilizzare con giustizia e congruità.
Detto questo, tutta questa bellissima costruzione, però e purtroppo, ad un certo punto ha subito un brutto arresto, sostituita sino alla fine da una più farraginosa ma con più horror. Per carità, non posso dire che ci sia stata una caduta rovinosa della storia, ma alcuni scriccolii si sono avvertini chiaramente e questo insieme a un paio di forzature narrative (una un po’ troppo) abbastanza evidenti e a mio giudizio facilmente evitabili. Senza entrare nel particolare e quindi nello spoiler, è come se nel momento in cui si è passati dalla casa ai sotterranei si assista a un altro film, più di azione e splatter e meno di concetto e di metafore.
Ora la domanda è (e penso che è quella che tutti quelli che hanno visto il film): qual’è il risultato della somma di queste due parti? In pratica, l’evidente decadimento narrativo dell’ultima mezz’ora ha intaccato tutto il progetto o alla fine il sapore complessivo risulta comunque buono? Senza nessun dubbio, faccio parte di questa seconda schiera. Il merito di tale affermazione è per la fine ambigua (i minuti precedenti erano stati pericolosamente scontati e forzati) che, dal mio punto di vista, creano una sospensione interessante e giustamente dubbiosa di tutta la questione, un po’ come la fede di cui il film vuole parlare.
Discorso obbligatorio va fatto per l’interpretazione di Hugh Grant. Gli ultimi anni e le ultime interpretazioni ci parlavano di un Grant scontato e che quasi non gli importasse più di mettersi in gioco. Sbagliavo e anche di tanto. Per come la vedo io, questo ruolo gli aprirà la strada per una terza fase della carriera assolutamente non pronosticabile e con qualche impensabile soddisfazione. La prima ora di cui ho tanto parlato è quasi un one man show, ti rapisce, ti ammalia e, come detto, pendi quasi dalle sue labbra. Il fatto che ho visto il film in lingua originale con i sottotitoli, rafforza ancora di più la sensazione di una prova di bravura assoluta. Intensità, tempi e mimica facciale e fisica sono di livello altissimo e bellissimo.
Dio e horror, un connubio quasi indissolubile e che ha negli anni ispirato tantissime produzioni. Heretic la prende da una prospettiva mai vista riuscendo a raggiungere vette ideologiche di un’originalità a cui a bocce ferme non era possibile pensare. Rischiando di ripetermi, la prima ora è un martello meraviglioso per la mente e per l’anima, a patto ovviamente che si sia incuriositi dall’argomento e del genere. Consiglio anche di cercare di vederlo in lingua originale, certe sfumature vengono a galla con più potenza e l’oscurità generale, in mezzo alla pioggia di parole da cui non vorresti lavarti, ti avvolge di più e quindi ti porta con più decisione nelle pieghe della storia.
Heretic, andando a chiudere, continua la lunga onda di buon horror (ovviamente non tutti) degli ultimi anni confermando l’inclinazione presa che vedi gli sceneggiatori appoggiarsi più alla vibrazione dell’anima che al semplice horror/splatter conseguenziale e senza spunti troppo originali.
Jonhdoe1978
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Secondo me un filmone con uno dei finali più ambigui degli ultimi anni..penso accenderà parecchie discussioni quando uscirà ufficialmente in Italia a fine febbraio
Sono d’accordo con te, il finale salva la seconda parte del film. Sulle discussioni non sono cosi sicuro, sicuramente se ne parlerà.