
Nell’arco della vita incappiamo in avvenimenti che istintivamente ci portano a fermarci, a fare un piccolo resoconto di quelli che sono stati sino a quel momento, le nostre azioni, focalizzandoci su quanto di noi siamo riusciti a dare e, contestualmente, ricevere.
Giulio Ristuccia (Pierfrancesco Favino) è fuori a fumare una sigaretta, davanti a lui si innalzano dei fuochi d’artificio, chiaro annuncio di inizio di una festa. Dopo aver parlato con una ragazza chiedendole quanto mancasse, la sua mente va indietro nel tempo e precisamente a quando conobbe Paolo (Andrea Pittorino e Kim Rossi Stuart) e Riccardo “Sovravissù (Matteo De Buono e Claudio Santamaria).
Ultimamente si è parlato molto del cinema italiano e del suo modo di aver ritrovato una voce costante anche oltre i nostri confini. Senza entrare nel merito o sull’opportunità delle varie produzioni, mi sento di dire che Gli anni più Belli sia un ottimo biglietto da visita con cui presentarci nel tavolo cinematografico mondiale.
Gabriele Muccino, infatti, riesce a ritrovare la sua massima ispirazione che, a parte in alcuni frangenti in Stanno tutti bene, aveva parzialmente perso da più di un decennio, regalandoci un film profondo, crudo e soprattutto, avvolgente. E’ la storia di quattro persone, di quattro vite che si intersecano per più di trent’anni attraverso le varie aspirazioni, passioni, speranze, delusioni, bugie e tradimenti. E’ il mozzico che si cerca di dare alla vita, il modo personale di assorbire gli inevitabili schiaffi, di prendere la propria coscienza e relegarla nella nostra parte più intima, per difenderla e preservarla dalla pioggia. E’ la forza di saper resistere agli spintoni, di riuscire a tenere l’equilibrio quando tra noi e la prossima porta rimane solo un lembo di terra nonostante la certezza che più avanti ce n’è sarà un’altra e un’altra e un’altra. Fine a quando se ne trova una più luminosa che anche se non è l’ultima, riesce finalmente, a tenerci fermi, a fare in modo di avere dei paletti sui quali tenersi e avere un po’ di sostegno.
Muccino a cui la capacità di narrare non è mai mancata, ci rimostra tutta la sua anima, il suo modo di far vedere la drammaticità che la vita può avere con sullo sfondo l’inevitabile, speranza che alla fine, le cose possono trovare, comunque, il proprio equilibrio. Per farlo si aggrappa alle fondamenta di ogni esistenza, a quei sentimenti che ci hanno sempre mosso e a cui è impossibile non aggrapparsi: l’Amicizia e l’Amore. La differenza la fa il modo con cui ha deciso di raccontarli, mettendo in contrasto la loro parte migliore a quella più bieca, la negazione e il coronamento degli stessi. Paolo e Gemma (Micaela Ramazzotti) viaggiano per anni sulle onde altalenanti dell’oceano, riuscendo a essere vicini nonostante la lontananza, mantenendo un piccolo (grande per Paolo) posto dove conservare quell’indispensabile bisogno e questo conservando intatta, una dignità di fondo. Il personaggio di Kim Rossi Stuart è uno dei più positivi degli ultimi anni, un cavaliere che fa della sensibilità la sua arma per affrontare la vita. Prende pugni e calci ma continua ad andare avanti per quelle che sono le sue idee, il suo modo apparentemente anacronistico di vedere le cose, non arrendendosi mai a ombre che spesso, gli facevano l’occhiolino. E alla fine il messaggio è chiaro: se perseveri, se rispetti, se non ti arrendi, se continui a credere in te stesso e al tuo fuoco, vieni premiato, raggiungi l’isola su cui coltivare i semi che hai sempre conservato.
In tema di attori, l’appena citato Kim Rossi Stuart è, a mio avviso, autore di una delle sue migliori interpretazioni, per lunghi tratti riesce ad oscurare sia Santamaria che Favino, e non è cosa da poco. Altrettanto bravissima Micaela Ramazzotti, che si conferma di gran lunga una delle migliori attrici italiane del momento.
Ho sempre pensato che cosi come per l’amore, anche per quanto riguarda l’amicizia, il tempo non ha possibilità di vincere, non riuscendo ad intaccare con il suo scorrere, le sensazioni innate e spontanee. Perché per quante strade possiamo prendere ad un certo punto, per caso o per scelta, ci ritroviamo sempre a guardarci indietro, attirati dai luoghi e dalle persone a cui abbiamo lasciato un pezzo di noi. E non conta quanto è passato, mesi o anni, basta un sguardo e sembra che ci sia salutati poche ore prima, quello che è cambiato è solo lo scenario che ci circonda e qualche capello bianco in più. Giulio ha fatto questo, nell’attimo in cui l’ombra dell’ambizione è stato sostituito dalla luce di qualcosa di sincero, rappresentato dalla figlia e dalla voglia di riabbracciare gli odori delle proprie origini.
Fortunatamente, infatti alcune volte si può fare il percorso inverso, senza per questo stravolgere tutto quello fatto, ma arricchendolo di quella fiamma necessaria che solo gli sguardi veri sanno darti, insieme a quei brindisi eterni che ci rapiranno sempre, un sorriso leggero e sincero.
Jonhdoe1978
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