
Speranza e paura sono due sensazioni molto diverse tra loro, ma che trovano il loro punto di contatto nel momento più enigmatico della nostra vita: la morte. Speranza che ci sia qualcosa oltre che ci consenta di conservare la nostra coscienza. Paura che non ci sia nulla e che dietro all’ultimo respiro ci sia solo il buio.
Sam Wheat (Patrick Swayze) lavora presso un istituto di credito a New York gestendo enormi flussi di denaro appartenenti a diversi investitori. Si è da poco trasferito in un loft con Molly Jensen (Demi Moore), giovane e promettente artista, a cui è legato, peraltro ricambiato, da un profondo amore. Una sera all’uscita dal teatro, i due, vengono aggrediti da un rapinatore e nella colluttazione Sam viene ucciso.
Per quanto possa sembrarci lontana e non quantificabile, la linea che separa la vita e la morte è sottilissima, come se l’una fosse la consecuzione dell’altra. Jerry Zucker e soprattutto, Bruce Joel Rubin (Oscar miglior sceneggiatura originale) partono da questo assunto per raccontarci una storia complessa, dai molteplici spunti e che trova il suo coronamento sull’impossibilità di limitare i confini dell’amore.
L’uomo ha bisogno di credere nell’eternità. Anche il più bieco materialista, infatti, nasconde sempre una piccola fiammella, un angolo nascosto in cui ciela la speranza che tutto possa continuare. E non è tanto il bisogno terreno ma quanto quello emozionale, della coscienza, della voglia di tenere stretto il proprio vissuto, interamente inteso. Ma poi questo intero, quasi sempre si scinde facendo splendere quelle che sono le nostre priorità, razionali e irrazionali, quelle piccole particelle invisibili che indirizzano i nostri gesti, i nostri pensieri e i nostri sogni . Queste spingono Sam a rimanere ancorato alla sua dimensione, al quel bisogno necessario di fare l’ultimo giro di ruota con la sua Molly per regalarle il diamante più prezioso: un abbraccio infinito e senza tempo.
Intorno a questo c’è quel profondo senso di ingiustizia che il film infonde, legata come è ovvio, al motivo e alle conseguenze della morte del suo protagonista. Ingiustizia che man mano diventa rabbia, sia per Carl (Tony Goldwyn) l’amico di una vita che si vende per 10 denari che per quella strana morsa che prende ogni volta che Molly e Sam si separano di nuovo, in quel gioco crudele tra il credere e il non credere. Tra di loro, due anelli di congiunzione tanto diversi quanto necessari: Il fantasma della metro (Vincent Schiavelli), un’anima persa destinata a vagare alla ricerca perenne della sua storia, quale punto di raccordo tra materialità e spirito e la meravigliosa Oda Mae Brown (Whoopi Goldberg, Oscar miglior attrice non protagonista) quale voce e corpo dei pensieri di Sam. Quest’ultima soprattutto, è stata vitale, il suo ruolo da medium da strapazzo riesce spesso, infatti, ad alleggerire un contesto spesso soffocante, riuscendo a regalare sorrisi sinceri. In mancanza di tale rottura narrativa rappresentata dalla Goldberg, la storia non avrebbe quasi mai avuto aria e a mio parere, avrebbe perso parte della sua magia.
Sempre in tema attori non si può non parlare dei due protagonisti, autori a mio avviso, entrambi, di una prova altalenante. Per Demi Moore è il trampolino definitivo verso il successo, la sua Molly, nonostante qualche pecca, riesce, comunque, per gran parte del tempo a regalare una delicatezza estrema, una fragilità da cogliere e istintivamente da preservare. Un fiore spaurito a cui è stata tolta e rotta la sua protezione, il mantello invisibile che riusciva a darle calore anche nelle notti più fredde.
Patrick Swayze, invece, viene già dal successo planetario di Balli Proibiti e si conferma un discreto interprete ma che non è mai riuscito nè in questo film nè in nessun altro, a essere veramente incisivo e indimenticabile.
L’assunto iniziale di Ghost riguarda l’aleatorietà della vita, l’impossibilità per l’uomo di prevedere il domani, con la scontata quando vera affermazione che bisogna fare subito quello che realmente vogliamo e sentiamo. Tutto questo è racchiuso nell’Idem più famoso del cinema che avrebbe dovuto trasformarsi in un ti amo molto prima, quando il sudore delle mani poteva ancora mischiarsi con quello dell’altro, rendendo ogni cosa secondaria. Su questo si sviluppa tutta la trama, una rincorsa disperata per cercare di dare una parvenza di giustizia a una situazione innaturale, a un’unione strappata dal suo giusto e conseguenziale sviluppo.
Il film è stato un successo mondiale proprio per questo, perchè infonde la speranza di una seconda possibilità, mostrando l’esistenza di quel legame invisibile tra due persone, in barba ai biechi e mediocri razionalismi scientifici tendenti a sminuire la reale portata della nostra vita. Un legame a cui non solo crediamo, ma che siamo convinti ci sia e questo semplicemente assecondando le emozioni che ci avvolgono in ogni secondo della nostra esistenza, quasi come fossero dei respiri e quindi per definizione, necessari.
Nonostante questo, il sapore finale del film sa di dolce/amaro, l’immagine dell’eternità si mischia all’ingiustizia del tempo rubato, alla perdita di quella semplice quanto splendida materialità a cui siamo attaccati. Perchè prima di prenderci la mano e dirigerci verso il tramonto per la passeggiata infinita, quello a cui aspiriamo è “sporcarci” per più tempo possibile nell’altro, con la ferma convinzione che l’immortalità inizi proprio da qui.
Voto 7.5/10
Jonhdoe1978
TITOLI DI TESTA: non ci sono, come la cover.
TRAMA: ci sono domande a cui non troviamo risposta. Perchè quando andiamo in bagno e dobbiamo pulirci la carta igienica è sempre finita? Come mai con Dybala in campo la Roma perde? Perchè quando devi lavarti le mano nel dispenser non c’è mai il sapone? C’è vita dopo la morte? Ed è proprio a quest’ultima domanda che il film da una risposta: vita no ma ti becchi Demi Moore.
Io di fantasmi ne ho visti diversi: il fantasma Formaggino, il fantasma dell’opera, il fantabosco…mai uno figo come Patrick Swayze, ma andiamo con ordine.
Patrick è un impiegato di banca, orario 9-15 e ha tutto il tempo di farsi gli affaracci suoi, tranne un giorno che non se li fa e ti becca alcuni conti correnti pieni di soldi. Così decide di bloccarli con la password “Nessunomettebabyinunangolo” rivelando il problema all’amico del cuore, uno di quelli con la faccia da figlio di buona donna.
Patrick purtroppo è un buono, sai che gli frega, è pure fidanzato con Demi Moore. Sarà che una sera, in una strada deserta di New York, praticamente fantascienza, viene ucciso da un ladro e manco il tempo di uno sparo che ritrova di fianco a lei in forma di fantasma.
Ed ecco che arriva subito la chiamata di Dio: “Patrick, viè qua che me fai vedè li balli proibiti” ma il ragazzo non ci sta perchè come un giovane Ispettore Derrick vuole indagare sul suo omicidio e infatti scopre subito che il rapinatore era stato assoldato dal suo amico faccio di bronzo per fregargli la password dei conti correnti.
Dato che finora gli attori del film erano 4, si reca dalla quinta scritta sulla sceneggiatura, cioè la sensitiva Oda Mae, una che non ci sente bene per via dell’apparecchio acustico ma che riesce ad ascoltare benissimo tutto quello che le dice Patrick Swayze: “Se m’aiuti a risolve sto caso de sicuro ce vinci l’Oscar!”. E parte la girandola di eventi: Oda va da Demi e le dice che al rapinatore non piaceva Dirty Dancing, Demi che non gli crede perchè “ma come fa a non piacerti Dirty Dancing?” lo dice all’amico faccia da stronzo, quello lo dice al rapinatore perchè con i soldi dei conti correnti doveva pagarci l’Academy e da li in poi ne succedono di ogni.
Patrick incontra un fantasma che gli spiega come toccare le cose “i vasi li puoi spostà ma le tette a Demi no”, Oda Mae e Patrick prendono tutti i soldi dei conti correnti e li donano alle sorella di Sister Act, il rapinatore fa una finaccia e viene portato all’inferno dagli Spilknot, faccia da culo muore male e finalmente Demi, per un ultima volta, vedrà di nuovo Patrick prima che lui vada ad insegnare il tip-tap a San Pietro.
TITOLI DI CODA: Ghost è uno di quei film che se non hai visto è meglio che non leggi più Cineastio, uno di quelli che se finisci al paradiso o all’inferno qualcuno ti chiederà come finisce…se rispondi male sarai costretto a vita a vedere quel palo di Baby che balla con una scopa tu sai dove. Per la recensione romantica puoi leggere sopra, per tutto il resto ci sono io.
EXTRA: io i fantasmi non li vedo, ma di stronzi non potete capire quanti.
Voto 7.5/10
Mklane























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