
Free State of Jones ci racconta la vera storia di Newton Knight (Matthew McConaughey), contadino che si ribellò all’esercito confederato e che formò, insieme a un gruppo di reietti di razza mista, un piccolo esercito alla difesa del diritto di uguaglianza e libertà.
La Guerra Civile Americana, periodo di riferimento del film, è stata protagonista di molte interpretazioni e di molti racconti cinematografici ma sono così tante le persone coinvolte che le storie ad essa collegate sono pressochè infinite e quasi sempre, originali e di interesse.
Si tratta di un film potente, crudo e con pochissime vie di mezzo, racconta il dolore, il sangue, le ferite, la guerra e la morte in modo chiaro, deciso, senza girarci intorno. La brutalità delle differenze e dell’odio razziale sono una costante che ci accompagna durante tutto la storia attraverso una lotta impari ma coraggiosa. Il percorso della vita di Newton Knight è intenso, al limite del surreale, il suo è un racconto di perdite continue, di cadute e di rialzate in nome della fede e del diritto di ogni uomo di vivere come meglio crede la propria vita. E a conti fatti è lui alla fine ad avere la meglio.
Fondamentalmente stiamo parlando di una buona pellicola, con un’ottima sceneggiatura, una regia lineare ma un pò troppo pretenziosa. Il lasso di tempo, infatti, che si è voluto coprire con la storia, 12 anni, è troppo lungo per l’impostazione data. La prima parte, che copre quasi metà del film, è dettagliata, coinvolgente, dai buoni ritmi, ma narra solo un anno della vicenda. Questo ha portato, per forza di cose, ad accelerare la seconde parte, saltando interi periodi con l’escamotage delle scritte in sovraimpressione che spiegavano gli accadimenti. Il troppo uso di quest’ultime, ha reso asettiche determinate scene/dinamiche, ed ha spezzato in più parti l’emotività del film. Alla fine di ogni scritta, infatti, ci si metteva alcuni minuti a rientrare nell’anima del film e ad unire i vari punti, minando inevitabilmente il coinvolgimento.
Interessante invece la parte che rinvia a 85 anni dopo, con il pronipote di Newton, accusato di essere per un ottavo nero, in quanto erede dello stesso e della sua seconda moglie Rachel (Gugu Mbatha-Raw), mostrando che nonostante il passare del tempo e le finte apparenze, le cose non sono poi così cambiate, è solo cambiato il modo di discriminare passando dalla strada alle aule di tribunale.
Ampio il cast utilizzato, con risultati non tutti all’altezza della situazione. Ancora una volta molto buona l’interpretazione di Matthew McConaughey, a parte l’incredibile somiglianza con il vero Newton, riesce a trasmettere la forza interiore del protagonista, le sue debolezze e tutti i suoi limiti.
Non si può dire lo stesso di Gugu Mbatha-Raw. Non è riuscita mai a far trasparire quel misto di sofferenza, lotta e speranza che il personaggio richiedeva. Invece, di nuovo molto bene Mahershala Ali (Moses), anche lui ha trovato un equilibrio interpretativo generale elevato, espresso anche in questo pur complicato ruolo. Moses è il migliore amico di Newton, ed è quello che fino all’ultimo crede e spera con tutto se stesso nell’equiparazione tra bianchi e neri, lo pagherà con la vita lasciando però un messaggio indelebile di forza e fiducia.
Buono, quindi, il lavoro di Gary Ross, che sarebbe potuto però, essere ottimo. Sino ad un certo punto, come detto, il ritmo era buono, soffermandosi quando c’era bisogno e mettendo mattoncini su mattoncini perfettamente simmetrici per costruire i personaggi e la loro piccola storia di indipendenza. Poi però quel filo si è a tratti smarrito e ci si è trovati di fronte allo Stato Libero di Jones in maniera quasi improvvisa, poco sentita, senza l’ardore che un tale passaggio avrebbe dovuto avere. Questa parte andava sicuramente gestita meglio, con più calma e soprattutto più fuoco.
Il film è comunque riuscito ad abbracciarti con un finale convincente ed equilibrato, ma avrebbe potuto stritolarti e toglierti il fiato, entrambi intesi nel senso buono del termine.
Jonhdoe1978
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