
Seppur la percezione dell’età con gli anni sia cambiata, il raggiungimento dei quaranta è da sempre considerato un momento spartiacque della vita di ogni uomo. Il motivo probabilmente è per quella sensazione di appeso che si porta dietro, troppo vecchi per essere ancora ragazzi e troppo giovani per non pensare che ci sia tanta strada davanti. Proprio questo “mezzo” è spesso stimolatore di pensieri, con tutti i se e i ma che tale attività inevitabilmente si porta dietro. E proprio da questa condizione prende spunto Era ora, film remake, o meglio, tratto dall’idea di Come se non ci fosse un domani – Long Story Short di Josh Lawson, dopo l’ottimo Io c’è, targato Alessandro Aronadio.
Il film ha un incipit che ricorda molto Ricomincio da capo di Harold Ramis (dal quale poi deriveranno molte altre storie sull’argomento) per poi prendere un’altra strada, che ancor di più del titolo appena citato (e non è per forza un pregio) nonostante la costante sull’infimità del tempo, si confina nella pura e semplice metafora. La storia balbuziente e improbabile, infatti, riesce a raggiungere un suo perché solo se astratta da quello che materialmente ci mostra, per confinarsi solo ed esclusivamente nell’idea. In quell’idea, per molti tratti comune a tutti, in cui i giorni che passano diventano macigni e il conto della vita sempre più alto di quello che possiamo permetterci. Questo ci porta a correre, trascurando l’assodato, che poi è sempre l’essenziale, per perderci nel continuo tentativo di ottenere e avere. Si arriva a un punto però, in cui tali ottenimenti diventano relativi ed effimeri, soprattutto se hanno comportato che quell’assodato/essenziale di cui si è appena detto si è trasformato solo in una foto su cui cucire ricordi e rimpianti.
Ad un certo punto il film, tramite un proverbio, ci dice che sul giorno precedente e su quello successivo non possiamo fare nulla ed è quindi giusto focalizzarsi solo sul presente. Cosa che, seppur giusta concettualmente, non faremo mai (la nostra mente ha bisogno di aria temporale) a differenza dell’abbandonarci nel calore della speranza, intesa nel caso specifico come quella convinzione che non sia mai troppo tardi per costruire qualcosa o provare a rimettere in piedi un palazzo un po’ ammaccato. Ecco questo Era ora, tra libertà narrative eccessive e qualche esemplificazione di troppo, ce lo dice bene, cosi come che le priorità di ogni esistenza, ovviamente nella giusta e non fantasiosa moralità, dovrebbe essere quella di stringere le persone che amiamo. E lo fa, grazie a una fine pensata bene, senza retorica e inutili messaggi spirituali sulla relatività del tempo e delle scelte. E non era proprio scontatissimo.
Voto 6.3/10
Jonhdoe1978
TRAILER: “Maledetto tempo, maledetto mostro…”
TRAMA: Queste le parole di una canzone dei The Giornalisti, in pratica l’incipit perfetto per raccontare la storia di Dante. Un uomo che vive insieme alla sua compagna Alice, focalizzato sul lavoro più che sugli affetti, con la speranza un giorno di poter avere più attimi a disposizione per viverli al meglio.
Così dopo essere arrivato in ritardo alla sua festa di compleanno, a ogni giorno che passa sembra sia passato un anno, stupito e intrappolato in un loop temporale con una sequenza di avvenimenti che lascia Dante in balia degli eventi: la sua compagna incinta, la malattia del padre che peggiora costantemente, una nuova relazione, promozioni a lavoro, una casa piena d’amore che diventa sempre più vuota di qualsiasi sentimento, una figlia ormai grande piena di certezze, le medesime su cui proverà a farlo riflettere il suo miglior amico.
“La vita è ciò che ti accade mentre fai altri progetti” cantava John Lennon in Beautiful Boy e Dante capirà presto come riprendere possesso di una realtà che dovrà vedere con occhi diversi, trovando un nuovo equilibrio su cui centrare la propria vita. Il tempo è qualcosa che viene spesso considerato illimitato, passa senza che ce ne rendiamo conto fin quando la realtà non ci riporta a sentirne il suono, un ticchettio con il quale scandire azioni e attimi da vivere intensamente.
Su questa pellicola penso due cose ben distinte: per alcuni sarà una perdita di tempo, per altri sarà un’amara riflessione su quello che ci stiamo perdendo, qualcosa che talvolta abbiamo accanto senza accorgersene.
Voto 6.5/10
Mklane
“Si comincia ad apprezzare il valore del tempo solo quando ormai è troppo tardi per farlo.”
Nascosta dietro un concetto ben noto ed uno schema narrativo già visto e rivisto, prende vita Era ora, la quarta pellicola di Alessandro Aronadio dopo Due vite a caso, Orecchie e Io c’è, sceneggiata come quest’ultima insieme all’ormai assodato Renato Sannio.
Ispirata a Long Story Short dell’australiano Josh Lawson, Era ora è una commedia alla fine più amara che romantica, confezionata alla perfezione e che, nonostante giochi ad imprigionare il suo protagonista in un loop temporale simile a quello già visto nel cult Ricomincio da capo con Bill Murray, o nel più recente Palm Springs di Max Barbakow, riesce comunque a far divertire, emozionare, riflettere (e accorare) lo spettatore.
Il tempo passa più velocemente di quanto in realtà possa sembrare e riuscirà a capirlo anche il protagonista Dante (Edoardo Leo), uomo ingabbiato dal suo lavoro e che non riesce a barcamenarsi tra i mille impegni quotidiani, finendo per trascurare anche (e soprattutto) la donna di cui è follemente innamorato, Alice (Barbara Ronchi). La sua vita cambierà drasticamente quando si ritroverà in un circuito temporale che gli farà vivere ogni singolo giorno come se fosse passato un intero anno.
Il cinema italiano vive costantemente sotto la pesante etichetta dell’essere “italiano” ed anche ad Era ora, come tanti illustri esempi degli ultimi anni, toccherà lottare per scrollarsi di dosso questo diffidente marchio per poter dimostrare di essere capace di riuscire a dire la sua in modo leggero e al tempo stesso tagliente, ma senza superficialità, su di un concetto su cui si dibatte sin dalla notte dei tempi: il tempo. (Perdonate il calembour)
In un periodo storico come quello che stiamo vivendo, dove ci si sente in costante ritardo, nel perenne inseguimento di un incorporeo successo raggiungibile (?) solo perseguendo il mantra del “Produrre, produrre e produrre”, Era ora è l’ennesimo (ma necessario) monito che ci ricorda che, molto probabilmente, stiamo sbagliando tutto.
Se il tilt temporale era necessario a Murray per migliorare sé stesso e renderlo altruista e al protagonista di Palm Springs per apprezzare piccoli momenti di felicità anche in mezzo alla noia quotidiana, per poi tornare al punto di partenza ed affrontare la vita con diversa consapevolezza, per il protagonista di Era Ora il tempo trascorso non può più tornare indietro.
Alla fine di tutto restano per lui gli insegnamenti e noi quella magnifica sensazione di amarezza che, se non l’avete provata, vi consiglio di cliccare sul tasto “Guarda di nuovo” del vostro account Netflix.
Voto 6.8/10
Alessandrocon2esse
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