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E’ solo la fine del mondo (2016) di Jonhdoe1978

⭐8 Dicembre 2021 ⭐ Contrassegnato con: E' solo la fine del mondo, Recensione E' solo la fine del mondo

E' solo la fine del mondo interna

Chi dice di vivere alla giornata… mente. La nostra indole, infatti, ci porta naturalmente a programmare, a proiettare la nostra vita sempre nel futuro e questo assecondando il principio che ci vede credere che ci sia sempre tempo per fare qualcosa. Questa bussola infinita, che poi è il nostro più grande carburante, ad un certo punto però, inevitabilmente, si inceppa facendoci cambiare priorità e prospettive.

Louis-Jean Knipper (Gaspard Ulliel) è un giovane scrittore di 37 anni che si accinge a fare ritorno, dopo 12 anni di assenza, al paese nel quale è cresciuto. Il motivo di questa decisione è che vuole comunicare a voce alla sua famiglia che sta per morire.

La grande distanza tra la vita e la morte sta nell’ignoranza del momento in cui, per ognuno di noi, quest’ultima arriverà. Non saperlo, come detto nella premessa, è l’elemento chiave che ci fa essere quello che siamo, con la parola domani, una di quelle che usiamo di più, quale intercalare necessario per ribadire, nonostante non suffragata da nessun elemento, la nostra inconscia invulnerabilità. Invulnerabilità che crolla senza appello nel momento in cui la suddetta ignoranza si trasforma in conoscenza con il tempo che improvvisamente da compagno diventa carnefice. Ed è proprio su questo drammatico passaggio che si basa E’ solo la fine del mondo (geniale già il titolo) ennesimo gioiello di quel talento assoluto, nonostante la giovanissima età, che è Xavier Dolan.

E’ solo la fine del mondo è uno straordinario viaggio fatto di silenzio e di urla nelle pieghe delle scelte e del destino, inteso come quell’elemento contro il quale si può inveire senza però poterlo evitare. E’ la constatazione di quel percorso a ritroso che l’anima inevitabilmente fa, nel momento in cui i passi in avanti da fare sono diventati pochi, alla ricerca delle origini, di quegli odori e di quei rumori di cui per la fretta e la superficialità ci siamo dimenticati. E’ l’estremo desiderio di rientrare per pochi istanti nel guscio in cui si è cresciuti respirando di nuovo quell’aria di eternità e di tempo infinito che esso ci regalava. Ma soprattutto è l’inno alla delicatezza, alla sensibilità, a quel nodo alla gola a cui finchè possiamo, dobbiamo aggrapparci per evitare che troppo cose ci scivolino via con troppa facilità.

Xavier Dolan, alla stessa stregua di Mommy, e non era facile, è riuscito ad annichilire lo spettatore, spogliandolo minuto dopo minuti di ogni difesa. I primi piani stretti scelti, insieme a quel dire e non dire, hanno ottenuto un senso claustrofobico emozionalmente ingombrante e nel quale ricordi e rimorsi si sono uniti in una centrifuga velocissima dalla quale è impossibile non venire risucchiati. Il caldo asfissiante rappresentato attraversa lo schermo per togliere il fiato e costringerti senza nessun appello a fare i conti con la tua coscienza e, perché no, con i tuoi sensi di colpa. La sensazione di non avere tempo, dal protagonista Louis passa a te, come se per un attimo ti accorga di aver dimenticato qualcosa e che hai bisogna di fermarti immediatamente per guardare in tutte le direzioni. L’empatia fra lo stesso protagonista e Catherine, interpretata dalla sempre meravigliosa Marion Cotillard, innalza ancora di più il tiro del messaggio del film che per qualche istante passa dalla morte alla vita. Quel senso di eterno della loro affinità, c’è da dire puramente intellettuale, sfuma i contorni della vecchia mietitrice come a simboleggiare ancora una volta, l’innata capacità umana di ritrovarsi in un altro anche nei pressi dell’ultimo traguardo.
Tutto questo drammatico soffice andare sembra sgretolarsi negli ultimi minuti con un’isteria che appare incomprensibile e che invece, a mio avviso, è l’esaltazione di tutto l’immenso talento del regista canadese. In quel momento, infatti, c’è la vita contro la morte, le scelte contro i rancori, le speranze contro le perplessità e soprattutto, la solitudine contro i sentimenti. Tutti e cinque i protagonisti sembrano avvolti ognuno da un’aurea diversa, come se avessero, e poi cosi è e non solo tra loro, una sensibilità completamente differente, dei limiti emotivi non comunicanti e per questo lontani. In un istante si vede tutto e niente, con un sapore di addio trasversale e oltre la morte, che ti trafigge in cosi tante direzioni che non riesci a vedere da dove arrivino i fendenti. Quel silenzio finale, con i quattro cantoni occupati, sembrano quasi comporre una scacchiera immaginaria nella quale ognuno ha fatto la sua mossa…perdendo. Perché alla fine il senso di sconfitta senza appello è dilagante, come quando un ricordo ti inghiotte e tu puoi solo aspettare che LUI decida che puoi andare.

Essendo un film quasi da teatro, d’altronde è da li che proviene l’idea, per un’ottima riuscita era necessaria una grande prova interpretativa. E devo dire che nessuno dei cinque protagonisti, alla già citata Marion Cotillard vanno aggiunti Léa Seydoux (nei panni della sorella di Louis), Nathalie Baye (la madre), Vincent Cassel (autore di una prova in crescendo penalizzata, soprattutto all’inizio, da un doppiaggio non all’altezza), e soprattutto, Gaspard Ulliel. Il suo Louis ha qualcosa di magico, come se l’attore abbia preso in mano il personaggio per portarlo esattamente dove doveva stare: in un limbo emotivo incontrollabile.

Certi film vanno visti e basti altri invece, vanno vissuti e questo non tanto perché ci si trovi nella stessa posizione dei protagonisti (anche se l’adattamento mentale di cui siamo capaci riesce a farlo) ma per quel vortice di sensazioni che ti regalano e che ti trasporta mentre li guardi, in luogo sospeso dove ci sei tu e tutti i tuoi limiti. Questo film, il titolo è uno dei più belli che ricordi, lo fa e senza neanche pretenderlo. La sua natura intima, infatti, non ha nessuna intenzione di alzare la voce, ma solo gridare in silenzio la sua disperazione fatta di paura e di rimorsi.

Jonhdoe1978

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E' solo la fine del mondo

E' solo la fine del mondo
7.9

Valutazione Complessiva

7.9/10

SCHEDA

  • Regia: Xavier Dolan
  • Anno: 2016
  • Durata: 97'
  • Genere: Drammatico

Interazioni del lettore

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