
“Scegli il nome giusto e il personaggio apparirà”.
Questa la frase che, a mio parere, meglio rispecchia l’anima del film.
Adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo del 2008, Dickens – L’Uomo che inventò il Natale ripercorre una parte della vita di Charles Dickens, quella che portò alla nascita del famoso romanzo “Canto di Natale”.
La premessa su cui si muove la pellicola è la crisi d’ispirazione dello scrittore, reduce da tre insuccessi letterari consecutivi, e la ricerca quasi ossessiva di un nuovo tema su cui scrivere il prossimo romanzo. Lo troverà per caso.
Il film rappresenta in maniera brillante la fase creativa di Dickens, e forse degli scrittori in genere, in termini di ideazione, stesura e conclusione del libro.
“Scegli il nome giusto e il personaggio apparirà” dicevo.
Dickens comincia a dialogare realmente con le sue creature. Mi sono immaginato che sia realmente così per ogni scrittore. I personaggi sono veramente l’emanazione di chi li crea, e ragionare, discutere e confrontarsi con loro è come farlo con se stesso.
Pur con alcune macchiette comiche, che non hanno guastato, in Dickens – L’Uomo che inventò il Natale questo processo è fatto in maniera assolutamente credibile e coerente. L’immedesimazione è quasi naturale. Si percepisce subito che il Natale è solo un espediente per fare un bilancio della propria vita, e vedere a cosa hanno portato tutte le scelte fatte.
La storia del presente, passato e presente è piuttosto conosciuta, la mia curiosità era sul come venisse raccontata. Il risultato è assolutamente godibile, il film scivola con facilità soffermandosi dove serve e quando serve. Il messaggio finale del “non è mai troppo tardi” è gestito sapientemente e con gradualità, ci si arriva nel momento giusto. La sovrapposizione tra personaggio e autore è convincente, senza cadere mai nel grottesco.
La Londra vittoriana in cui si muove il film è riprodotta perfettamente, nei costumi, nei palazzi, nelle buie vie e nei salotti letterari. Era fondamentale che fosse così, per dare un minimo di credibilità alla storia.
Nonostante la buona riuscita complessiva della pellicola mi sarai aspettato qualcosa di più dagli attori principali, vista la loro caratura. Dan Stevens (Charles Dickens) è abbastanza preciso per tutto il film per poi esagerare nella parte finale, forzando un po’ troppo la mimica. Christopher Plummer (Ebenezer Scrooge), che interpreta la parte oscura dello scrittore, rimane sempre un pochino in sordina, rendendo sì l’idea di cosa rappresenta, ma senza lasciare una traccia importante.
Meglio Jonathan Pryce, nel ruolo di John Dickens, padre di Charles, chiaramente il suo impatto all’interno del film non è lo stesso dei due sopracitati, ma riesce a delineare benissimo la personalità e soprattutto le debolezze del suo personaggio.
Impeccabili fotografia e gioco luci e ombre, che accompagnano in maniera perfetta la sottile distinzione tra immaginario e realtà, vero cuore del film.
Sostanzialmente parliamo di un buona pellicola con tante domande, tante risposte e una buona dose di speranza, magari a tratti esagerata, ma di Natale comunque si parlava e quindi in parte (ma solo in parte) giustificata.
Jonhdoe1978























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