
TITOLI DI TESTA: Fast & Furious vintage
TRAMA:“Quando la vita t’allunga la mano…tu accellera e passace sopra.” Ecco, questo sarebbe potuto esse lo slogan perfetto de sta perla trash-satirica co li cojoni, ambientata in un futuro talmente assurdo che pare inventato dal più classico de li sceneggiatori strafatti.
La trama? Roba pe palati fini. Siamo nell’anno 2000, ma secondo la visione del 1975 (quindi vabbè), un futuro dove tutto fa schifo (che pure mò nun è che è mejo): c’è un governo totalitario, la gente guarda solo la tv e la cosa più popolare del momento è…na gara automobilistica in cui vinci se investi più pedoni possibili. Hai capito? Non è che corri più veloce: vinci se stiri i vecchietti col deambulatore (una citazione devo falla: la scena dell’eutanasia) o fai strike col gruppo scout, poi se sei bravo te danno pure li punti omaggio sulla patente.

Gli sceneggiatori del film
Protagonista assoluto: Frankenstein, mica er mostro co li bulloni, ma un pilota mascherato e mutilato, tipo Batman fatto a pezzi e ricucito male, interpretato da David Carradine con la stessa espressività de un manichino de H&M. Poi vabbè, lasciamo perde l’altri attori, perchè qui spicca uno su tutti: Sylvester Stallone, nei panni de “MITRALIA-JOE alias Lo Spietato”. Un tamarro made in Tuscia con mitra incorporato alla macchina e un’espressività che già prometteva botte future. Stallone qua è n’coattone totale, urlante, sempre incazzato, col cappottino de pelle e i guanti da motociclista de Topolino. E già se capiva che Rambo stava dietro l’angolo, ma pure che la palestra ancora non l’aveva scoperta.

Prove generali
La regia de Paul Bartel è na cosa da cineforum del sabato sera dopo troppi spritz: montaggio delirante, costumi che manco ar Mucca Assassina dei bei tempi, e incidenti coreografati come se Fast & Furious l’avessero diretto i Looney Tunes (per non parlare delle macchina stracolorate). 80 minuti de delirio dove sotto tutta sta caciara, c’è na satira mica da ridere: la critica alla società dello spettacolo, al culto della violenza, alla fame de audience, anticipa robe che oggi vediamo nei reality e su TikTok — e per essere solo il 1975, con il suo taglio quasi cartoonesco mica te la mandava a dire.
C’è pure una resistenza, un complotto, una rivolta…ma chi se ne frega, noi stiamo qui pe vedè le macchine che saltano, Stallone che smascella e Frankenstein che alla fine… SPOILER…se svela che c’ha ancora tutti i pezzi attaccati.
TITOLI DI CODA: Death Race 2000 è n’filmaccio? Sì, ma de quelli belli dove mezzo che te diverti. Un cult sporchissimo, pacchiano e rumoroso, splatter giusto pe li bambini, che puzza de benzina e anarchia. E soprattutto, un documento storico su Sly prima de diventà leggenda, quando recitava più coi denti che co i muscoli. Insomma: una stronzata gloriosa.
EXTRA: Sylvester scrisse dei dialoghi del suo personaggi, tra cui uno dei più riusciti dove dice “Fanculooooooooooooooooooooo”.
Mklane
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