
Prima che il film d’animazione della DreamWorks Animation Shrek diventasse un grandissimo successo al botteghino, con oltre 484 milioni di dollari incassati in tutto il mondo, venisse nominato per la Migliore Sceneggiatura Non Originale e vincesse l’Oscar per il Miglior Film d’Animazione, era considerato un progetto destinato al fallimento.
La DreamWorks infatti iniziò il progetto nel 1995 con idee completamente diverse da quelle che poi si sono viste nel risultato finale e che hanno portato a ben tre sequel (Shrek 2, Shrek Terzo e Shrek e vissero felici e contenti) e due spin-off (Il gatto con gli stivali e Il gatto con gli stivali 2 – L’ultimo desiderio).
Durante il periodo tra il 1995 ed il 1998, lavorare al progetto veniva considerata addirittura una punizione. Infatti, se gli animatori impegnati alla realizzazione de Il principe d’Egitto di Simon Wells, Brenda Chapman e Steve Hickner, commettevano qualche errore di qualsiasi genere, venivano immediatamente spediti a lavorare al film sull’orco verde di Andrew Adamson e Vicky Jenson.
Per definire questa particolare e stressante condizione lavorativa a cui venivano sottoposti gli animatori, alla DreamWorks coniarono il termine “Shrekkato“.
Solo nel 1997 venne presa la decisione di ripartire da zero e grazie all’inclusione nello staff di lavoro di gran parte del team di Z la formica di Eric Darnell e Tim Johnson, venne data un’identità ben precisa al progetto e ai suoi protagonisti.
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