
TITOLI DI TESTA: casa dolce casa
TRAMA: ci stanno case che raccontano storie… case che tengono segreti… e poi ce sta Crimson Peak, na casa talmente più viva, più simpatica e più intelligente de tutti i personaggi messi insieme, che te viene da pensà: “Ma Del Toro, perché nun hai fatto direttamente er film Le disgrazie der condominio Sharpe?”.
Perché, diciamolo chiaro: sto film è na sòla elegante. L’unica cosa che brilla — e solo perché se magna tutto er resto — è sta casa mezza marcia, mezza sanguinante, mezza tutto.
A pensarci fa ride, perché Del Toro de solito è uno che te racconta i reietti co na poesia che te spezza er cuore: mostri teneroni, ragazzini traumatizzati, creature che chiedono solo “me voi bene?”. Pensa se girasse la pubblicità dei Sofficini co Carletto…poesia pura.
Qui invece sembra che s’è scordato proprio la cosa base-base-base: la vita. O forse gliel’ha succhiata tutta la casa, che a un certo punto respira più degli attori.
La trama fa la sofisticata tipo: “Guarda che sò un romanzo gotico dell’Ottocento, eh!”. Ce sta Edith, scrittrice con più illusioni che pagine scritte, che casca come na pera cotta per il piacione de turno, Sir Thomas Sharpe, uno che c’ha la faccia da “so bono ma c’ho problemi fino ar collo”. Lei lo segue nella magione disastrata, e lì cominciano i casini: fantasmi che fanno “buuh” col mignolo alzato, segreti di famiglia che manco Beautiful, e na sorella — Lucille — che pare uscita da un quadro preraffaellita… se er pittore avesse passato la giornata bestemmiando contro la vita.
Sulla carta tutto bello ma sul divano, mentre guardi er film, vieni preso da un pensiero fisso “Oddio, ma me sto addormentando o è er film che c’ha la narcolessia?”
Perché la relazione tra Edith e Thomas nun parte manco col defibrillatore, le ombre servono più come arredamento che come minaccia, e i personaggi invece de tormentati so semplicemente un po’ rincojoniti. E daje, che il dualismo tra Thomas e la casa — che è chiaramente er vero mostro — poteva esse na roba da applauso.
Invece niente: è tutto bello impacchettato, lucidato, sistemato… ma senza anima. Del Toro, dopo La forma dell’acqua e tutto l’immaginario sofferto de Hellboy, qui pare diventato er custode de un museo: spolvera, mette a posto… ma nun racconta più un cazzo.
TITOLI DI COSA: alla fine Crimson Peak è questo: un film dove l’unico personaggio memorabile è la casa. Una casa che scricchiola, piange, sanguina, se lamenta… e pare pure che te guardi dicendo: “A regà… ma la trama dove sta? Nun toccava a voi portalla avanti, no?” E purtroppo… c’ha ragione lei.
EXTRA: nulla da aggiungere
Mklane
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