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Cime tempestose (2026) di Jonhdoe1978

⭐25 Febbraio 2026 ⭐ Contrassegnato con: Cime tempestose, Cime tempestose Recensione, Recensione Cime tempestose

Cime tempestose interna

Se consideriamo tutte le trasposizioni cinematografiche sono più di trenta le produzioni nate sulla base del romanzo Cime tempestose. Questo ha portato con il tempo (ovviamente con molta cautela) che ogni volta che veniva riproposto il capolavoro di Emily Brontë si cercasse di dargli un taglio un pizzico diverso onde evitare ripetizioni su ripetizioni. Ed è quello, venendo a noi, che ha fatto Emerald Fennell: ha preso un lato della storia, lo ha centrifugato e per certi versi attualizzato alla voracità del nostro tempo ed ne ha dato una sua visione. Ora questo porta, a mio avviso, che analizzare questo film trasportandolo alla storia in se ha poco senso perché non è il senso della sua autrice. Se poi questo approccio non è nelle corde dello spettatore in questione allora è tutta un’altra storia, ma prescinde dalla semplice sovrapposizione libro/film.

Detto questo, ed entrando nella sfera personale, che poi è il motivo di questo come di ogni altro pezzo, a me la storia cosi impostata è piaciuta, soprattutto nella seconda parte. In questa c’è l’esaltazione assoluta dell’ossessione e della morbosità fisica e mentale e l’ho trovata quasi affasciante nella sua estremizzazione. E’ chiaro che l’intenzione della Fennell (da sempre estimatrice dell’esasperazione visiva) era di concentrare tutta l’attenzione sulla tossicità di questo rapporto, ma dal mio punto di vista, in molte parti ha ottenuto l’effetto contrario. La percezione che ho avuto io è stata di qualcosa di profondamente viscerale, un concentrato di follia incontrollabile nella quale corpo e anima hanno perso i riferimenti ritrovandosi in un luogo diverso. Ho scritto diverso, non sbagliato. Ovviamente entrambi si nutrono della voracità dell’altro e dall’alto di un piano sociale conosciuto (e vale ora come allora), questo viene rappresentato e percepito come malato, storpio, inaffidabile, quasi diabolico, ma se chiudiamo gli occhi e idealizziamo il nostro di concetto di amore e pulsione, io credo che saremo molto più vicini a Catherine e Heathcliff che a una logica di scelte e conseguenze.

Come detto la Fennell ha canalizzato tutta la storia su questo aspetto, eliminando pezzi originali o modificando e assottigliando i triangoli presenti nella narrazione classica. Per quello che lei voleva trasmettere, non credo che questa moncatura sia stata un errore. La sua voleva essere una foto di un abbraccio smisurato e smodato in mezzo alla tempesta e tale doveva essere a prescindere dal contesto. Il terzo incomodo, infatti, è stato utilizzato solo come bilanciamento di un qualcosa che voleva essere materialmente metaforico. Le continue scene di sesso, che sappiamo non essere praticamente mai presenti nello sviluppo generale del libro, arrotondano ancora di più questa intenzione portando questa idealizzazione incontrollabile a essere più alla nostra portata. Mi spiego. La Fennell, dal mio punto di vista, è riuscita a dare il senso della questione sia a chi la storia in qualche modo la conosce e quindi riesce ad armonizzare la poesia alla carnalità che a chi, come le nuove generazione, quell’ossessione fisica la comprende di più. Poi c’è da capire se tale generazione sarà attratta nel vedere questo spettacolo, ma credo che la scelta degli attori a questo abbia puntato oltre alla bravura, ma ci torneremo a breve.

L’altro elemento che mi ha colpito è l’essenzialità della scenografia. Sia nella povertà che nel lusso, tranne in rarissimi casi (vedi la montagna di bottiglie alla morte del signor Earnshaw), la ricostruzione è minimalista e tutto viene lasciato alla luce, sempre fondamentale per la regista, e la capacità degli attori di riempire quello spazio. La sensazione che ho avuto sin da subito è che non si volesse soffocare l’animo dei personaggi con troppi elementi che potessero disturbare l’attenzione dello spettatore, che cosi doveva essere immerso da loro e non solo dal contesto. Sotto questo aspetto, e arrivando al punto lasciato in stand by pocanzi, più che indovinata la scelta degli interpreti e non mi riferisco, anche se sono loro i fari della storia, solo ai due protagonisti. Di certo Margot Robbie (sempre più brava oltre che bella) che Jacob Elordi (non alla sua migliore performance) hanno esaltato tutto il contesto interno e esterno (le luci intorno al film sono aumentate all’ennesima potenza proprio per la loro presenza e la speranza, come detto, è che riescano a coinvolgere più generazioni), ma anche le figure intorno hanno aiutato nell’efficacia del progetto. Fra tutte mi viene in mente Hong Chau. La sua Nelly, seppur un pizzico diversa dal solito, regge perfettamente nel ruolo ambiguo e disturbante tra gelosia e malvagità ed è quindi il perfetto grimaldello per in qualche modo stemperare la diabolicità (buona) dei due protagonisti.

Non opinabile la colonna sonora, ma estenderei il concetto a tutto l’arrangiamento sonoro. In molte circostanze si ha l’impressione di essere avvolti quasi che le note volessero tirarti per la giacca e portarti dentro la storia aprendoti e chiudendoti anima e emotività.

Tirando le somme, è vero che questo di Cime tempestose ha un taglio diverso, quasi provocante, ma credo che abbia un suo perché e un suo enorme appeal. Il motivo nasce, come accennato, proprio dalla considerazione che tale risultato è stato cercato e non trovato e questo in un progetto cosi altezzoso fa tutta la differenza del mondo. La seconda parte, la prima un po’ meno, è a tratti travolgente e ti fa respirare l’ossessione quasi (che poi per me lo è) come un obiettivo o meglio un qualcosa di indispensabile per sentirti vivo e pieno. E anche i pegni da pagare messi in questa luce, hanno un aspetto diverso e ti fanno assaporare la necessità di una qualche immortalità anche nella drammaticità e nell’abisso dell’incomprensione e del destino. Ecco proprio questa comparazione e unione tra ossessione e destino è la cosa che Fennell ha cercato e trovato dando cosi un senso compiuto alla sua di percezione di quelle, come luogo, Cime tempestose.

Jonhdoe1978

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Cime tempestose

Cime tempestose
6.8

Valutazione Complessiva

6.8/10

SCHEDA

  • Regia: Emerald Fennell
  • Anno: 2026
  • Durata: 136'
  • Genere: Drammatico

Interazioni del lettore

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