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Challengers (2024) di Jonhdoe1978

⭐17 Giugno 2024 ⭐ Contrassegnato con: Challengers, Challengers Recensione, Recensione Challengers

Challergers Interna

Ho giocato a tennis per 8 anni. Non ero il nuovo McEnroe (Federer all’epoca era un bambino), ma posso dire che me la cavavo. Sono arrivato ai piedi del semiprofessionismo poi ho preso altre decisioni e ho appeso la racchetta al chiodo. Per anni non ho più giocato, era complicato per me accettare il passaggio tra partita della vita e sgambata con gli amici e cosi ho sempre preferito evitare quasi completamente. Da qualche anno ho ripreso, quel pensiero con il tempo è andato via, ritrovando, anche se evidentemente in condizioni diverse, sensazioni che ho capito non aver mai smarrito.
Tutto questo preambolo per dire che l’argomento tennis mi è molto caro e sapere che Luca Guadagnino, sull’idea di Justin Kuritzkes, ci avrebbe basato il suo prossimo film, mi ha incuriosito molto (la presenza di Zendaya ha ulteriormente accentuato la cosa, ma ci torneremo).

Avvertendo subito che d’ora in avanti ci sono alcuni spoiler, posso dire che il risultato non è per nulla omogeneo sia in termini puramente narrativi (quindi di evoluzione della trama) che di messaggio e/o morale. Se dovessi dargli una forma fisica, direi che Challengers è il classico film a forma di montagne russe, ti porta dentro le sue pieghe in maniera travolgente tanto quanto, per superficialità, errori incomprensibili, e dubbia emotività, ti butta fuori. Certo, questo evidentemente significa che gli eventi sono sempre in continua evoluzione e molto spesso poco prevedibili, ma, purtroppo, non sempre accettabili e/o coerenti.

Entrando nello specifico, la prima cosa da dire è che Challergers non è propriamente un film sul tennis (e neanche aspira a esserlo), ma più che altro la foto dell’enorme compromesso che la vita può essere insieme al pensiero/concetto che tutti, per motivi diversi, abbiamo bisogno di una seconda possibilità. La straordinaria Zendaya (come attrice, ormai, può fare veramente qualsiasi cosa) ha cercato la sua, dopo l’infortunio, nella carriera Art, al di la dell’amore, lo stesso Art ha vista la sua seconda chance proprio in Zendaya (che per lui è il simbolo di tutto, sentimento e carriera) e Patrick nel cercare di rimediare a tutti i suoi errori (figli evidentemente dal suo genio e sregolatezza), anch’essi sia sentimentali che di sviluppo di carriera, anche quando sembrava tutto andato.

Challergers Interna 2

In mezzo a questa onda lunga, mostrata nel film attraverso continui salti temporali, la storia mira a sviscerare le complicate alchimie dell’amore e dell’amicizia. All’inizio, è giusto dirlo, la sensazione di vicenda banale (il classico triangolo) è molto invadente, poi con l’andare, con l’evidente arricchimento di particolari, tale impressione si smorza, almeno sino agli ultimi 7/8 minuti dove Challergers diventa un altro film. Prima di approfondire questa considerazione, è giusto riprendere un attimo in discorso del compromesso e, quindi, del senso dell’amore e dell’amicizia, lasciato in sospeso. Tutto il film gira su questi tre concetti (Patrick che per amicizia di Art gli dice che lo avrebbe fatto vincere, per poi rimangiarcelo per amore, Art che accetta il rapporto tra lo stesso Patrick e Tashi per amicizia da una parte e speranza di far cambiare le cose dall’altra e Tashi che getta l’amore per poi accomodarsi su una panchina più sicura anche se più arida) facendo alternativamente esaltare uno rispetto all’altro. Ovviamente, una storia questo deve fare, si arriva a un punto in cui ogni personaggio si fa delle domande che poi, rapportandole in piccolo, sono quello che ognuno di noi si fa nell’arco del suo di cammino. In questo caso quelle che arrivano sono: è la vita che voglio? È l’amore che voglio? Ho ancora speranza di trovare quello che voglio e/o quello che ho perso? E soprattutto, come detto, avrò una seconda possibilità? Tutte domande lecite che però, ed ecco che arriviamo a quegli ultimi minuti, vengono stravolte in continuazione, a volte in maniera intrigante e avvolgente e in altre no, per poi perdere l’empatia e il senso proprio alla fine. Passino gli ultimi scambi da videogioco e quindi completamente fuori realtà dell’inizio Tie Break, ma lasciare in sospeso praticamente tutto è, dal mio punto di vista, un errore enorme. Per carità, si voleva esaltare l’amicizia e il ricordo lasciando poi allo spettatore campo libero per creare il suo di finale, ma lo si doveva fare con qualche elemento in più e non lasciare praticamente tutto nel mistero. Non viene chiuso un cerchio che sia uno e anche se, come da dichiarazione post produzione, era il vero obiettivo di Justin Kuritzkes, questo non vuol dire che sia stata una scelta giusta. Dal mio punto di vista, una fine cosi impostata ha fatto precipitare (ecco la montagna russa) l’emotività e l’empatia che si era creata appena qualche minuto prima. Si era arrivati, infatti, all’esaltazione della passione, di quella dolce possibilità che il compromesso tanto raccontato lasciasse spazio all’emotività e all’empatia, nonostante, l’evidente accettazione che non tutti e tre avrebbero avuto un finale felice. E, invece, proprio la ricerca di questa ricetta della felicità omnicomprensiva ha portato i suoi autori a riprendere le carte in mano per ridistribuirle in maniera orizzontale ed equidistante lasciando il mazzo, come detto, a ogni spettatore. A volte questa scelta funziona, in Challergers, purtroppo, no.

Challengers Interna 3

Devo dire che avevo storto la bocca, anzi mi sono proprio indignato, qualche istante prima per un errore narrativo che trovo incomprensibile per dei professionisti. Per ben due volte, nella sovraimpressione del punteggio della partita, si è sbagliato chi doveva, seconde le regole del tennis, servire. Tutti sanno che si serve una volta per uno e se il terzo set ha visto il primo gioco bonus ad Art con servizio e Patrick, come si può poi mostrare che sul 5 pari serva ancora Patrick??? Come di può fare un errore del genere??

A livello di pure interpretazione, e andiamo a chiudere, è evidente la differenza di interpretazione tra Zendaya (comunque una spanna sopra a tutti) e Josh O’Connor (Patrick) rispetto a Mike Faist. Si avverte proprio un’intensità diversa e anche se molto è dovuto proprio per le personalità dei personaggi, la mia percezione è proprio di capacità non uguali. Il genio e la sregolatezza di Patrick arriva dal primo all’ultimo minuto, il suo sorriso è contagioso, e questo va oltre il modo con cui è stato scritto il personaggio.

Questo è uno dei classici esempi in cui la parola peccato mi rimane impressa per un po’ di tempo. Non si può certo dire che Luca Guadagnino (a livello registico c’è poco da dire) abbia fatto un brutto film, ma che sia incompleto e forse, un pizzico presuntuoso, si. Il finale aperto di una storia deve essere quel qualcosa in più che permetta a chi lo guarda di fantasticare e stare bene, in questo caso il lascito è troppo confuso e ogni possibilità che ti viene in metto risulta sempre appiccicata e forzata. E questa è una pietra difficile da non vedere e sentire.

Jonhdoe1978

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Challengers

Challengers
5

Valutazione Complessiva

5.0/10

SCHEDA

  • Regia: Luca Guadagnino
  • Anno: 2024
  • Durata: 131'
  • Genere: Sportivo/Sentimentale

Interazioni del lettore

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