
Fino a che punto è disposto a scendere in basso un candidato politico pur di farsi eleggere?
La risposta è gentilmente offerta da Candidato a sorpresa.
The Campaign (in originale), diretto da Jay Roach, si colloca come una gemma dal discreto valore nella commedia politica, un genere spesso difficile da bilanciare senza cadere nella banalità, o nell’eccessiva ed osteggiata satira.
Con l’esempio precedente di successo offerto da Sesso & potere di Barry Levinson, la pellicola di Roach riesce a distinguersi dagli ultimi prodotti di genere, proprio per la sua capacità di mantenere una leggerezza e una freschezza, che molti suoi predecessori hanno perso cercando di inseguire una comicità forzata, o un messaggio politico troppo evidente.
La magia del film sta principalmente nella brillante performance dei suoi protagonisti, Will Ferrell e Zach Galifianakis. Ferrell, noto per il suo stile comico esuberante e spessissimo sopra le righe e Galifianakis che, con la sua comicità più sottile e il suo timing impeccabile, creano un contrasto perfetto che alimenta la maggior parte delle risate e delle situazioni comiche del film. Il loro duello elettorale diventa una metafora esagerata, ma ragionevolmente divertente, delle assurdità della politica contemporanea.
La direzione di Roach è fondamentale in questo equilibrio, dimostrando ancora una volta la sua abilità nel gestire commedie che hanno qualcosa di più profondo sotto la superficie. La sua esperienza con i film precedenti, che spaziano dalla comicità familiare degli Austin Powers alla satira politica più sfumata dei più recenti Bombshell – La voce dello scandalo e L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo, gli permette di navigare con sicurezza tra le risate e i messaggi sottostanti, senza mai appesantire troppo l’uno o l’altro.
Ma Candidato a Sorpresa è una commedia che, nonostante qualche inciampo in alcuni tempi comici (che potrebbero risultare fuori luogo, o meno efficaci), non funziona esclusivamente nella sua esecuzione umoristica, grazie alle dinamiche tra Ferrell e Galifianakis, ma si distingue anche per il modo in cui approfondisce i personaggi, sia principali che secondari, arricchendo la trama e offrendo anche qualche spunto di riflessione.
Il film brilla infatti anche per le sue performances secondarie, con ruoli di supporto interpretati da veterani del calibro di Dan Aykroyd, John Lithgow ed un brevissimo cameo di John Goodman sul finale, che aggiungono profondità e umorismo senza distogliere l’attenzione dai protagonisti.
L’approfondimento dei personaggi secondari contribuisce significativamente alla ricchezza del film. Gli stessi non sono semplici riempitivi o mezzi per avanzare la trama principale, ma entità che aggiungono valore, umorismo e complessità alla narrazione, rendendo il mondo del film più ricco e interessante. La loro ben studiata caratterizzazione, permette di creare un universo narrativo che rispecchia la variegata società americana, con le sue peculiarità e contraddizioni.
L’allusivo “messaggio mondiale a reti unificate” del finale, prova a toccare corde sensibili attinenti alla realtà politica contemporanea, invitando lo spettatore a riflettere sulla natura della leadership e l’importanza dell’integrità personale in politica. La contrapposizione tra i due protagonisti, con Ferrell che incarna il politico disilluso Cam Brady e Galifianakis il candidato Marty Huggins, ingenuo ma genuinamente interessato al bene del suo paese, diventa un veicolo per esplorare temi di corruzione, umanità e integrità all’interno della sfera politica. Questo dualismo riflette non solo le sfide individuali dei personaggi, ma anche quelle collettive di un sistema politico che spesso sembra dimenticare gli interessi della gente comune.
Candidato a sorpresa è un esempio di come la Political Comedy possa essere rinfrescata con la giusta combinazione di talento, davanti e dietro la camera. Roach, Ferrell, Galifianakis ed il resto del cast e della troupe, intrattenendo e provocando risate, dimostrano che è anche possibile fare satira senza sacrificare l’umorismo genuino, sottolineando l’importanza dell’umanità e dell’autenticità in un contesto ormai privo di entrambe, come quello dell’arena politica.
Alessandrocon2esse























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