
Checco Zalone e l’Italia, un rapporto indivisibile, quasi viscerale.
Tutti i suoi film, infatti, sono nei primi 10 incassi più alti della storia del cinema italiano e questo mostra una sola cosa: al di la dell’azione, del dramma e del fantasy, gli italiani vogliono distrarsi e vedono il cinema (stavolta come luogo fisico) come un posto dove ammorbidire l’attenzione e i pensieri. E’ un difetto? Assolutamente no. Il grande schermo nella sua genesi è nato proprio per questo e poi non si può pretendere che tutti (sarebbe una posizione approssimativa ed egoistica) abbiano la stessa passione per la settima arte e quindi per tutte le sue sfaccettature.
Detto questo, a me Zalone ha fatto sempre fatto ridere e ne ho sempre apprezzato, sin dai tempi di Zelig, la cinicità e la voglia di voler essere libero e contrario a quel terribile buonismo del politicamente corretto. Nell’arco dei suoi film e dei suoi spettacoli, ha scherzato su tutto e tutti e questo dal mio punto di vista è sempre stata una dote importante. Sono sempre dell’idea che si può fare battute su ogni cosa e non farlo diventa una discriminazione ancora maggiore di quella che tanto viene decantata nel non farlo.
Seconda premessa finita, Buen Camino riunisce il fortunato tandem Zalone/Nuziante (tutto i film del comico pugliese sono stati girati dal secondo, tranne…Tolo Tolo) e fa ritornare il primo alle origini dopo il poco (eufemismo) riuscito, ripeto, Tolo Tolo. Buen Camino ci ripropone uno Zalone incalzante, esagerato e sopra le righe, ambito nel quale, evidentemente si trova a meraviglia. Se ci si presta attenzione, infatti, in questo personaggio, che non è un caso abbia il suo nome, ci sono tracce di tutto quello che ha portato sullo schermo, compresa quella finta ingenuità che tanto ci ha trascinato e che a lui tanto piace. Tanto per intenderci, quel dire approssimativo pieno di iperbole e contraddizioni è sempre meraviglioso e emotivamente (per chi lo vede) incontenibile.
L’inizio del film è veramente ben fatto e ci riporta indietro nella mente e nella memoria alle altre sue produzioni, creandoci una soddisfazione che azzardo dire piena e senza tentennamenti. Ci sono un paio di passaggi veramente geniali e che per il genere e l’intenzione del film già varrebbero mezzo biglietto. Poi però piano piano la storia si appiattisce e pur continuando con buona lena (non più ottima) tende a normalizzarsi, per poi arrivare a una fine a mio avviso piena di significato ma troppo buonista per quella che era la premessa e per quello che lo stesso Zalone ci ha abituato. Sostanzialmente, il film vuole dirci come il cammino di Santiago sia solo una metafora e come il camminare sia una scusa per avere il tempo di dedicarsi a se stesso. Fatica, solitudine e poche comodità dovrebbero farci spogliare del superfluo e far emergere l’indispensabile (ognuno ha il suo). E se questo è vero, poi c’è la realtà e non tutto può trasformarsi in giusto e bello, pena perdere un pizzico di aderenza alla vita. La conclusione di Buen Camino, peraltro anche troppo sbrigativa, tende a questo oltre che a trascurate qualche passaggio (vedi come è stata cancellata festa e fidanzata) che avrebbe potuto essere interessanti.
Detto questo, non posso dire di non essermi comunque divertito e di aver assaporato il vecchio e buon Zalone. Però se dovessero chiedermi se questo film vale il record assoluto di incassi in Italia, direi proprio di no. Sole a catinelle, dal mio punto di vista, rimane una perla inarrivabile, il film che per certi versi ha riscritto certe regole e che ha avuto l’enorme merito di non abbassare mail livello sia di comicità che di messaggio generale (questo si aderente completamente alla realtà e alle possibilità).
Nota positiva i personaggi, se non altro perché, nonostante sia evidentemente Zalone il protagonista, riescono a essere ben riconoscibili e utili a quel processo di mezza redenzione a cui il film mira. Un puzzle utile e non invadente e che accompagna senza troppa e inutile enfatizzazione il protagonista nel suo di percorso emotivo e…fisico.
Chiudo con una considerazione generale e particolare. Io credo che la forza e la bellezza di Zalone sia sempre stata l’irriverenza e credo che toglierla o meglio, accettarla da una parte e stroncarla dall’altra sia un esercizio sbagliato e questo si populista. Da più parti, ho letto la condanna alla battuta su Gaza e magari non su altre che evidentemente avevano lo stesso peso storico. E’ vero che la temporalità ha la sua importanza ma ogni cosa o parola deve essere contestualizzata e non presa per quello che è il nostro pensiero o la nostra percezione. Se continuiamo cosi daremo sempre adito a cavalcare quel buonismo del politicamente corretto che ormai, credo e spero, stia piano piano rientrando nella logica morale e del buon senso, e non sono solo io a dirlo, almeno per l’Italia lo dicono gli oltre 70 milioni (per ora e aumenteranno ancora) di incassi ottenuti…
Jonhdoe1978























Lascia un commento