
Un mix unico di commedia nera, horror, avventura e fantasy, con uno stile visivo distintivo che poi, nel corso dei decenni, è diventato il marchio di fabbrica di quel geniaccio di Tim Burton.
Stiamo parlando di Beetlejuice, pellicola di successo sia commerciale che di critica del 1988, di cui mi rifiuto categoricamente di menzionare l’inutile e quantomai osceno sottotitolo italiano, che racconta le vicende di Adam (Alec Baldwin) e Barbara Maitland (Geena Davis), coppia di coniugi recentemente scomparsi che si ritrova a dover infestare la loro ex casa e a chiedere aiuto ad un esperto bio-esorcista, nell’intento di spaventare ed allontanare i nuovi proprietari: i Deetz, composti dall’eccentrica scultrice Delia (Catherine O’Hara), suo marito Charles (Jeffrey Jones), e la loro giovane figlia Lydia (Winona Ryder).
Sin dall’uscita nelle sale, Beetlejuice si è distinto per il suo stile unico ispirato a diverse influenze, tra cui il cinema espressionista tedesco, visibile nelle sue atmosfere notturne e cupe e l’immaginazione dei primi pionieri del cinema americano, come ne Il mago di Oz di Victor Fleming. In poco più di 90’, il film combina abilmente elementi horror con un umorismo stravagante, muovendosi tra il fantastico e il grottesco e creando una commistione perfetta tra commedia e spavento, senza mai cadere nella volgarità, mostrando la straordinaria creatività di un giovane Burton, all’epoca appena trentenne, che attraverso una regia magistrale combina con maestria il macabro e il divertente, regalandoci un mondo stravagante e surreale che cattura l’immaginazione fin dai primissimi minuti.
Il design visivo di Beetlejuice è una delle sue caratteristiche più distintive. L’uso di colori vivaci contrasta con i toni cupi tipici delle ambientazioni gotiche, creando un mondo surreale che riflette la contrapposizione tra vita e morte, normalità e stranezza. La stravagante immaginazione di Burton è ovunque in ogni aspetto del film: dalle scenografie ai costumi, passando per i dialoghi. La casa dei Maitland è un esempio perfetto del suo stile, con dettagli macabri e grotteschi mescolati ad una sensazione di fiaba “distorta”. Un vero e proprio inno alla creatività e all’immaginazione, con una storia bizzarra che affronta anche temi profondi come quello della morte, la convivenza con il soprannaturale e la famiglia, quest’ultimo affrontato con un pizzico di satira per mezzo dei Deetz, rappresentanti del materialismo e della superficialità dell’epoca. Una celebrazione della diversità e della stranezza, che ci ricorda l’importanza di essere autentici e di abbracciare la nostra unicità e, mai come in questo irrazionale periodo, le unicità degli altri.

In questa avventura nella fantasia gotica, il cineasta con la predilezione per i racconti eccentrici e visivamente stravaganti, sfrutta efficacemente gli effetti speciali, utilizzando tecniche sofisticate e difficoltose come quella della Stop Motion, procedure “primitive” per gli standard moderni, ma che aggiungono un valore estetico al film senza diventare fini a sé stesse e quel fascino nostalgico ed artigianale.
La colonna sonora di Danny Elfman è un altro punto di forza del film, con il suo stile inconfondibile che cattura perfettamente l’atmosfera che pervade la pellicola. La musica si integra armoniosamente con le immagini, aggiungendo ulteriore profondità e fascino alla storia e contribuendo a creare un lavoro cinematografico coeso e coinvolgente. Scene memorabili, come la brillante sequenza della possessione ballerina sulle note di Banana Boat Song (Day-O), evocano le migliori commedie britanniche degli anni ‘80, suscitando risate fragorose.
Il cast è semplicemente eccezionale. Baldwin e la Davis portano una dose di dolcezza e ingenuità ai loro personaggi, risultando perfetti nei panni dei fantasmi affettuosi e goffi, mentre la Ryder (allora diciassettenne) brilla nel suo ruolo. Ma è ovviamente Michael Keaton a rubare la scena come Beetlejuice. La sua interpretazione del poco raccomandabile spiritello dal carattere caotico e imprevedibile è fenomenale, riuscendo a essere allo stesso tempo terrificante e irresistibilmente divertente. Un personaggio oltraggioso e vulcanico che, pur entrando in scena non prima della fine del secondo atto e con un minutaggio totale di soli 17’, rende impossibile non restare affascinati dal suo carisma e dalla sua energia travolgente.
Ma uno degli aspetti più sorprendenti del film è la sua capacità a far ridere lo spettatore anche nei momenti più inquietanti e a farlo sobbalzare sulla sedia con le sue scene horror, creando un’esperienza cinematografica davvero unica e coinvolgente. Questo equilibrio è una delle ragioni per cui la pellicola è diventata così amata nel corso degli anni, poiché riesce a coinvolgere una vasta rosa di emozioni, senza però perdere coerenza.
È inoltre presente in Beetlejuice anche un altro aspetto sostanziale del cinema Burtoniano: la sua visuale combacia con quella di uno dei suoi protagonisti. Il personaggio di Lydia figura come una sorta di personificazione dell’altro mondo ed è, infatti, l’unica a riuscire a vedere quello che a tutti gli altri sembra invisibile…proprio come è successo spesso al regista, durante la sua carriera, con sceneggiature respinte e rimbalzate da produzione a produzione.
Se non l’hai ancora visto…è sicuramente un film da aggiungere alla tua lista.
Se ti piace l’umorismo nero…è sicuramente un film da aggiungere alla tua lista.
Se sei affascinato dal mondo di Burton, ma sei nato nel 2010…è sicuramente un film da aggiungere alla tua lista.
Beetlejuice è diventato un classico del cinema che continua a divertire e a essere celebrato oltre tre decenni dopo la sua uscita.
È dal 1989 che si rincorre ciclicamente la notizia di un sequel, a cui pare che sia Burton che Keaton abbiano dato parere favorevole sin da subito…ma purtroppo niente. Il 6 Settembre di quest’anno, dopo “appena” 36 anni, quello che sembrava pura utopia diventerà finalmente realtà, con Keaton, la Ryder e la O’Hara che riprenderanno i loro ruoli e nuovi volti come quelli di Jenna Ortega, Monica Bellucci e Willem Dafoe.
Il teaser trailer è già Online da Marzo e quindi stavolta è tutto ufficiale, ma nel dubbio, per evitare eventuali intoppi, proporrei il giorno di uscita nelle sale di dire tutti il suo nome…dirlo due volte e, alla terza, lui arriverà.

Alessandrocon2esse























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