TITOLI DI TESTA: mi si è annientato il pubblico!
TRAMA: questa è la storia di una spedizione, dal costo caro e pe salvà un coglione. Tratta da un libro che il regista ha letto sotto l’effetto della ‘nduja questa è una pellicola piena zeppa di donne ma non è né Barbie né un film di Russ Meyer. C’è Natalie Portman che stà in un posto tipo quei posti che non si capisce che posto è, dai su, tipo quelle scene dove c’è sempre il protagonista seduto e intorno tutta gente a fargli domande…insomma comincia a parlà e non finisce più.
Natalie è un anno che aspetta il marito (dice che era andato a comprare le sigarette) per poi ritrovarselo di nuovo fuori casa. Neanche il tempo di dirgli “Eri con quella zoccola de mi cugina?” Che quello si ammala e Natalie viene presa insieme alla buonanima da i classici tizi governativi dei film di fantascienza. Da loro, e con moltissimo stupore, a Natalie viene detto che il marito era l’unico sopravvissuto di una spedizione segretissima ma ora non più, tipo che con altri scemi l’avevano mandato in una foresta piena di funghi allucinogeni dove pare succedono cose strane (e ti credo) e c’è pure un faro sempre acceso che non si capisce chi paga le bollette.
Così dato che è un film Girl Power ed ecologista, Natalie viene spedita nella foresta 1 a trovà una cura per il marito 2 insieme a tutte donne perchè così ti fanno vedere loro come si fà e 3 a spegne quel faro perchè sta luce acceca chiunque perchè a che servono tutti quei watt? Così manco il tempo di entrambe nella foresta che ne succedono di tutti i colori: una mangia 18 chili di porcini e non si sente male, ex dipendenti di Equitalia trasformati in cactus, un coccodrillo con troppi denti, una che diventa un ficus Benjamin, un orso ventriloquo e un tipo che s’era magnato troppo formaggio coi vermi…il tutto in una foresta che sembra curata da Luca Sardella sotto acidi.
Morti a destra, piante a sinistra, di Annientamento c’è quello dei propri coglioni, fino a quando Natalie non trova sto benedetto faro dove oltre alla luce, una volta entrata, succede na roba strana che te dovrebbe fa capì perchè stamo tutti là a vedè un buco sul muro, e invece arriva uno co na tutina de latex che se mette a fà er mimo. Sarà che Natalie nun lo sà manco lei chi ha scritto la sceneggiatura che fà zompà tutto in aria solo per tornare dal marito per dirgli “Apparte che pare d’esse annata a Pineta Sacchetti, ma ce sei annato o no co quella zoccola de mi cugina?”.
TITOLI DI COSA: il regista Alex Garland in questo caso è una garanzia perchè riesce a romperti i coglioni dopo 20 minuti di film. Va bene che la pellicola dovrebbe farti riflettere che nun è che potemo capì tutto nella vita, però magari uno ce potrebbe provà se solo c’avesse er dono de a sintesi. Mettece poi che sto film è andato dritto sul catalogo de Netflix, che l’unico consiglio che posso darvi è quello di recuperare “Ex-Machina”, quello si che era interessante, altro che a foresta dei puffi.
EXTRA: una volta ho mangiato le fettuccine coi funghi porcini e salsiccia di Norcia…stupefacenti.
Mklane
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