
Fare un action movie non è semplice come può sembrare. Non bastano esplosioni, inseguimenti, uccisioni e colpi di scena per raggiungere l’obiettivo, serve una trama che per quanto plurima, intesa come più vie narrative, convogli verso un epilogo logico, conseguenziale e soprattutto, attendibile e realistico, anche se a maglie larghe.
I genitori di Danny Sharp (Jake Gyllenhaal) hanno adottato sin da quando era piccolo Will (Yahya Abdul-Mateen II) facendolo diventare a tutti gli effetti un componente della famiglia. I due cosi sono cresciuti insieme, tra giochi, piccoli furti e complicità. Diventati grandi, Danny ha continuato la strada del padre, rapinatore e delinquente, e Will, dopo un inizio con lui, ha preferito arruolarsi, per poi costruirsi una famiglia.
Un giorno però Will, dopo l’ennesimo rifiuto dell’assicurazione di coprire le spese mediche, raggiunge Danny chiedendogli un forte prestito, ottenendo come risposta la possibilità di partecipare da li a cinque minuti a una rapina in banca per un totale di 32 milioni di dollari. Dopo qualche perplessità, l’uomo accetta.
Facendo subito seguito a quanto detto all’inizio, Michael Bay, al di là delle critiche a ogni costo, è sempre stato bravo nel trovare il giusto compromesso tra sviluppo di una storia e il suo epilogo. Senza tirare in ballo caposaldi del genere quali Armageddon, il primo Bad Boys, The Rock e Pearl Harbor, anche i più recenti, su tutti 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi, hanno confermato questa caratteristica. Sorprende, quindi, il disastro degli ultimi 5 minuti del film in oggetto che hanno completamente disintegrato una storia che con tantissima fatica era riuscita comunque a restare in piedi.
Non ricordo tanti errori e/o leggerezze in cosi poco tempo, tanto che mi è venuto da chiedermi come sia possibile che nessuno abbia avuto (ma lui per primo) il decoro di notarli. Tanto per intenderci (ovviamente se non avete visto il film, fermatevi): Will per non so quanti minuti è morto per poi all’improvviso riprendersi. Essendo un esperto militare, come può da una distanza di tre/quattro metri colpire Danny al centro del petto e non su una spalla per esempio (se avesse voluto ucciderlo non si spiegherebbe la sua susseguente disperazione). Come si può pensare che un ferito grave, seppur un rapinatore e possibile omicida, ammanettato per terra non venga soccorso nè da un poliziotto e né da un qualsiasi inserviente dell’ospedale (siamo all’interno del pronto soccorso!). E infine, e queste sono veramente incredibili, come è possibile che nessuno presti cura a Cam appena libera e che le si permetta (questa è la perla) di girare all’interno dello stesso ospedale fino a raggiungere e TOCCARE la bambina di inizio film in terapia intensiva, con tutto il corpo sporco di sangue di almeno 4 persone???
So che è complicato crederci, ma questo è successo negli ultimi 5 minuti di Ambulance.
Detto questo, rimane da parlare di quello che il film è stato sino a questa nefasta conclusione. Certo, incipit e sviluppo della trama erano indubbiamente forzate e poco credibili, ma la sensazione generale era comunque di un qualcosa di accettabile o per lo meno, interessante. Tutto l’inseguimento, indubbiamente troppo lungo, è stato, come di consueto per l’autore, girato molto bene e l’angoscia gestita con sorprendente, considerato il grottesco delle situazioni, parsimonia e costanza. E’ poi ovvio che con quel finale, ogni considerazione diventa sterile e quasi inutile. La mente non riesce, se non attraverso un grande sforzo (e potrebbe non bastare), a tornare a ritroso e conservare le emozioni pre ultimi minuti. D’altronde il percorso è importante, ma una conclusione fatta benissimo o malissimo, influenza in modo inequivocabile tutto il giudizio.
A livello di recitazione, funzionano a tratti sia Yahya Abdul-Mateen II che Eiza González (nei panni di Cam), mentre, confermando quanto sia bravo nelle parti dello psicopatico (ma anche nelle altre), molto più a fuoco Jake Gyllenhaal. Ovviamente, anche lui viene sotterrato dalla fine, ma di certo se il film ha retto per quasi tutta la sua durata, il merito, almeno per chi stava dall’altra parte della cinepresa, è suo.
Si fa veramente fatica a giudicare un prodotto del genere. Gli errori finali sono cosi pacchiani che dopo l’inevitabile “non è possibile” ti ritrovi a chiederti se ti fosse sfuggito qualche passaggio. Personalmente, sono tornato indietro alla ricerca di un piccolo elemento che giustificasse il tutto (ah mi sono dimenticato l’impassibilità della moglie di Will davanti a tutti quei soldi e il fatto che il poliziotto prima in ostaggio e poi ferito dica che proprio Will gli ha salvato la vita, come a far capire che dopo decine di persone morte o ferite per le sue azioni, questo lo avrebbe salvato o magari scagionato!), evidentemente non trovandolo. Anche i messaggi umani e di opportunità che Ambulance vorrebbe mandare, il fatto che Cam dopo l’esperienza capisca che non si può sempre voltare pagina con le persone che si aiutano, sbiadiscono, non venendo supportati da una parte visiva opportuna e rafforzativa. Anzi, il rapporto conflittuale e di amore dei due fratelli, proprio per l’epilogo raccontato, si perde del tutto e quello sguardo finale dei due invece di travolgere, diventa quasi una presa in giro.
Concludendo, il voto teoricamente sarebbe diviso tra il sei stiracchiato di tutto il film e lo zero della fine, con il tre, quindi, quale media matematica. Non riesco però ad essere cosi generoso non trovando un solo motivo che giustifichi tali svarioni e che mi hanno fatto pensare con convinzione, mi ripeto, di essere stato preso per il naso.
Jonhdoe1978
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