
E’ in memoria ai reali, scandalosi e tragici episodi del 1985, legati ad un’ operazione di cattura e arresto di una banda criminale che Olivier Marchal, poliziotto per 12 anni prima di diventare attore e poi sceneggiatore e regista, ha realizzato quello che per il cinema transalpino è stato definito come “Il ritorno al Polar di Jean-Pierre Melville”.
36 Quai des Orfèvres, storico indirizzo della sede della polizia giudiziaria di Parigi, è un buon film: nervoso, incalzante, calloso, aspro e con la giusta dose di cattiveria e violenza. Un’ epica battaglia tra due anti-eroi, condannati a scontrarsi (prima o poi) con i propri demoni interiori, portata magistralmente sullo schermo da Daniel Auteuil e Gérard Depardieu, due colonne portanti del cinema francese che vestono rispettivamente i panni del capo della Squadra Anticrimine Léo Vrinks ed il responsabile della Squadra Investigativa Denis Klein.
A tratti sembra di ritrovarsi davanti alla “Sfida” fra l’ ossessionato detective Al Pacino ed il metodico criminale Robert De Niro, con la differenza che questa volta i due protagonisti incarnano le due facce della stessa sporca medaglia. La sceneggiatura approfitta di tutto il tempo che le occorre per tracciare tutti quei piccoli dettagli che, dopo un’ ampia e drammatica piroetta, chiude il cerchio in un epilogo che arriva allo spettatore fra la sorpresa ed il senso di liberazione.
Ed è forse proprio l’ ostinata ricerca del finale “ad effetto” a segnare l’ unico punto debole della pellicola di Marchal, probabilmente troppo influenzato dal suo passato professionale per scegliere, nel classico e continuo sconfinamento del bene nel male (e viceversa) tipico del genere, di far compiere l’ intero processo di trasformazione a Vrinks e di affidare la “giustizia” all’ evento supremo esterno.
Ottima è invece la scelta di non scavare, troppo a fondo, sulla rovinata amicizia fra i due protagonisti e l’ elemento scatenante che li ha resi contendenti, colorando con un pizzico di mistero la vicenda…che a mio parere non guasta mai in un film.
Eccellente la selezione del Cast. Fatta esclusione dei già citati Auteuil e Depardieu, anche tutti i ruoli comprimari beneficiano di sfumature stringate, ma esegetiche e funzionali allo scopo. Di questi fa parte anche la nostrana Valeria Golino, da sempre più apprezzata all’ estero che in patria ed autrice di una convincente prova nel ruolo di Camille Vrinks, moglie del capo della Squadra Anticrimine. Piccolo cameo anche dello stesso regista Marchal che compare nei panni di Christo.
Vincitore del “Premio del Pubblico” al Noir Film Festival, 36 Quai des Orfèvres è l’ ennesima riprova che in Francia avranno anche discutibili abitudini igieniche, ma quando si parla di cinema sanno il fatto loro e, quasi sempre, c’è qualcosa da imparare. Nel corso dei suoi 110 minuti, riesce a raggiungere inattesi picchi emozionali e trovare una buona forza drammatica, fra colpi di scena, azione e violenza…come da comandamenti dell’ alta scuola Polar.
Alessandrocon2esse
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