
TITOLI DI TESTA: pesce in salsa Thai
TRAMA: Ci sono film che partono lenti perché vogliono costruì atmosfera. Altri che partono lenti perché nun sanno che cazzo raccontà e sperano che tu, nel frattempo, te distrai co er telefono, e ZIAM appartiene a questi. Un film che all’inizio pare quasi serio, concentrato, come uno che te guarda fisso e dice: “Ora te dico na cosa importante”. Poi apre bocca e esce solo odore de pesce…avariato.
Perché sì, partimo da lì: gli zombie de ZIAM so zombie-pesce. Non per metafora, proprio letteralmente perché tutto nasce da un virus trasmesso dai pesci. Pesci infetti. Pesci che manco al banco del discount. Pesci che manco loro volevano finì in sto film. E da lì parte la frittura, o meglio, l’apocalisse: la gente se contagia, diventa aggressiva, sbava, se muove a scatti… praticamente sembrano carpe incazzate buttate fuori dall’acqua.
La storia segue sto protagonista, ex combattente (perché se non sei ex de qualcosa nun puoi sopravvive a un’apocalisse), che cerca de salvà la famiglia e attraversa un mondo che è andato completamente a puttane. Città evacuate, militari che sparano a tutto ciò che si muove, civili che urlano, infetti che corrono come salmoni in risalita. Tutto molto serio, tutto molto drammatico…tutto già visto.
Il film prova a raccontartela come una tragedia umana: la paura del contagio, la perdita, le scelte morali tipo “meglio lo sgombro o le sardine…” Ma poi te ritrovi davanti a zombie che annusano l’aria come triglie, spalancano la bocca come se cercassero le briciole sul fondo dell’acquario e te passa ogni tipo de tensione. Nun fanno paura, fanno ride, o al massimo te viene voglia de friggerli.
C’è pure la componente militare, perché a un certo punto entra in gioco l’esercito che cerca de contenere l’epidemia, ovviamente senza riuscirci. I soldati so sempre quelli: duri, incazzati, pronti a morì uno dopo l’altro senza che tu te ricordi manco il nome. Servono solo a fa scena e a dimostrà che l’umanità è spacciata.
La trama va avanti a forza, tra sparatorie confusionarie, fughe nei corridoi, drammi familiari buttati lì come le reti da pesca. Ogni tanto sembra pure che stia per succede qualcosa de interessante…e invece no. Si torna a corre, a menà, a scappà da gente che pare più uscita da un mercato ittico che da un horror.
Arrivati al finale, ZIAM prova pure a chiude in modo emotivo, come a dì: “Avete visto? Non era solo un film de zombie-pesce”. Peccato che a quel punto tu stai già pensando a cosa mangià a cena.
TITOLI DI COSA: ZIAM è un film che vorrebbe esse cupo, profondo, apocalittico, ma finisce per esse solo scivoloso, molle e dimenticabile. Un horror che non fa paura, un’action che non gasa, una storia che non resta. Un film dove l’unica vera idea – gli zombie causati dai pesci – poteva esse trash glorioso che quelli di Sharknado avrebbero visto l’Oscar, e invece niente…rimani co la faccia da branzino.
EXTRA: rimandato, verso il mare.
Mklane























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