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Vicky Cristina Barcelona (2008) di Alessandrocon2esse

⭐16 Novembre 2023 ⭐ Contrassegnato con: Recensione Vicky Cristina Barcelona, Vicky Cristina Barcelona, Vicky Cristina Barcelona Recensione

Vicky Cristina Barcelona Interna

Una piccola “fuga” in terra catalana, prima del ritorno nella sua adorata Manhattan, per chiudere una trasferta europea cominciata per il meglio con il convincente Match Point del 2005, proseguita con il thriller vestito da commedia Scoop del 2006 e con quel Sogni e delitti del 2007 che, in maniera banale e frettolosa, aveva messo il punto alla sua “Trilogia Londinese”.

Woody Allen sceglie Barcellona e la (semisconosciuta) Oviedo per girare il suo Vicky Cristina Barcelona e tenere alta la già spaventosa media di quasi un film all’anno, perseguita durante tutta la sua costante e prolifica carriera cinematografica, iniziata nel 1966 con Che fai, rubi?

La pellicola, presentata fuori concorso al 61° Festival di Cannes, è una boutade irridente e alquanto maliziosa sull’ipocrisia ed il moralismo della cultura americana riguardo i valori di coppia. Quella buona fetta d’America che ancora (purtroppo) si indigna se soltanto pensa di violarli, ma che poi entusiasma se (mai per colpe proprie) cade in qualche modo in tentazione. E quale luogo migliore, se non quello del “simbolo della passione”, per rappresentare le mille sfaccettature dell’amore che si invischiano, a volte senza senso e logicità, nell’esistenza di ogni essere umano?

Allen abbandona (seppur per pochissimo) il cupo e rasserenante grigiore di Londra e della sua adorata New York, per raccontare l’amore sia nel suo consueto abito fatto di stabilità, sia nelle sue pazze, sensuali, gelose, rabbiose e creative varianti. Un amore eterosessuale, omosessuale…e “triangolare”.

Un film giocato tutto sui suoi protagonisti e sul loro relazionarsi non solo con gli altri, ma anche (e soprattutto) con sé stessi: unioni impossibili, slanci amorosi, ribellioni causate ed accese dalle atmosfere eroticamente suggestive di una surreale Barcellona e quesiti esistenziali che non hanno il potere di portare a nulla, se non ad istigare la spiacevole percezione della fragilità della sorte.

Vicky Cristina Barcelona è figlio del pessimismo cosmico Allen, ma anche della sua maturità umana. Ad Allen, ai tempi delle riprese, mancava pochissimo per compiere 73 anni e fra i suoi primi film e VCB di vita ne ha vissuta un bel po’…compresa la concezione di essa, sempre più tetra e senza speranza. Da qui ne viene fuori un’opera sì vivace e a tratti accattivante, ma fatalmente sconfortante, avvilente e malinconica, dove la comicità di alcune situazioni lascia intravedere, sullo sfondo, la tragedia dell’incapacità umana a vivere appieno sia il sesso fuggevole che l’amore eterno, in una perenne ed incerta scelta: Non si sa stare da soli, ma non si sa stare neppure insieme.

Dal punto di vista estetico la pellicola è praticamente perfetta: ambientazioni suggestive, colori vivaci e musiche melodiche (niente jazz) sono, al tempo stesso, una cornice elegante della narrazione e parte integrante della storia stessa. Dove, a parer mio, la pellicola risulta carente è nella sceneggiatura, dove risulta arduo distinguere la commedia (in cui non si ride abbastanza), dal dramma (in cui non si freme abbastanza) e da una messinscena/struttura piuttosto stringata.

Allen oscilla troppo rischiosamente in una situazione drammaturgica che approfondisce poco sia sul piano drammatico, che sul piano comico, risolvendo poi l’intera operazione in una specie di diversione di classe sugli infiniti giochi della mente e del cuore. Il regista, attore, sceneggiatore, comico, scrittore e commediografo statunitense, pur risultando ancora sicuro nella direzione degli attori, risulta sempre meno identificabile dal punto di vista registico, avendo abbandonato negli anni quei piccoli vezzi che ne avevano caratterizzato l’impronta stilistica. Proprio a causa della sua abbondante produttività, Allen è costretto a ripercorrere, ruminare, auto-referenziare e riproporre il suo stesso cinema in lungo e in largo, tentando ogni volta di incrementarlo con qualche elemento inedito, o obliato…e già che riesca a farlo una volta ogni due produzioni è già da considerarsi un mezzo miracolo.

A questo punto, dopo oltre 600 parole in cui ho (volutamente) evitato in tutti i modi di farlo, sarebbe anche ora che iniziassi a scrivere di cosa racconta il film nel “pratico”, ma risultandomi impossibile farlo senza cadere in spoiler riguardanti avvenimenti e personaggi, consiglio a chi non avesse avuto ancora modo di guardare il film di fermarsi qui con la lettura.

Vicky Cristina Barcelona racconta (ma tu guarda) le avventure di Vicky (Rebecca Hall) e Cristina (Scarlett Johansson), in trasferta a Barcellona nella più tipica delle vacanze-studio. Una volta visitati i classici ed iconici luoghi della cosmopolita capitale della Catalogna, si lasciano accalappiare dalla fiabesca tela che il libertino pittore Juan Antonio (Javier Bardem) dispiega per loro, lontano dagli occhi della folle e gelosissima moglie di María Elena (Penélope Cruz). Le due amiche sono agli antipodi tra loro: Vicky è bruna, razionale, programmatrice, fidanzatissima e preferisce tenere sempre tutto sotto controllo; Cristina è invece bionda, una bionda, volitiva, incostante, passionale e sempre in cerca di nuove emozioni.

Il viaggio a Barcellona lascerà un segno indelebile nella loro vita e nel loro modo di essere. L’incontro con Juan Antonio e María Elena risulterà rivelatore per entrambe e segnerà un punto di non ritorno, dopo il quale ciascuna di loro capirà esattamente chi è, cosa desidera dalla vita e quali sono le proprie vere priorità. Tra un bacio (e qualche trombata) di troppo, fiumi di vino rosso e una pistolettata accidentale, l’una si scoprirà più lussuriosa e l’altra meno trasgressiva di quanto l’iniziale gioco delle parti non lasciasse presagire.

Tra piani sequenza e dissolvenze slombate, il film non mostra mai però sfrontatamente la propria radice erotica. Addirittura risulta ben al di sotto delle aspettative, il tanto atteso bacio saffico tra la Cruz e la Johansson e quest’ultima, seppur risultando la solita bomba di sensualità, prosegue con i suoi proverbiali e castissimi amplessi in reggiseno…per la delusione di tutta la popolazione maschile etero cisgender dell’intero globo terracqueo. Vicky Cristina Barcelona rimane teso, per tutti i suoi 96’, verso la propria incerta identità narrativa, volta a concludersi con una parabola degna del cinismo di Allen. Anche se, lasciatemelo dire, assai morbido in questa circostanza.

Il buonismo di fondo che accompagna il film rincuora sì lo spettatore, ma non riesce a convincerlo pienamente, poiché chimerico. Ognuno dei protagonisti compie azioni che, anche nella moderna società, risulterebbero facilmente poco etici: tradimenti di amicizie e di futuri sposi, seduzioni e successivi abbandoni, ménage a trois e tentativi di omicidio. Eppure ognuno di loro, a modo suo, dimostra eccessiva indulgenza ed arrendevolezza: Cristina accoglie María Elena in casa, pur sapendo di rischiare di perdere Juan Antonio, mettendosi nei panni non di uno, bensì di entrambi; Juan Antonio, invece di far internare l’ex moglie per avergli sparato, risponde ai proiettili rassicurandola; e Vicky, dopo essere stata sedotta e abbandonata da Juan Antonio, pur soffrendo decide ugualmente di rispettare il suo silenzio. Decisamente tutto troppo forzato. Dov’è finito il freddo cinismo di Allen?

Altra nota dolente è l’inspiegabile scelta dell’onnipresente VoiceOver. Didascalica all’ennesima potenza, tanto che più che invadente, a tratti risulta fastidiosa. Frutto di un evidente (ma comunque giustificabile) appannamento del regista che però, come ho già scritto poc’anzi, è ancora abbastanza scaltro da riconoscere quando è il momento di fare affidamento sull’estro attoriale a sua disposizione. Dall’ingresso nella seconda parte del film della straripante ed ammaliante Penelope Cruz, infatti, la pellicola cambia forma…quasi dividendosi in due pellicole separate. E tra le due, pistola alla tempia, scelgo tutta la vita la seconda. Il gioco di coppia tra Bardem e la Cruz, realmente compagni nella vita, è straripante, sensuale, voluttuoso e magnetico. Entrambi stritolano le insicurezze di Allen e, con passionalità ed estro mediterranei, le convertono in istintiva effervescenza.

Vicky Cristina Barcelona è sicuramente tra i migliori prodotti distribuiti nella prima decade del nuovo millennio, ne sono la riprova l’Oscar come Miglior Attrice Non Protagonista alla Cruz e l’infinita lista di riconoscimenti conquistati sia in Europa che oltreoceano. Permettetemi però di corroborare questa tesi, esclusivamente se prendiamo il film e lo analizziamo come elemento a sé e slegato dalla restante filmografia di Allen. Perché se messo a confronto con quest’ultima, il valore intrinseco ed estrinseco del prodotto non può far altro che scivolare verso il basso.

Alessandrocon2esse

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Vicky Cristina Barcelona

Vicky Cristina Barcelona
6.5

Valutazione Complessiva

6.5/10

SCHEDA

  • Regia: Woody Allen
  • Anno: 2008
  • Durata: 96'
  • Genere: Commedia/Drammatico

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