
Secondo Einstein e la sua relatività il tempo non esiste e il suo presunto scorrere non è altro che la semplice percezione che si ha di esso. Se questo assunto può essere preso in considerazione soffermandosi solo sulla fredda equazione spazio/gravità non può invece aver motivo di esistere se collegato al nostro semplice vivere che a lui, il tempo, collega ogni cosa, compreso l’unico modo conosciuto per provare a fregarlo: l’amore.
Anna (Jasmine Trinca), aspirante fumettista, e Marco (Alessandro Borghi), che studia per diventare un docente fisico, si ritrovano sotto un piccolo portico a causa della pioggia improvvisa che li ha colti. I due, nonostante l’immediata alchimia, si ritroveranno solo tempo dopo iniziando di fatto il percorso che li vedrà festeggiare con una torta i 10 anni insieme. Parte cosi il racconto della loro storia fra passato, presente e possibilità future con in copertina il nuovo fumetto da lei ideato, Supereroi appunto, che come presupposto ha che le vere persone fuori dal comune sono quelle che riescono a rimanere insieme negli anni.
Al di la dell’obiettività stilistica, di per se oggettiva, quello che differenza il reale giudizio su un film è quanto la sua storia riesce a smuoverci accarezzando e stimolando le nostre personali inclinazioni. Proprio quest’ultime, insieme al periodo storico nel quale lo si vede (non tutti i momenti della nostra vita sono uguali), sono, infatti, le vere cartine di tornasole di quelle che sono le emozioni sentite, quella scheggia irrazionale cha ha la capacità di travolgerci. Ed è proprio questo che Supereroi, il nuovo film diretto e scritto da Paolo Genovese, mi ha fatto: mi ha completamente travolto. Le ragioni di tale reazione vanno ricercate, oltre alla bellissima narrazione a sbalzi temporali, nella pura empatia ideologica che ha unito il concetto di tempo (a cui mi abbandono spesso e volentieri) con l’amore e la sua lucida e ingarbugliata irrazionalità. La luce di Anna e Marco, seppur nell’ambito di un mondo vorace e imperfetto (gli errori da parte dei due, insieme alle persone che li circondano, sono evidenti e tangibili e quindi assolutamente reali), è qualcosa di abbagliante, una vera nuvoletta, rimanendo nel tema del film, sognante su cui immaginare e costruire frasi e sorrisi. Il loro racconto asimmetrico in tre punti, passato, presente e le storie del fumetto, infatti, si somma a quello personale come se il film costringesse lo spettatore a mettere tra le immagini e il suo occhio una specie di carta traslucida allo scopo di vedere quali parti siano colorate allo stesso modo. Questo processo va al di la della storia in se incanalandosi in una sorta di discorso generale, seppur ovviamente assolutamente particolare, derivante dall’aura complessiva del film che ti trasporta, tuo malgrado, in un terra di mezzo nel quale la gioia e la tristezza sembrano giocare tra di loro. Proprio questa sensazione, insieme alla triplice danza tra la vita, la morte e il tempo, segna l’ultima parte di Supereroi che personalmente ritengo di una potenza emotiva disarmante e questo per il messaggio empirico e metaforico che riesce a mandare. La fine cosi come viene rappresentata, in contrapposizione alla nascita, da sin da subito una sensazione di immortalità come se il tempo davanti all’amore incondizionato e al ricordo si dissolva inesorabilmente trasformandosi in un semplice e inutile ticchettio. E mentre lui svanisce quella presunta distanza razionale tra i due protagonisti evapora nell’aria colorando magicamente il cielo di una strana armonia quasi che il caso e l’ingiustizia, per definizioni all’antitesi, abbiano trovato per una volta il loro compromesso per stare vicini. Quello a cui si assiste, infatti, è tutto tranne che giusto ma la mente e il cuore sembrano non accorgersene attirati più dalla potenza di un rapporto che sembra appartenere a un mondo a parte. I vizi e gli errori fatti e mostrati, istintivamente, vengono spazzati via come se la luce del loro abbraccio abbia la facoltà di ridefinire equilibri naturali e sociali ai quali si credeva di essere ancorati.
Alessandro Borghi e Jasmine Trinca sono incantevoli, intensi, romantici e coinvolgenti. Il sorriso di Anna, di fronte a ogni cosa, è travolgente (di nuovo), un oceano salato che riesce a curare e ferire allo stesso tempo. Finito il film immaginarli non insieme veramente sa quasi di assurdo e questo conferma come siano riusciti a trasmettere quel senso di unione e di disperata indispensabilità in maniera piena e viscerale.
Paolo Genovese è autore di un film pieno, intenso e che trova tutta la sua forza nel riuscire a trasmettere un senso d’amore invulnerabile e immortale. Tutto il film è un continuo scandire del tempo, passato e presente, scelte e conseguenze, che però a conti fatti ha solo il ruolo di esaltare la parte finale, nella quale il suo scorrere (certo) è quasi inverso e non soprattutto protagonista. Il suo ruolo diventa percezione e apparenza sostituito da un accecante mantello d’amore intoccabile alla mancanza e alla distanza. Mantello che dal particolare si trasforma in generale nel momento in cui la comprensione ci porta a capire che ognuno di noi può diventare Supereroe, donandoci l’immortalità, nell’esatto momento in cui il nostro ricordo e la mancanza si trasformano nel fuoco nel quale far trovare conforto e forza. O almeno è questa l’estrema speranza che abbiamo nel momento in cui metaforicamente voliamo via.
Jonhdoe1978
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