
Tutta la carriera di Sylvester Stallone è stata costruita su ruoli action (thriller, commedia o puro intrattenimento non importa), e non sorprende, quindi, la sua voglia, nonostante le ormai 76 candeline, di continuare su questa rotta. E’ ovvio che la mobilità e l’espressività, mai stata il suo forte ma ora ancora più minimale a causa di qualche ritocco di troppo, non sono più quelle di qualche anno fa (I mercenari per intenderci) e necessitano di un gioco camera/controfigura veloce e ben pensato.
In Samaritan per quasi un’ora questo particolare, seppur evidentemente importante, è passato in secondo piano, schiacciato da una trama piatta e prevedibile che piano piano ha trasformato la domanda iniziale sul “speriamo che Sly” a una rassegnazione totale e senza aspettative. Poi succede quello che almeno personalmente mai avrei pensato, un evento narrativo che non solo stravolge l’attenzione e il coinvolgimento alla pellicola, ma da nuova linfa al suo protagonista, che all’improvviso ritorna se stesso: vigoroso, a tratti trascinante e soprattutto, padrone della scena e dello schermo. Per questo switch, ripeto per me assolutamente imprevedibile (ammetto nonostante la mia passione per le nuvole parlanti di non aver mai letto nulla su questo personaggio), anche per come girato, va dato merito a Julius Avery (per chi non l’avesse visto consiglio il suo Overload) oltre che a Bragi F. Schut, lo sceneggiatore. E’ come se il trio, ai due non si può, per i motivi detti, non includere Sly, abbiano messo a bollire l’acqua a fuoco lento per poi, all’improvviso, alzare il volume del gas al massimo ribaltando ricetta e risultato.
Samaritan, uno dei titoli più azzeccati degli ultimi anni per il suo doppio significato, vista la conclusione, è sostanzialmente un film che consiglierei, e questo sia per la soddisfazione degli ultimi 20 minuti che per, se si è amanti e nostalgici, vedere lampi dello Stallone d’annata. Nonostante questo, spero non ci sia un seguito, non si potrebbe mai ricreare nè l’effetto sorpresa nè il significato morale e sociale della scelta finale.
Voto : 6.2/10
Jonhdoe1978
Una volta ho sentito dire che “Un film sui supereroi è valido se l’antagonista è valido”.
Non ricordo in realtà chi abbia pronunciato queste parole e nemmeno ricordo se fosse un rinomato esponente della settima arte, o uno dei miei amici nerd “Marveliani” o “DCiani”, ma al termine dei (a mio giudizio troppi) 103’ di visione di Samaritan, queste parole hanno assunto tale concreta veridicità nella mia mente che nemmeno se mi fossero state dettate dall’alto sulla cima del monte Sinai.
Il progetto Samaritan non mi ha entusiasmato in alcun verso, ma se c’è qualcosa che ho addirittura mal sopportato è proprio il suo villain che, sempre a mio giudizio, ha assestato il colpo di grazia ad una pellicola già piatta e priva di idee in partenza.
Sylvester Stallone e la sua Balboa Production, dopo due anni di lotte tra Lockdown ed i suoi strascichi, è riuscito finalmente a vedere la luce grazie all’acquisizione della Metro Goldwin Mayer da parte di Amazon, ma nonostante il mio sconfinato amore nei confronti di Sly, avrei probabilmente preferito che la piattaforma di streaming l’avesse lasciato sprofondare in quel baratro che sta lentamente risucchiando il cinema, senza tendergli una salvifica mano.
Già dai primi minuti sappiamo già che il nostro Sly ha dei superpoteri, ma li tiene nascosti insieme alla sua vera identità agli abitanti di Granite City, fingendosi un netturbino di nome Joe Smith. Dal momento in cui il giovane Sam Cleary, interpretato dignitosamente dal sedicenne Javon Walton, si rende conto di chi è in realtà Joe, questi continua ad infuriarsi ed a spaccare cose ogni qualvolta il ragazzino gli fa domande sul suo passato…e a me questo ripetuto particolare ha “telefonato” anche l’unico colpo di scena di tutto l’intero film che, per correttezza, non sto qui a spoilerare.
La regia dell’australiano Julius Avery non sarebbe nemmeno troppo male in realtà, ma trovo imperdonabile da parte di un direttore d’orchestra non rendersi conto che il danese Pilou Asbæk, a parte un paio di sguardi sadici, stia trasformando il cattivo del TUO film in una macchietta monodimensionale, rovinando l’intero spartito.
Voto : 3.9/10
Alessandrocon2esse
TRAILER: Sly pensaci tu!
TRAMA: Si fà presto a dirlo, non fosse che ormai il pupo ha 76 anni, necessità di sceneggiature di un certo peso dove non può passarla liscia utilizzando i suoi silenzi e gli occhietti socchiusi dal botox. Pe falla breve a sto giro manco Sly riesce a salvà sto Samaritan!
Stamo in una città col nome da fumetto, piena de birbaccioni dove un tempo ce stavano du supereroi che se piavano a mazzate: Samaritan e Nemesis. Passano l’anni, i bimbi invecchiano e vai a capì che fine fanno sti due. Così t’arriva un regazzino che vuole diventà una grandissimo fijo de na mignotta e t’encontra un netturbino pe strada a cui rifila un sacco de domande: “Aò ma lo sai che sei uguale a Rocky? C’hai pure qualcosa de Rambo? Ma che l’hai visto Demolition Man? Te sei divertito a pijà a pizze Wesley Snipes co la maionese in testa?” Fino a quando il netturbino con modi da galantuomo je risponne: “A regazzì hai rotto er cazzo. Sò Samaritan!”.
Quindi a strigne c’è il viaggio dell’eroe che aveva mollato ma ricomincia a dà cazzotti, Sly vestito tipo Iron Man, il regazzino che fà domande che “grazie a Sly posso diventare migliore ma intanto famme n’autografo che nun se sà mai”, er cattivo de turno col martello di Thor fatto dai cinesi e una trama che sei hai letto na cifra de fumetti come me il colpo di scena finale lo intuisci dopo 2 minuti!
Il vero problema di questo film è che voleva sembrà altro ma alla fine nun c’è riuscito. Vabbè che Sly ha una certa ma dalla sua c’ha un QI de tutto rispetto, della serie “fateje scrive la sceneggiatura” e invece qui è relegato a non tirar fuori “gli occhi della tigre” bensì quelli del cane bastonato.
Voto : 4.5/10
Mklane
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