
Ricordo perfettamente la diffidenza e i commenti non proprio accondiscendenti appena uscite le prime foto che ritraevano Nicolas Cage nei panni di Dracula. Il problema non era tanto il contesto (a chi non piace Dracula?) quanto l’evidente somiglianza dell’attore al nostro Giucas Casella, con tutte le ilarità e le semplificazioni del caso. Personalmente le mie remore riguardavano il più generale giudizio sulle scelte di Cage che, pur di recitare, accanto a produzioni bellissime, ha sempre accettato anche ruoli a dir poco discutibili.
Proprio questa indubbia verità, mi ha portato spesso a vedere i suoi film, specie negli ultimi anni, senza troppe aspettative, quasi a dare e a darmi una giustificazione in caso di basso livello. Ma come si sa, quando le aspettative sono basse la reazione a qualcosa di fatto bene è sempre al quadrato, ed è quello che successo con Renfild.
Certo, non parliamo di un film che rientrerà nei capisaldi della filmografia horror/commedia, ma per il genere è assolutamente godibile e con degli spunti, metaforici e non, veramente indovinati.
Il punto sul quale ha puntato tutto Chris McKay è la destrutturazione del rapporto, di coppia o puramente di vissuto non ha importanza, per traslarlo al puro e semplice stato mentale. E cosa c’è di più soggiogante che essere lo schiavo in eterno di un essere immortale che in te vede solo una persona atta a soddisfare i suoi bisogni? Direi nulla e l’idea è arrivata perfettamente per quello che voleva essere. Ovviamente è stata una similitudine estrema, ma alla fine, anche grazie una costruzione dei personaggi solida, perfettamente ascrivile a quel concetto e al quel messaggio.
E se questo obiettivo raggiunto è stato evidentemente sorprendente, lo è ancora di più il modo. La commedia horror tendente al trash e allo splatter, infatti, è una delle più pericolose che conosco e questo perché è facilissimo esagerare trasformando il tutto in qualcosa di fastidioso e ridicolo. Proprio l’essere questo film riuscito, dall’alto di qualche bizzarria, a reggere visivamente e mentalmente a questo rischio, considerando l’elemento morale al quale con successo ha voluto tendere, lo rende a mio avviso un’enorme piacevolissima sorpresa. Anche la minima parte storica a cui fa riferimento, comunque ricordiamo che proprio nel Dracula di Brian Stoker si parla di un suddito simile a Renfild, appare (ancora più importante perché avviene come incipit della storia) attendibile e fedele (a mio avviso importantissimo) a tutto quello che sappiamo sul Conte più famoso della storia.
Prima ho accennato alla costruzione dei personaggi e ritengo che proprio loro siano la genesi di tutte le qualità poi raggiunte dal film. La grande genialata, almeno per me, è stata quella di esasperare tutte le caratteristiche fisiche e morali di ognuno di loro, facendoli quasi diventare l’avatar di quello che avrebbero dovuto rappresentare. E cosi l’ibrido Renfild (che in qualche modo rappresenta tutti noi, ad esclusione di quando si trasforma, ecco la scelta degli insetti l’avrei evitata) si interseca con l’esplosione della malignità, Dracula, e quella della giustizia, Rebecca (Awkwafina), con una tutta una serie di personaggi che si trovano nell’onda emotiva o dell’uno o dell’altro. Che poi queste due figure non siano accompagnate da un aspetto fisico abbagliante, anzi, a mio avviso, li rende ancora più specifici per il ruolo e per l’idea che avrebbero dovuto, e hanno, trasmesso.
Qualche parola supplementare, dal mio punto di vista, come al solito, le merita Nicolas Cage. Io ad ogni film che vedo con lui protagonista, confermo l’idea della sua enorme bravura e personalità e anzi, con gli anni, trovo che la sua espressività, la grande critica che gli si è sempre mossa, sia notevolmente aumentata. Con questo non dico che prima non l’avesse, alcuni suoi film continuo a ritenerle perle meravigliose, ma forse ora cerca di marchiare di più i suoi personaggi o magari semplicemente, ora ha ruoli che glielo permettono di più.
Renfild è un film che esce da ogni schema vampiro che conosciamo e che, per forza di cose, non può piacere a tutti. Anzi la sensazione è che sia più di nicchia che altro, ma proprio a questa nicchia e a chi è un pochino più navigato e malleabile con i generi, piacerà decisamente. Io non posso negare di rientrare in questa categoria e ammettere che in molti momenti mi sono veramente divertito. A conferma di ciò ci sono due chicche, presenti entrambi negli ultimi minuti, che trovo assolutamente meravigliose sia per come rappresentate che proprio come idea generale sul personaggio e l’impatto che spesso esso ha nella nostra società. Insomma, un altro piccolo frammento di cinema che il buon Cage può mettere nella sua bacheca e che non escludo non possa rimanere singolo, ci sono tutti gli elementi e le condizioni per un seguito altrettanto riuscito.
Jonhdoe1978
Ti è piaciuta la recensione? Seguici anche su Instagram e Facebook























Lascia un commento