
Assodato che gran parte della nostra vita è retta dal caso, o destino se si preferisce, il grande errore che spesso si fa è circoscrivere il singolo evento alla propria sfera, quasi sempre ritenuta erroneamente più speciale degli altri, trascurando o meglio non considerando come quel singolo momento invece non è altro che la combinazione di tutti una serie di altri eventi collegati e altrettanti imprevedibili.
Ally (Emilie de Ravin), giovane ragazza che da piccola ha assistito all’uccisione della madre ad opera di dei ladri, e Tyler (Robert Pattinson), che ha perso alcuni anni prima il fratello a cui era molto legato, si incontrano. Iniziata come una semplice ripicca di lui verso il padre di lei (poliziotto che l’aveva arrestato) si trasforma in qualcosa di completamente diverso.
Prima di qualsiasi altra considerazione è necessario fare almeno due premesse:
- Uscire da un personaggio che per molto tempo ti ha identificato e che ti ha concesso la notorietà mondiale non è assolutamente facile. Le persone continuano a vederti dentro quelle vesti e si aspettano, giustamente o no, in ogni tua performance proprio quelle tracce.
- La fine di una storia è sempre determinante, ma mentre in certi casi è il coronamento di un discorso omogeneo in altri è un terremoto che riesce alternativamente o a distruggere quello mostrato o a esaltarlo oltremodo.
Remember Me, secondo e ultimo film per il cinema di Allen Coulter, segna, e facciamo subito seguito alla prima premessa, il primo film interpretato da Robert Pattinson dopo il terremoto Twilight. E’ ovvio che la curiosità era altissima soprattutto in considerazione di capire come fosse riuscito l’attore, come accennato prima, a non perdere le sue stigmate interpretative nell’ambito di un contesto completamente diverso. La sua bravura (e quella del regista) a mio avviso, nonostante ancora un sentore di acerbo che si leverà con grande capacità negli anni, sta nell’aver mantenuto in questo nuovo personaggio (grazie a una trama ad hoc) l’alone di mistero e sofferenza tipico di Edward, permettendo alla storia di trovare subito dei paletti, almeno d’impatto, conosciuti e quindi vicini. Questo scivolo emotivo però è stato solo l’incipit di un film molto più complesso che è riuscito a combinare la complessità di tante storie, l’impressione è di una miriade di sotto trame emotive, a una fine, e qui il riferimento alla seconda premessa, roboante e improvvisa e che ha dato, inutile negarlo, tutto un altro sapore all’intera vicenda.
Destino, scelte e possibilità. Remember Me ha l’ambizione di prendere questi tre termini, in tutta la loro potenza, e di ridefinirli in maniera diversa plasmandoli, in una sorta di commistione tra rimorso e futuro, all’aspirazione di felicità. Soprattutto nel rapporto tra Tyler e Allie, cuore inevitabile di tutto, si nasconde la tenera voglia di togliersi il peso del mondo dalle spalle o meglio di trovare una mano amica con cui condividerlo. Questo senso di rispettivo sollievo, che poi la storia tende ad ampliarlo in tutti i personaggi quale rappresentazione di un’ unione emotiva, è costruito intensamente con una sorta di noi che arriva piano piano e che ti coinvolge in pieno nonostante forse qualche silenzio di troppo. L’incomprensione, fatta durare intelligentemente poco (avrebbe a mio avviso solo avuto la particolarità di omologarsi a centinaia di storie) è sopraffatta dall’affinità, da quella carnale e spirituale necessità di donarsi, di riscrivere nelle mani e nella testa un percorso sin li incidentato e a tratti insopportabile. La rabbia e la delusione si canalizzano terminando quel processo di dispersione che spesso ha portato lui alla rabbia e lei alla solitudine e alla chiusura. L’intervallo tra piacere e sentirsi è stato piccolissimo, azzerato da una inevitabilità emotiva cosi forte da colorare anche il sogno più scuro, o meglio di ridisegnarlo con colori ora facilmente identificabili. In mezzo, come accennato, altre tante piccole situazioni (l’implosione emotiva silenziosa del padre di lui (Pierce Brosnan), l’insicurezza e le difficoltà della piccola Caroline (Ruby Jerins), il contrasto tra ingenuità, goliardia e trasparente amicizia di Aiden (Tate Ellington)), che riescono ad amalgamarsi fino a raggiungere lo stesso livello di intensità. Ma proprio nel momento in cui l’inevitabile conclusione sembra giungere ecco il vessillo del caso, questo si unico e irripetibile, che arriva sconvolgendo qualsiasi tipo di prospettiva. Ogni cosa viene spazzata via distruggendo qualsiasi equilibrio e distorcendo qualunque visione che assume la forma stessa del paradosso. Gli ultimi secondi sono la passerella della tristezza, il manifesto della sconfitta quasi senza appello, di quell’impotenza bieca a cui si reagisce solo con una grande fede di quello che ci è stato lasciato.
Tralasciando la prova attoriale, gran parte del film gira intorno a Robert Pattinson di cui abbiamo già parlato, quel che rimane di Remember Me è una grande dose di solitudine con più domande che risposte. L’impressione è di un filo che una volta interrotto aveva ritrovato la sua continuità per poi venire di nuovo spezzato con tanti piccoli nodi alle sue estremità. Questo senso, c’è da dirlo, nasce molto dalla percezione dell’avvenimento in se rispetto al come viene mostrato (i limiti del montaggio sono abbastanza evidenti) tranne che negli ultimissimi secondi che riescono a concentrare tutto il messaggio di eternità che cercava. Le tracce di noi, infatti, rimangono in chi abbiamo amato e spesso ci danno la forza di affrontare le nostre sfide future e questo a prescindere se tale scelta derivi da una decisione consenziente o “semplicemente” dal destino… assoluto o particolare che sia.
Jonhdoe1978
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