
Ad appena un anno dall’ uscita nelle sale di Testa o Croce di Nanni Loy, il regista Sergio Corbucci prova a cavalcare l’ onda del successo dell’ accoppiata Renato Pozzetto/Nino Manfredi, con un medesimo film ad episodi che però riesce soltanto a prenderne i lati peggiori ed a moltiplicarli esponenzialmente, con un pessimo risultato di critica e botteghino.
Il titolo prende forma dalla commistione dei titoli dei due episodi: “Questo…amore impossibile” con Pozzetto e Janet Agren e “Quello…col basco rosso” con Manfredi e Désirée Nosbusch, con i protagonisti principali che recitano un cameo uno nell’ episodio dell’ altro.
Così come nel precedente film, ma comunque con risultati mooooolto più scarsi, è Pozzetto ad uscirne meglio (probabilmente per la sua partecipazione alla sceneggiatura del suo episodio), mentre Manfredi ce la mette tutta, ma arriva alla fine arrancando e “letteralmente” mostrandoci addirittura il culo. Ed infatti, è proprio il cameo di Pozzetto la parte migliore del secondo episodio, in cui interpreta l’ estroso fidanzato della Nosbusch.
Entrambi gli episodi sono comunque prigionieri di una scialbissima sceneggiatura e di una regia latitante, dove si salva soltanto la simpatia dei due protagonisti (in evidente difficoltà) e pochissimi dialoghi, mentre abbondano le trivialità e la noia. Corbucci non riesce nemmeno ad eseguire il “compitino” e a sfruttare il materiale a sua disposizione, come si evince dalla marginalità imposta a Gianni Angus nel primo episodio che, non avrebbe fatto miracoli, ma insieme alle improvvisazioni di Pozzetto qualcosa di più poteva regalarcelo.
Nel caso specifico di Questo e Quello non si parla di un vero e proprio sequel, ma di un’ operazione commerciale costruita esclusivamente su una coppia di attori e gli incassi di una pellicola precedente. Nonostante ciò, quello che avremmo dovuto imparare già nel 1983 è che il pubblico in sala non è completamente inebetito (fatta eccezione per quelli che seguono la D’ Urso), ma ancora riesce a sviluppare un senso critico per il “Già visto” o per il “Profondamente brutto”, con conseguenze che però non ricadono soltanto (giustamente) su chi aveva il solo scopo di lucrare, ma anche (ingiustamente) sull’ intero buon nome del cinema italiano, della sua commedia e dei suoi attori…anche se questi ultimi dovrebbero ricordarsi di essere in possesso del libero arbitrio e della possibilità di poter dire “NO” a proposte poco valide.
Alessandrocon2esse
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