
TITOLI DI TESTA: nun è na rottura
TRAMA: Allora, fermi tutti. Qui stamo a parlà de Point Break, il film action anni ‘90 per eccellenza. Ce sta tutto: surfisti che so’ anche rapinatori, FBI che pare che a scuola studiassero a Cinecittà con Steven Seagal, Keanu Reeves che fa l’agente sotto copertura ma pare più un surfer rincoglionito, e Patrick Swayze che se crede una sorta de Buddha col fisico de un wrestler.
Alla regia c’è Kathryn Bigelow, che a sto giro decide de fare er Michael Bay, ma senza esagerà co’ le esplosioni e senza che la camera tremi come se avesse er Parkinson. La Bigelow te piazza delle inquadrature che pare che stai veramente in mezzo alle onde, e i rallenty te li tira fuori solo quanno servono, mica come certi registi che je scappa er dito sul tasto e tutto er film va in slow motion.
Ma annamo pe gradi…
Keanu Reeves è Johnny Utah (sì, se chiama così, non ridete), un giovane agente dell’FBI che invece de fa er suo lavoro normalmente, lo infilano in un’indagine sotto copertura perché in città ce sta na banda de rapinatori che veste le maschere de ex presidenti americani e ripulisce le banche mejo der governo.
Ora, Johnny Utah non è che sia esattamente un genio. È bono, c’ha er fascino da bravo ragazzo, ma se lo guardi troppo te pare de parlà co’ un criceto in contemplazione. Però lui c’ha ‘na missione: infiltrasse in sto giro de surfisti che, secondo er suo socio, Gary “Denti grossi” Busey, sarebbero proprio loro i rapinatori.
E chi è er capo de ‘sta banda de finti fricchettoni col vizio delle rapine? Patrick Swayze, che interpreta Bodhi, una specie de santone del surf, che crede che l’oceano sia ‘na religione e la rapina un atto de ribellione contro er sistema. Uno che invece de guardatte e pensà “sei n’ispettore dell’FBI”, te dice “io vedo in te qualcosa de speciale, vieni co’ noi”, manco fosse Morpheus in Matrix.
Ma er bello è che Johnny ce casca. All’inizio pensa solo a inculasse i criminali, poi invece finisce col faje i massaggi mentali e le uscite in parapendio, perché Bodhi c’ha quel fascino da santone per cui pure se te fa buttà da un aereo senza paracadute, te dice “fidate” e tu dici “ok”.
Er film te mette dentro de tutto:
Inseguimenti a piedi che pare de vedé la gente fa parkour in Call of Duty, solo che er tutto è fatto con camera a mano e te sembra de sta a scappà pure te.
Scene de paracadutismo dove i protagonisti fanno gli splendidi e invece noi ce famo er segno della croce sperando che ‘sti stuntman non finiscano appiccicati su un traliccio.
Lotta corpo a corpo tra Keanu e Patrick, che però finisce come quando due migliori amici se menano per finta ma in realtà è tutto un modo per dirsi che se vogliono bene.
Rapina che va male, perché ovviamente uno della banda fa er furbo, arrivano i federali e tutto va a puttane, col povero Bodhi che capisce che er suo tempo sta a finì.
E qui arrivamo alla fine: Johnny Utah finalmente c’ha Bodhi in pugno, potrebbe arrestallo, potrebbe pure menallo e chiudere la storia. Ma nun ce riesce. Perché ‘sto film in fondo nun è un poliziesco, è ‘na dichiarazione d’amore tra due uomini che se capiscono più de quanto riescono a capì loro stessi. Quindi Johnny lo lascia andare, lo lascia cavalcà quell’onda mortale che se lo porta via, perché nessuno mette Bodhi in un angolo.
TITOLI DI CODA: il classico film action anni ‘90 che oggi non se fanno più. C’ha le sparatorie, c’ha gli inseguimenti, c’ha i dialoghi a effetto che te fanno venì voglia de rimorchiare dicendo robe tipo “l’oceano è come la vita, devi cavalcà l’onda”. Swayze è carismatico, Reeves è un cane recitando ma alla fine funziona perché tanto deve solo fa la faccia da surfista confuso, e Kathryn Bigelow dirige tutto come se stesse a fa’ un film d’autore col testosterone de Die Hard. Se non l’avete visto, rimediate subito. Se l’avete visto, guardatevelo di nuovo. Perché er surf, le rapine, la fratellanza e le sparatorie so’ cose che nun invecchiano mai.
EXTRA: io na volta ho preso n’onda in faccia, m’ha lasciato dopo 5 anni e mezzo.
Mklane
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