
Accanimento cinematografico.
A soli due anni di distanza da Non guardarmi: non ti sento, già discutibile pellicola con protagonista una delle coppie comiche più affiatate del grande schermo Gene Wilder e Richard Pryor, non si sa né perché né per come Ziggy Steinberg abbia deciso di ideare, sceneggiare e produrre Another You, commedia ancor meno spumeggiante di quella sopracitata, priva di ritmo, con gag trite e ritrite e con la coppia di attori visibilmente meno effervescenti del solito e debilitati nel fisico dalla sclerosi multipla (Pryor) e nelle prestazioni dall’Alzheimer (Wilder).
A prolungare la lenta e dolorosa agonia che accompagna i due protagonisti nei loro ultimi 98’ da coppia cinematografica, ci pensa la totale incapacità di Maurice Phillips di fornire anche solo una piccola e distante illusione di regia, annaspando fra gli ostacoli di una trama inutilmente complicata e contribuendo al sacrosanto insuccesso del film, inserito nella Top Ten dei “Film con la maggior perdita di incassi nel secondo weekend di programmazione”, con un calo ai box office del 78,1% (da $1,537,965 a $334,836).
E se all’operazione di Steinberg non si riesce a trovare un senso, peggiore è l’operazione di marketing messa in atto da quei furbastri dei distributori italiani che, per provare ad allacciarsi in maniera truffaldina al più riuscito precedente di due anni prima, hanno fatto uscire il film nelle sale sotto il titolo di Non dirmelo…non ci credo, senza alcuna giustificazione riguardante la vicinanza tra le due pellicole, al di la dei protagonisti.
Non guardarmi: non ti sento non è stata sicuramente la commedia più riuscita dell’accoppiata Wilder/Pryor, ma il regista Arthur Hiller era almeno riuscito a coprire le forti lacune della sceneggiatura, donando ritmo crescente al film e puntando forte sull’affiatamento dei due protagonisti. In Non dirmelo…non ci credo, nonostante il soggetto preveda diversi colpi di scena, ma che in realtà non si riesce mai davvero a decollare, ci sono rarissime occasioni in cui Wilder e Pryor hanno modo di recitare insieme e spalleggiarsi a vicenda, lasciando ampio spazio ai comprimari Mercedes Ruehl e Stephen Lang.
La riprova sta nel fatto che il momento più esilarante di tutto il film, nasce e si esaurisce tutto nei primissimi minuti, durante la scena al ristorante dove il protagonista George viene scambiato per Abe Fielding da alcune persone e, travolto dagli eventi, si scatena ed inventa una serie di panzane inenarrabili. Da lì in poi, l’intricata sceneggiatura non fa altro che inibire le potenzialità (seppur debilitate) dei due comici.
Se mai l’intento iniziale deve essere stato quello dell’ultima “Celebrazione” ad una delle coppie più divertenti ed armoniche del cinema americano, il risultato finale assomiglia (purtroppo) più ad un “Epitaffio” con all’interno dei grossolani errori di ortografia.
Alessandrocon2esse
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