
L’organizzazione del “Primo Festival Nuova Napoli” rischia di fallire a causa di un maniaco che si fa chiamare Funiculì Funiculà. L’uomo, fanatico della tradizione napoletana, si dice pronto ad assassinare chiunque possa rappresentare il “nuovo” che avanza, a discapito della tradizione e della classica “Sceneggiata Napoletana”.
Era il 1982 quando, dopo lo scioglimento de La Smorfia e l’incoraggiante esordio cinematografico di Massimo Troisi con Ricomincio da tre, al produttore Mauro Bernardi venne l’idea di sviluppare questo soggetto dello stesso Troisi, per supportare il debutto al cinema come protagonista anche per Lello Arena.
E’ così che vede la luce No grazie, il caffè mi rende nervoso, firmato tecnicamente dall’esordiente regista italiano Lodovico Gasparini, ma che più di una fonte (non ufficiale) attribuisce allo stesso Arena, autore della sceneggiatura insieme a Michael Pergolani e Stefano Vespignani e vero e proprio co-autore della pellicola.
Una simpatica ed interessante commedia, con venature di giallo alla Dario Argento e poliziesco trash all’italiana che si prende gioco degli stereotipi costruiti attorno alla “Napoletanità”, non esente da errori tecnici e che vede i suoi punti forti nei bagliori culturali e sociologici che riconsegna allo spettatore, descrivendo (parodisticamente) il palpabile nervosismo tra tradizione e novità che si respirava nel capoluogo campano agli inizi degli anni ’80, in campo cinematografico come in quello musicale. A volerla proprio pensare “sporca”, No grazie, il caffè mi rende nervoso nasce come una sorta di ironica restituzione al mittente che Arena e Troisi consegnano a chi li criticava per la spiazzante novità comica dei loro esordi teatrali, medesima situazione vissuta parallelamente da Pino Daniele ed il suo “Blues Napoletano”…così discorde dalla tradizione locale.
Una sceneggiatura abbastanza strutturata in una confezione assai povera tecnicamente che racconta in maniera divertente e godibile, un cambio generazionale artistico in una città come Napoli, profondamente radicata nelle sue antichissime tradizioni ed i suoi costumi. Arena è in forma e si vede. Il suo Michele Giuffrida è un trascinante mix tra Pulcinella e Pierrot. Troisi, pur regalandoci un indimenticabile monologo su Rovigo, ha visibilmente la necessità di occupare il centro della scena per esprimersi al meglio, rendendo solo al 50% come spalla. Buone le prove di Maddalena Crippa nel ruolo della giornalista Lisa Sole e del sassofonista James Senese che interpreta sé stesso e firma anche le piacevoli musiche dall’aroma tutto partenopeo.
Viene da pensare che provando a lavorare maggiormente sulla messa in scena, troppo essenziale ed elementare, il film occuperebbe di sicuro un posto di maggior riguardo nella memoria di quel pubblico e di quella critica che troppo frettolosamente lo hanno dimenticato.
Altro punto a svantaggio di No grazie, il caffè mi rende nervoso sono sicuramente le eccessive sottotrame. Alcune geniali…per carità, ma i tantissimi sviamenti e depistaggi necessari a mantenere viva la fiamma del mistero (soprattutto nella seconda parte) portano la narrazione centrale fuori dal seminato, fiaccando l’attendibilità dei singoli personaggi e del loro insieme.
Non per questo la pellicola è da stroncare…anzi, semmai da “Riscoprire”.
No grazie, il caffè mi rende nervoso è una di quelle opere che si fanno perdonare le incertezze, lasciando nel bagaglio mnemonico degli “aficionados” scene memorabili come quella della sfida con il venditore ambulante, il miracolo non richiesto da Dieci Decimi (Armando Marra), l’amletica ed ingannevole scelta tra “Scartiloffista” e “Scatuozzo” del Parlese camorristico e l’onnipresenza telefonica della famiglia Signoriello.
Una pellicola coraggiosa, con un finale inatteso che prova e che riesce (per buona parte) a sfondare i canoni della commedia classica. Un esperimento cinematografico che vede proprio nella sua “sperimentazione” i suoi pregi ed i suoi limiti, illuminato dalla maschera di Troisi che, contrariamente alla mossa commerciale che lo vede esclusivo protagonista nella locandina del film, si ritaglia solo una piccola (esilarante) particina nei 109’ della commedia, lasciando le redini al suo fedele sodale di sempre Arena, vero autore della maggior parte delle gags all’interno della pellicola.
Alessandrocon2esse
Ti è piaciuta la recensione? Seguici anche su Instagram e Facebook























Lascia un commento