
Ogni volta, e posso garantire che gli esempi sono decine e decine, che vedo così tanta discrepanza tra il titolo originale e la nostra traduzione, mi chiedo su che base avvenga la scelta e soprattutto, chi è che la avalla. Ora, come si fa a passare da The Gorge (letteralmente La gola, che ha un senso preciso per messaggio e contenuto) a Misteri dal profondo, titolo che sembra essere di una produzione anni 80 di serie C? Dovrei essere abituato a tali orribili e puerili storture (e ogni volta me lo prometto di sorvolare), ma poi mi ci soffermo mal sopportando tanta incapacità comunicativa da parte di chi questo dovrebbe farlo per mestiere.
Chiudendo questa divagazione, molto personale e poco interessante, lo ammetto, The Gorge è un film a due facce, lo specchio perfetto, quindi, del suo autore: Scott Derrickson. Precisando che stavolta non è stato anche sceneggiatore (Zach Dean), Derrickson è, infatti, il classico regista che ha alternato produzioni al limite del meraviglioso (Sinister, Doctor Strange e The Exorcism of Emily Rose) ad altre tra il pessimo e il mediocre (Hellriser 5 e Liberaci dal male). Ma se fino ad ora, e veniamo subito alla mia affermazione, tale altalena l’aveva lasciata tra un film e un altro, stavolta l’ha condensato nello stesso, lasciando, di conseguenza, molti dubbi sulla riuscita/efficacia del progetto.
L’inizio del film è abbastanza intrigante e crea un’aspettativa se non proprio importante, comunque giusta e confermata, con enorme capacità, per tutta la prima ora. La costruzione del rapporto tra i due protagonisti è materialmente e metaforicamente fatta benissimo, si ricrea perfettamente quella bolla sognate tra realtà e immaginazione con un tocco di sensualità e attesa evidentemente cercata. La soglia di coinvolgimento sale costantemente e questo perché alla fine lo spogliarsi di ogni barriera con un’altra persona rimane sempre la nostra aspirazione più grande, al di la del contesto e dello sfondo. In un modo di contatti continui e semplici, la distanza sembra quasi una parolaccia, ricrearla in uno spazio delimitato (una sorta di infinito confinato) ha quasi un senso nostalgico oltre che un sapore da favola senza tempo.
Parlando di due persone al limite (per morale e per lavoro, comunque si tratta di due cecchini) e per definizione dal cuore chiuso, la “facilità”, con la quale si trovano è probabilmente eccessiva, ma il pensiero (magari personale) che non tutto e tutti siamo uguali e che certi incontri in qualche modo ci stravolgono, arriva e anche con una buona dose di onirica efficacia. Purtroppo, peraltro anticipata da un paio di scene, c’è una seconda parte e, ancora peggio, una fine e tutto, mio/nostro malgrado, cambia. Sottolineando che sono un grandissimo amante della fantascienza con tanto di mostri, alieni, esperimenti, incroci e via di seguito, la strada scelta da questo film è veramente forzata e soprattutto, poco comprensibile e accettabile. Da sempre sostengo che anche l’ipotesi più estrema deve donare un sorso di possibilità, in caso contrario si perde l’immedesimazione e quindi l’anima del genere. In The Gorge la strada intrapresa è proprio questa insieme a una originalità praticamente assente. E’ abbastanza chiaro che molto del mostrato è una sorta di mix di cose già viste (è un caso che ci sia Sigourney Weaver?), il problema che questo combinato non convince ne all’inizio e ne alla fine. Un susseguirsi di momenti poco performanti e una scarsa capacità esplicativa. Questa debolezza si trascina sino alla fine che non si fatica a definire la parte più debole del film. L’epilogo arriva con una facilità disarmante e soprattutto, saltando a piè di pari spiegazioni e problematiche. Per la serie, non farmi domande e accetta la conclusione. Per carità, alcune volte funziona, si evitano inutile complicazioni, ma stavolta no.
Altro elemento non convincente, e non mi sembra poco per una produzione fantascientifica, la provvisorietà degli effetti speciali e la poca attenzione ai particolari. Per carità, gran parte del budget (con profitto sia chiaro) è andato per gli attori (ci torneremo a breve), ma alcune scelte visive andavano gestite meglio e con maggiore meticolosità. Alcune volte si percepisce grossolanità, un po’ come successo all’inizio quando i due protagonisti iniziano a scriversi sui cartelloni. Ora, immaginate di prendere un foglio e cominciare a scrivere in pochi secondi, secondo voi la vostra grafia come potrà essere come quella di una professoressa per i suoi alunni? Ovviamente no, ma è questo quello che ci viene mostrato. Capisco la voglia di essere chiari, ma non ci si può allontanarsi cosi dalla realtà delle cose.
E se la storia, evidentemente, non mi ha convito, lo hanno fatto pienamente Miles Teller e Anya Taylor-Joy. Per carità, non rientrerà nelle prove per le quali verranno ricordati nei secoli, ma di certo non sfigurano e rendono per quello che gli è stato chiesto. Lei in particolare nei panni della donna contemporaneamente dura e sensuale/sensibile ci sta a nozze e lo dimostra ancora una volta. Regala dei momenti sospesi che stuzzicano la nostra sensibilità e sentimentalità con naturale capacità e questo accresce per certi versi i rimpianti per il proseguo e le scelte di gestione del film. Sarebbe bastato, tanto per tirare le fila, non creare un solco cosi profondo tra impianto sentimentale (buono, tranne la fine) e horror/thriller (terribile) per tirare fuori un prodotto almeno sufficiente e quindi con un significato generale non cosi dimenticabile.
E invece, cosi non è stato e per una volta, sono concorde nella scelta di Apple+ (sua la produzione) di non far passare il film prima in sala. The Gorge, infatti, appare come il classico film da divano e, cosa più grave, non sembra proprio avere avuto l’ambizione di essere qualcosa di più.
Jonhdoe1978























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