
E’ da qualche anno, diciamo dalla La mummia del 2017, che Russell Crowe ha cambiato radicalmente modo di approcciarsi al mondo del cinema. Fuori dalle grandi produzioni, il cameo in Thor neanche lo prendo in considerazione, e la continua partecipazione, oltre ai numerosi concerti in giro per il mondo con la sua band di cui è voce e chitarrista, a film spesso di origine indipendente e che a volte neanche passano per le sale. La sensazione è che sia arrivato a un punto della vita e della carriera dove non accetti più compromessi e faccia solo e soltanto quello che in qualche modo lo intriga.
Entrando nello specifico, è evidente che ora la sua attenzione cinematografica si sia spostata sull’horror/thriller con una particolare predilezione per l’esorcismo. E cosi dopo, a mio avviso, il più che buono L’esorcismo del Papa, a pochi mesi di distanza, ecco L’esorcismo – Ultimo atto, scritto e diretto dai semi sconosciuti M. A. Fortin e Joshua John Miller e interpretato tra gli altri, insieme a Crowe, da Sam Worthington e Ryan Simpkins.
L’incipit della storia è molto differente rispetto al film precedente e direi anche in maniera sorprendente. La sensazione, avvalorata dal trailer e dalle foto di lancio, era che anche in questo caso il buon Russell, come accaduto nell’Esorcismo del Papa si cimentasse di nuovo nel ruolo del prete che cerca di salvare vittima e mondo. E invece, stavolta il suo compito è borderline essendo il suo personaggio esattamente in mezzo tra l’uomo e il demone. Detta cosi, la storia sembra quasi intrigante, la faccia da pazzo/posseduto fa parte del suo bagaglio naturale, e invece quello a cui si assiste è a uno dei più grandi disastri del cinema di specie (possessione o affini) e, probabilmente, a una delle produzioni peggiori a cui ha partecipato l’attore australiano.
L’esorcismo – ultimo atto è confusionario, approssimativo, banale, lento e soprattutto poco chiaro. In molti momenti gli eventi cambiano prospettiva senza che ci sia una base da appoggio narrativa che ne giustifica il motivo. All’inizio ti viene da chiederti: cosa mi sono perso?? Ma poi da li a poco capisci che non sei tu che ti sei perso qualcosa, è il film che ha voltato pagina senza aver chiuso il capitolo precedente e senza aver dato uno straccio di spiegazione.
L’idea è quella di alternare vittime e carnefici (male e bene), mostrando come la follia e la violenza siano figlie sia di un qualcosa di empirico (questo sarebbe il diavolo o chi per lui) che della debolezza intrinseca dell’uomo perso tra vizi e schiavitù fisiche e morali. Quello che arriva, invece, è un mashup di scene neanche troppo spaventose che si portano dietro la continua attesa che qualcosa accada per dare un minimo di senso a tutte le forzature create. Questa àncora di salvataggio, con i minuti, non solo non arriva, ma tende a peggiorare sino al ridicolo e imbarazzante finale.
La domanda che mi è venuta spontanea è come Russell Crowe (e in misura diversa anche Sam Worthington e Ryan Simpkins), anche se in piena verve libertina, abbia potuto accettare uno script del genere. Cosa pensava di poter dare e ottenere? Per carità, a livello di pura recitazione neanche sfigura, e non la fa nessuno degli attori impiegati, ma come prodotto finito di decente non rimane assolutamente nulla.
Come spesso dice il mio compagno di viaggio Mklane, alcuni film andrebbero evitati, affermazione che non mi ha mai trovato d’accordo. Ogni film, a mio avviso va visto, se non altro perché amplia il livello di paragone con tutto quello che vedrai in seguito. E se questo è un mio pensiero, indiscutibile che questo film sarebbe dovuto entrare di diritto nei I Dimenticabili tanto l’inconsistenza di pensiero, realizzazione un po’ meglio, che ha dal primo all’ultimo minuto. La cosa che, però, mi ha lasciato più perplesso, e qui chiudo, non credo che questo film meriti ulteriori approfondimenti, è il messaggio che da tale storia si voleva dare.
Espiazione? Seconda/terza possibilità? Che il male si può battere (il modo scelto qui fa veramente sorridere)? Che il buio personale e quello del diavolo possono essere coincidenti? Sinceramente non si capisce, si potrebbe azzardare che era un po’ tutto questo, senza, evidentemente, riuscire in nulla.
Ho evitato spoiler con attenzione, però, una domanda e una riflessione prima di chiudere devo condividerla: se una persona comincia a dimenarsi in maniera innaturale, braccia che si allungano, testa che si deforma, colonna vertebrale che si chiude in se stessa, come è possibile che nessuno delle decine di persone presenti chiamino o facciano qualcosa e la scena successiva vede la stessa persona avvolta in un asciugamano con l’altra protagonista che gli chiede: tutto bene?
Ecco credo che questo piccolo esempio posso essere lo specchio di cosa sia L’esorcismo – Ultimo atto.
Jonhdoe1978























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