
Il fatto che le streghe odino i bambini è storia nota sin dalla notte dei tempi e nata, probabilmente, dall’inventiva di chi voleva far stare buono il proprio pargolo. E come spesso accade nei racconti tramandati a voce, la vicenda si è arricchita a ogni narrazione di un elemento nuovo o differente creando cosi varie tipologie di streghe seppur tutte malvagie.
Un giovane bambino afro americano rimane orfano e si traferisce a casa della nonna materna (Octavia Spencer). Nonostante i primi difficili giorni, con il tempo il bambino riesce a ritrovare il sorriso e questo anche anche grazie alla compagnia di una topolina regalategli dalla stessa nonna. Un giorno però, compare una strega che, fallito il tentativo di prendere il ragazzo con il solito inganno dei dolci, scaglia una maledizione alla vecchia signora causandole tosse e spossatezza. Quest’ultima accortasi di tale maleficio, decide di partire con il nipote, facendo, grazie al cugino, tappa in un lussuoso hotel che però ospita le più potenti streghe del mondo, compresa la Grande Strega Suprema (Anne Hathaway).
Non molto tempo fa, precisamente nella recensione di Febbre da Cavallo, scrivevo come al giorno d’oggi il politicamente corretto indirizzi storie e trame di ogni opera compresi cinema e teatro. Tanto a confermare questo assunto, pochi giorni dopo l’uscita del film in oggetto è scoppiata una polemica, soprattutto da parte di qualche Onlus, riguardante la rappresentazione fisica delle streghe ritenuta, soprattutto nella calvizie e nell’avere solo tre dita della mano e una dei piedi, poco delicata rispetto a chi nasce con queste deformazioni anatomiche, bambini in primis. Ho trovato questa polemica sterile e completamente priva di fondamento, un modo inutile, ancora una volta, di deviare in maniera innaturale il significato di un messaggio. Sono convinto che anche la Warner Bros e la stessa Hathaway, nonostante le scuse di rito, siano ben consapevoli della follia di tali affermazioni, consci che allora bisognerebbe andare a criticare qualsiasi film con personaggi con stranezze o particolarità fisiche.
Dopo questa premessa, comunque a mio avviso necessaria, ritengo Le Streghe di Robert Zemeckis, nuovo adattamento cinematografico del romanzo di Roal Dahl, molto debole e soprattutto, senza nessun spunto originale. La vicenda si dipana, infatti, senza scossoni o imprevisti (quanto mai necessari), facendo addirittura passare per naturale e scontati anche quei momenti, come ad esempio l’essere trasformati in topi, che avrebbero dovuto sortire un qualche effetto emotivo. L’assoluta mediocrità generale, che aumenta man mano che passano i minuti, viene solo salvata dall’interpretazione della Hathaway e al suo modo di essere riuscita a dare colore e trasporto al suo personaggio. La sua Strega Suprema è riuscita, infatti, per la maggior parte del tempo in cui era presente, ad attirare l’attenzione creando nello spettatore, contemporaneamente, timore e turbativa, che era poi il fine ultimo del personaggio. Intorno a lei, per colpa a mio avviso di una sceneggiatura povera, l’assoluto piattume, una rappresentazione in bianco e nero di una favola che, visto le premesse, avrebbe dovuto avere un altro tipo di vigore, per lo meno come impatto scenico. Il duello tra bene e male rimane solo nelle intenzioni, trascinandosi stancamente sino allo scontro finale, risolto in maniera talmente paradossale che è risultato fuori luogo anche per, appunto, una favola.
L’impressione è di un film di cui si faceva volentieri a meno e che non lascia nulla in più di quello che già si conosceva. Oltre alle streghe (delle caratteristiche fisiche abbiamo già parlato), danno l’impressione di qualcosa di già visto sia la nonna premurosa e senza paura, con una Octavia Spencer assolutamente anonima, che i piccoli topini impavidi a cui riesce tutto. Una storia stanca che nelle intenzioni aveva l’ambizione di soddisfare sia il pubblico adulto che dei piccoli e che invece ha lasciato insoddisfatti entrambi sotto quasi tutti i punti di vista.
Il pur bravo Robert Zemeckis, sembra essersi accontentato della trama cosi come era aggiungendo pochissimi elementi nuovi considerandola, evidentemente e erroneamente, già di per se sicura e vincente. La parte magica ha finito quasi subito il suo effetto perdendo le caratteristiche intrinseche che aveva e trasformandosi in qualcosa di ripetitivo e a tratti noioso.
L’unico elemento di un certo interesse, a parte l’interpretazione della Hathaway, è la gestione della fine, e non tanto per aver apparecchiato eventuali sequel ma per quel modo di aver rispettato la potenza degli incantesimi. Nella maggior parte delle storie ogni trasformazione ha il suo alter ego, la possibilità di essere annullata anche attraverso escamotage poco convincenti. Limitare questo è stata un’idea corretta, un invertire i poli conosciuti delle arti magiche, un impossibile in mezzo al io posso tutto.
Purtroppo questo risolleva solo in piccolissima parte le sorti di un film nato, come detto, con delle buone premesse e che è poi sprofondato nella monotonia, in particolare nelle scene in cui non c’era la Strega suprema. Insomma una storia che i bambini hanno già dimenticato e che gli adulti si ricorderanno solo per quell’inutile polemica di cui parlavamo all’inizio, che a mio avviso, insulta e limita la libertà di concetto e di espressione insinuando malizia laddove non era necessario.
Jonhdoe1978
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