
Le follie dell’imperatore, 40° classico della Disney diretto da Mark Dindal, era nato come musical epico ispirato a Il principe e il povero di Mark Twain ed il suo titolo provvisorio era Kingdom of the Sun.
Avrebbe dovuto raccontare dello scambio d’identità tra il giovane imperatore Kuzko ed un contadino identico a lui, rispettando pienamente tutti i canoni dei classici Disney che lo avevano preceduto (storia d’amore, dramma, numeri musicali, etc.), ma nel corso dei sei lunghi anni di produzione fu completamente trasformato dai dirigenti nella “Buddy Comedy” che tutti conosciamo.
La virata della celebre casa di produzione, con la scelta della trasformazione del principe in lama, la cancellazione di alcuni personaggi e l’inserimento di quello di Kronk, per dare un tono più divertente alla commedia, arrivò quando ormai si era già animato circa il 25% del film e tutto a causa di un’indagine di mercato che rivelò lo scarso successo al botteghino da parte di Pocahontas nel 1995 e de Il gobbo di Notre Dame nel 1996, ritenute due storie dai canoni molto simili a quello del soggetto iniziale.
Che dovesse essere un anno di particolare “confusione” ai piani alti della Disney, venne confermato anche dalla scelta di sostituire Sting, ingaggiato per comporre le musiche del film d’animazione e che, dopo averne composte sei legate all’idea iniziale, si ritirò dal progetto ritenendosi “troppo vecchio” per il tono leggero che aveva abbracciato la sceneggiatura.
La produzione, preso atto delle motivazioni dell’ex leader dei Police, decise quindi di mettere al suo posto Tom Jones…più vecchio di Sting di ben undici anni.
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