
Nome: Lara Croft
Segni Particolari: Body verde, scarpe e pantaloncini marroni, zaino senza fondo e due fondine
Attività: Scoprire tesori
Periodo di attività: 1996 – ????
E se a livello cinematografico lo sdoganamento che l’eroe azione e pallottole potesse essere anche una donna c’è stato nel 1979 con Ripley nell’Alien di Ridley Scott, a livello di videogiochi non c’è dubbio che sia avvenuto definitivamente, seppur anni dopo, appunto, con Lara Croft. Per carità, ci sono stati altri personaggi (penso a Zelda, Jill Valentine e Samus Aran), ma la portata mondiale che Lara ha avuto, e quindi anche il suo impatto sociale, è stato di un’altra dimensione. E lo è stato perché le caratteristiche del personaggio (almeno quello di allora, la Croft nuova versione è molto diversa) erano dirompenti: nessuna paura, poteva arrivare ovunque (letteralmente), sfidava chiunque e, in molti casi, le piaceva sparare e fare male ai suoi nemici. Insomma, un eroe con le stigmate dell’antieroe. E cosa c’è di meglio che portare un antieroe, peraltro femminile, sul grande schermo? Sulla carta nulla, nei fatti, purtroppo, molto.
Premessa: la portata emotiva e visiva dei due film (del terzo non voglio neanche accennare), e quindi anche del personaggio, è molto diversa se si conosce almeno un po’ (e per un po’ intendo aver giocato ad almeno un titolo) il mondo Croft. Senza non dico che non si capisce, ma si perde molto di quello che è l’intenzione e il messaggio. Superato questo scoglio, ne esiste però un altro: solo con il secondo film (Lara Croft: La culla della vita) si riesce ad assaporare il cuore della nostra eroina. Il primo (Lara Croft: Tomb Rider), infatti, era stato troppo attento a non esagerare e non è riuscito a condire azione e sentimento risultando per lunghi tratti piatto e irrispettoso dell’impetuosità del suo ispiratore. La culla della vita, invece, pur non toccando mai vette del tutto convincenti, almeno alla fine ha mostrata tutte le facce della Croft, compreso il rispetto dell’arte e della vita. Proprio la complessità dell’animo del personaggio, condito ovviamente da quel trova/salta/spara, era stato ed è la fortuna della saga del videogioco, non riportarlo sarebbe un controsenso e quindi un fallimento.
La domanda ora è: quest’operazione è stato un fallimento? Non posso e nessuno lo può oggettivamente fare, dire di si, ma non si può neanche applaudire con convinzione le scelte fatte. Certo, molto dipendeva, per forza di cose, anche dall’attrice scelta e qui, a mio avviso e forse in maniera poco popolare, si poteva fare diversamente. Angelina Jolie indubbiamente in quegli anni rappresentava un’icona di bellezza potente e a cui tutti aspiravano, ma non è mai riuscita, almeno in questo ruolo, a convincermi pienamente. Troppo impostata e poco emotivamente trascinante per colpire completamente nel segno. A mio avviso, le stigmate perfette (e il numero di film fatti di Resident Evil ci dirà che non è un pensiero cosi campato in aria) le aveva Milla Jovovich. Dirompente, accattivante, dura, delicata quando serviva e fisicamente più imponente e affascinante. Certo, la Croft doveva essere scura e latina, ma non credo sarebbe stato un grande problema ovviare. Ovviamente il mio è un pensiero come un altro e non sapremo mai se sarebbe stato meglio o peggio.
Forse alcuni miti e alcuni personaggi andrebbero lasciati li, persi tra l’immaginazione e il sogno. Soprattutto quello di un videogioco, considerato il numero di ore che ci passiamo insieme, è troppo complicato da circoscrivere in una singola storia e il rischio, come in questo caso e di carpire e quindi trasmettere solo un pezzetto della sua anima. Detto ciò e come accennato, questa trasposizione non è un disastro completo a patto, però, di metterci molto del tuo durante la visione; i due film da soli con ce la fanno se non parzialmente nella parte finale di entrambi ed è oggettivamente un pò poco.
Jonhdoe1978
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