
Nonostante sia considerato da molti il miglior film di tutti i tempi, nonostante dal 2008 sia costantemente piazzato al primo posto dei film “Più Votati” su IMDB.com e nonostante lo stesso Stephen King lo abbia definito uno dei migliori film tratti da un suo racconto (per lui in cima al podio rimane Stand by me di Rob Reiner), Le ali della libertà di Frank Darabont non solo non riuscì a conquistare nessuna delle sette candidature agli Academy Awards del 1995, ma fu considerato un disastro anche al botteghino, incassando appena 18 milioni di dollari a fronte di un budget stimato di circa 25 milioni.
La sua lenta trasformazione da “Flop” a “Cult” è quasi del tutto merito delle interpretazioni dei suoi protagonisti, in particolare quella dell’immenso Morgan Freeman che nella pellicola ricopre il ruolo del prigioniero redento Ellis Boyd Redding, detto “Red”.
Sebbene nel racconto di King il personaggio di Red fosse un bianco irlandese con i capelli rossi (da qui il soprannome e la battuta di Freeman nel film sul perché del suo soprannome), Darbont non cambiò mai la sua iniziale idea di affidare quel ruolo a Freeman. A nulla servirono i nomi di Clint Eastwood, Paul Newman, Robert Redford ed Harrison Ford candidati dalla Columbia Pictures e dalla Castle Rock Entertainment.
Il regista era talmente convinto del positivo apporto che avrebbe trasmesso l’attore, sia al film che a tutto il cast artistico e tecnico che, prima ancora di iniziare le riprese, volle far registrare la voce fuori campo di Freeman per poi utilizzarla sul Set per “aiutare” attori e tecnici a lavorare al meglio.
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