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La Regina degli Scacchi (2020) di Jonhdoe1978

⭐15 Novembre 2020 ⭐ Contrassegnato con: La Regina degli Scacchi, Recensione La Regina degli Scacchi

La Regina degli scacchi Internajpg

Il pedone può muoversi solo in avanti, il cavallo a forma di L, l’alfiere in diagonale per quante caselle vuole, la torre avanti o laterale senza limiti, il Re in tutte le direzioni per una casella, la Regina dove e quanto vuole. Queste in breve, le regole degli scacchi, uno dei giochi più complessi che l’uomo abbia mai ideato e questo in virtù delle infinite variabili, a volte minime, che ogni mossa può creare.

Beth Harmon (Isla Johnston) dopo aver assistito alla morte della madre durante un incidente stradale, viene affidata dalla zia al famoso orfanotrofio chiamato “Casa dei Methuen”. Qui conosce Jolele (Moses Ingram) giovane disillusa ragazza che istintivamente la prende a ben volere spiegandole le dinamiche della struttura. Un giorno capita per caso, nel sottoscala della scuola e trova il signor Shaibel (Bill Camp), tuttofare e custode dell’orfanotrofio intento a giocare da solo, a scacchi. Nonostante la titubanza iniziale, l’uomo comincia a insegnare alla giovane ragazza tutto quello che conosce del gioco e questo sino al giorno in cui, anni dopo, Beth (Anya Taylor-Joy), ormai adolescente, viene adottata.

In questo periodo di difficoltà mondiale, è molto più frequente rimanere nelle proprie case piuttosto che uscire e avere contatti diretti con altre persone. Questo comporta una maggiore fruizione dei programmi in tv, con l’inevitabile conseguenza di accelerare il passaparola, soprattutto social, riguarda la bontà o meno di una determinata serie e/o film. Questo ha fatto si che The Queen’s Gambit in pochi giorni, sia diventato un fenomeno televisivo e a visione fatta, posso dire, assolutamente a ragione.

Adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Walter Tevis, La Regina degli Scacchi, è un meraviglioso viaggio nei meandri più bui della psiche umana, nell’esatto momento in cui follia e genio trovano il loro punto di incontro. E’ una marea impazzita intorno alle debolezze, alle paure, al modo incostante con cui il mondo ci concede sorrisi e pugnalate, accendendo e spegnendo in continuazione, le luci da seguire nel nostro cammino. E’ stato un perdersi e ritrovarsi continuo, con sullo sfondo la percezione alterata della realtà data prima dai farmaci e poi dall’alcool. I primi sono stata la costante della serie, di come i calmanti, adibiti anche a sonniferi, ti creino, oltre alla dipendenza, una specie, di realtà di mezzo dove si perdono parzialmente, i normali freni, facendoti costruire castelli fluttuanti e situazioni alternative. Sotto questo aspetto è stata fantastica la realizzazione visiva di questo mondo parallelo inconscio, attraverso quella scacchiera viva sopra la testa della protagonista, come alterazione estremizzata delle sue innate capacità.
La classica solitudine dello scacchista è stata portata allo stremo, attraverso silenzi strazianti e parole solo sussurrate, con le deboli sicurezze che man mano cadevano sotto i colpi di una sofferenza che poggiava le sue radici sulll’incomprensione di un abbandono. E nel momento di massimo oblio, il mondo che credeva così meschino ed egoista si compatta intorno a lei, con un tutti per uno e uno per tutti che libera l’anima e fa riscoprire l’odore della vita, per lunghi tratti perso. Una mossa normalmente solitaria, diventa un insieme di mani, tante energie che con un attimo danno scacco a chi credeva che non ci fosse spazio per l’altruismo. Altruismo che nel momento in cui si raggiunge l’obiettivo di una vita, si trasforma in memoria, il non dimenticare da dove si era venuti, di quell’odore della strada e di quel sapore di essere trasparenti e dove l’unica consolazione era un’amica scacchiera, a prescindere se vera o solo pensata.

Che Anya Taylor-Joy fosse brava lo si era capito già da un po’, ma che fosse cosi brava non me lo aspettavo. La sua interpretazione è’ dirompente, controllata, intrigante e soprattutto, coinvolgente. Ha preso il personaggio e lo ha dominato sin da subito, cucendogli immediatamente addosso la sua faccia in maniera irrinunciabile, come se nome e volto fossero sempre stati insieme. L’unico rischio che corre, a mio avviso, è di sentirsi arrivata, altrimenti sarà senza dubbio, una delle stelle dei prossimi anni.

Quando uno pensa agli scacchi gli viene istintivo in mente qualcosa di lungo, meccanico e, a tratti, ripetitivo. Questa serie riesce, merito di una sceneggiatura impeccabile, a farti invece, assaporare la reale valenza di tale gioco, alle implicazioni emotive che esso ha comportato per intere generazioni e popoli. Lo sviluppo psicologico è stato la sua vera forza, mischiare l’impassibilità necessaria con i turbini dell’anima, la forza apparente con la debolezza più travolgente. E’ una storia di donne e di uomini, di cuori feriti oltre le maschere, di sogni e speranze, di lacrime e pugni, ma soprattutto, d’amore. Perché alla fine il duplice messaggio che La regina di Scacchi vuole dare è innanzitutto, che anche nella situazione dove l’essere solo è indispensabile, non lo si è mai veramente, c’è sempre qualcuno che si prende cura della nostra ombra stando bene attento a che non si perda nell’oscurità. E poi, che l’equilibrio, per quello che la vita può concedere, si raggiunge quando si viene a patti con tutto quello che è stato, per quanto nero e ingiusto. In quel momento, infatti, Beth fa esplodere definitivamente il suo genio e il soffitto, stavolta, senza artifizi chimici, si trasforma nella sua scacchiera personale, la mossa definitiva per dire alla madre, biologica almeno, che aveva torto e che, anche se solo per un attimo, sogno e realtà si possono sovrapporre.

Jonhdoe1978

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La Regina degli Scacchi

La Regina degli Scacchi
8.8

Valutazione Complessiva

8.8/10

SCHEDA

  • Ideatore: Scott Frank
  • Episodi: 7
  • Durata Episodi:
  • Genere: Drammatico

Interazioni del lettore

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