
Ho visto questo film appena uscito e istintivamente sono andato oltre. In pratica, ed è una rarità, non ho sentito l’esigenza di approfondire e/o scriverne in merito. Poi è successo che in questi due mesi l’attenzione su questo titolo sia salito alle stelle facendomi in qualche modo riconsiderare la mia prima impressione. E cosi, non tornare indietro a livello cinematografico, ma vale in generale, non è sempre sinonimo di personalità, mi sono rimesso mentalmente a ripercorre la storia cercando di capire se e come mi fosse sfuggito qualcosa. Stringendo: leggevo ovunque parole al miele per KPop Demon Hunters e a me invece, aveva lasciato molto poco. Per una volta, e non mi capita spesso in questo ambito (molto di più nella vita), la verità sta nel mezzo: io ero andato oltre con troppa superficialità e chi lo esalta in maniera esagerata si è lasciato trascinare da qualche elemento coreografico di troppo.
Entrando nello specifico la prima cosa che avevo sottovalutato è l’impatto che la colonna sonora avrebbe avuto. Certo era orecchiabile, anche tanto, ma dal mio punto di vista era inimmaginabile che avrebbe scalato le classifiche di spotify in maniera cosi netta. E se pensiamo che alla fine si tratta di un gruppo musicale che non esiste, ecco che il merito del film aumenta a dismisura. Ed essendo una storia fondamentalmente sentimentale, ma che posa le sue radici sul senso di condivisione che la musica comporta, è evidente che questo risultato non può non essere un elemento quasi determinante. Anzi, dal mio punto di vista, lo diventa ancora di più visto che la storia che lo accompagna non è propriamente indimenticabile. Ci sono molti clichè e alcune forzature sono abbastanza pesanti da evitare mentalmente soprattutto se l’età dello spettatore si alza. Sostanzialmente si nota un tentativo più massiccio di rivolgersi a un pubblico diciamo medio e alla fine visti i risultati, è stata una scelta politicamente corretta. Credo che alla fine il motivo del mio soprassedere iniziale sia stato proprio per questo motivo e che per vederlo da un altro punto di vista ho dovuto “abbassare” l’attenzione (o l’aspettativa). Per carità, non è un difetto livellare il target di riferimento, ma a conti fatti non sarebbe servito molto poco che rendere il messaggio un pizzico più omnicomprensivo.
Soprattutto la fine, visivamente rivedibile ma concettualmente interessante, si è lasciata andare a una semplificazione che il concetto di redenzione, diversità, accettazione, sacrificio e possibilità non avrebbe meritato. Molto più coerente la preparazione se non altro perché si è spinta molto più nell’intimo e quindi, come auspicabile, in un ambito di coinvolgimento verso l’alto. La differenza tra l’essere e l’apparire emerge con buona lena e riesce a creare un minimo di retropensiero assolutamente interessante e in linea con l’argomento. E considerando che il contesto non è cosi semplificato (parliamo sempre di sentimenti e del loro essere determinanti per l’accettazione e il perdono) come si potrebbe pensare questo è un grande merito e che va messo nel calderone delle cose positive di questo progetto.
Capitolo realizzazione grafica. Qui il discorso è molto semplice: c’è chi lo accetta e/o lo esalta e chi lo reputo instabile, povero e senza un’anima. Essendo un amante degli anime, e dei cartoni animanti in generale, non riesco a non trovare elementi virtuosi anche in questo tipo di rappresentazione. E’ evidentemente più frenetica (quasi a scatti), ma per certi tipi di racconti, tipo questo, la trovo adatta. Si tratta sempre di un racconto moderno e che cerca e vuole dare un impatto moderno e di conseguenza è giusto che si adegui a quel tipo di linguaggio e di generazione. Sostanzialmente non è il mio ambito preferito, ma lo apprezzo e ripeto, in certi casi come questo, lo condivido anche.
Tirando le somme e andando quindi a sintetizzare e assemblare la prima impressione e la riconsiderazione generale, KPop Demon Hunters è film altalenante con le boy (girl) band che ha trovato più di quello che cercava. Il motivo, come ampiamente detto, va ricercato nell’azzeccata lista di canzoni tirate fuori che ha permesso a una storia idealmente interessante ma realizzativamente incompleta di diventare un fenomeno sociale incredibile. Quello che rimane di tutta la storia infatti, non è il viaggio intermedio tra buoni e cattivi e tra ibridi che trovano la propria strada confermando che le ferite e i limiti non possono mai essere un deterrente di felicità, ma che con la musica quale condivisione tutto è possibile. Un messaggio quindi al limite del surreale e che tende a confondere le acque in nome del risultato. Più pregnante il fattore amicizia, rivolto però più al perdono che una sorta di cammino comune, che l’amore che rimane più un mezzo verso la salvezza personale che un grimaldello di appartenenza e sviluppo. Per carità, una scelta, ma anch’essa in mezzo a quello che doveva e forse doveva.
Insomma, non posso dire come pensato appena visto che questo sia un prodotto anonimo, ma che neanche possa scalfire (come spesso mi succede con i cartoni animati) cuore e pensieri. Probabilmente, come accennato, non era neanche nelle intenzioni degli autori fare ciò e neanche avrebbero potuto fare diversamente, pena perdere quell’anima teenager che si invece si voleva. Insomma, ed è questo a cui sono arrivato, KPop Demon Hunters va preso per quello che è: un prodotto limitato con qualche spunto e con delle musiche che indubbiamente ti entrano in testa.
Insomma i demoni sono altri..
Jonhdoe1978
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