
Nome: Joe “Shoeless” Jackson
Segni Particolari: Dio quanto ama il baseball
Attività: Un ponte tra sogni e seconde possibilità
Periodo di attività: 1989-?
Quando si è lasciato in vita qualcosa di irrisolto o di sospeso si dice, e in fondo si pensa, che l’anima vaghi in una specie di limbo nell’attesa, quasi sempre vana, di essere richiamata. Ed è quello che invece succede, dando vigore al quasi appena detto, a Shoeless Joe Jackson quale simbolo metaforico di quel concetto tanto surreale quanto necessario delle seconde possibilità trasversali (cioè senza tempo) a cui il film L’uomo dei sogni ha mirato con convinzione. La sua figura, tra lo storico e l’immaginario, diventa cosi una specie di connettore di intenzioni, di quel filo extra realtà che istintivamente riesce a far incontrare l’idea con la scelta e soprattutto, i rimorsi con la possibilità.
Shoeless, nome derivante per il suo aver giocato “scalzo” a causa di dei chiodi calpestati per caso che non gli permettevano di indossare le scarpe, è la materializzazione della coscienza smarrita e questo al di la degli errori che si possono aver commesso. Ridistribuisce sia a chi c’è che a chi se ne è andato il senso più intimo di se stesso ricreando e stimolando, in primis in lui, quello che erano le vere inclinazioni naturali. La sua storia pendente, non sapremo mai se veramente si fece comprare per perdere (sia nella realtà che nella finzione), non gli impedisce di travalicare il significato vero delle scelte riportando chiunque allo stato primordiale delle intenzioni e delle prospettive. Tutti quelli che attraversano quel campo di baseball, di cui lui è il custode, sembrano, infatti, quasi spogliarsi del peso umano, o meglio ridistribuirlo in maniera diversa permettendo a ognuno di loro di trovare una specie di pace definitiva al di la, appunto, delle colpe. E’ lui la mano dell’anima di Ray, il guardiano di un faro sospeso tra i pensieri e i desideri che comunque, di la come di qua, rimangono sempre materiali e tangibili. Il voler sentire il fresco dell’erba sui piedi, anteprima di quel Papà vuoi fare due tiri con me, ne è l’estrema conferma dando la dimensione di quella necessità umana di non prescindere mai da un contatto.
Tra i molti ruoli interpretati da Ray Liotta, Henry Hill su tutti, questo è probabilmente quello a cui sono più affezionato e vicino. Mi ha sempre trasmesso la sensazione di un Caronte inverso e possibilista, di un navigatore di anime a salvaguardia di un qualche sogno rimasto in sospeso. E ora che è veramente passato dall’altra parte della barricata, tale sensazione è ancora più forte e non mi sorprenderebbe che qualcuno da qualche parte del mondo, prima o poi, veda un tizio con un cappello con visiera farsi una passeggiata su un campo prima di sparire in dissolvenza verso un infinito forse più definito di quello che si possa credere e pensare.
Jonhdoe1978
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