
I sogni sono la manifestazione del nostro inconscio. Essi infatti, quasi sempre rispecchiano quelle che sono le nostre più grandi paure o i nostri più grandi desideri, diventando una specie di lente di ingrandimento della nostra emotività. La parte chimica del nostro cervello reagisce a loro (i sogni) allo stesso modo, anche sensorialmente, della realtà scatenando cosi quella bellissima “confusione” che a volte ci porta a mischiare gli uni con l’altra.
In un futuro alternativo la pena dei condannati viene espiata tramite ipersonno, permettendo cosi alle strutture adibiti di risparmiare spazio e al governo investimenti troppo elevati. A capo del reparto scientifico di una di queste strutture, il suo ruolo è quello di accompagnare i detenuti all’addormentamento, c’è David Damiani (Stefano Accorsi), medico con un passato pesante alle spalle.
Se pensiamo a una ventina di anni fa, il termine fantascienza, nel suo senso buono, veniva associato esclusivamente alle produzioni U.S.A. La motivazione non era soltanto per l’impatto visivo, comunque nettamente superiore a qualsiasi altra nel mondo, ma proprio per il diverso sviluppo di idee uguali e per la continua originalità dimostrata. Poi con gli anni, come tutto il movimento cinematografico, le cose sono cambiate e anche paesi poco avvezzi a tale genere piano piano si sono “sgrezzati” arrivando a raggiungere in certi casi risultati addirittura superiori al proprio genitore. Noi come Italia su questo campo abbiamo sempre faticato, vuoi per poco inclinazione su certi temi vuoi proprio per applicazione. Ma per fortuna ci siamo resi conto che invece siamo capaci a raccontare storie a contenuto alternativo e futuristico e Ipersonnia ne è un perfetto esempio.
Il primo lungometraggio di Alberto Mascia, sua anche la sceneggiatura, ha infatti un contenuto estremamente solido e bilanciato e questo nonostante basi tutta il suo cuore in quell’impercettibile momento, di per se quindi intangibile, in cui sogno e realtà (nella definizione data all’inizio) si fondono e confondono. Su questo tema, si sa ci stimola, fiumi di parole sono stati scritte e decine di metri di cinepresa utilizzate, eppure, quando è dannatamente intrigante, come in questo caso, la nostra reazione è di impazienza ed eterna curiosità, come se fosse la prima storia che ci troviamo di fronte a qualcosa del genere. Il motivo di tale attrattiva, ovviamente non per tutti, ognuno ha il suo miele con il quale fare i conti, dipende sia dalla profonda assimilazione personale che si ha con quello stato quasi inconscio in cui sperato (e al contrario temuto) e vissuto si abbracciano e invertono che da quell’intima sensibilità e accondiscendenza sulla variabile scelte.
Tra il fare e non fare, e questo Ipersonnia c’è lo dice molto bene, c’è un’infinita quantità di possibilità alternative, ognuna delle quali vanta uno sviluppo lievemente o profondamente diverso a quello poi effettivamente realizzato. Su questo spettro senza fine, si fondono proprio gran parte dei nostri sogni, che partendo da un fondo di assoluta verità cuciono variabili possibili e perfettamente coerenti, quale estremizzazione, come detto, delle nostre più grandi aspirazioni e le nostre maggiori paure, che nel film assume per entrambi i casi i contorni dell’amore.
Ipersonnia lega tutto a questo sentimento, mostrando come esso, appunto, possa salvarci, distruggerci e poi salvarci di nuovo e questo a prescindere dall’ambito spazio/temporale. In pratica chi può dire che un sogno continuo possa essere meno intenso della realtà? Chimicamente nessuno, le sensazioni che il cervello produce, come detto, sono le stesse e sentimentalmente altrettanto, quello che si prova, infatti, trascende qualsiasi regola relegandosi solo e soltanto nella percezione epidermica/emotiva. Con questo non voglio certo dire che questo film sia l’esaltazione definitiva di questo intimo processo, ma di certo non lo fa sfigurare sia come impostazione iniziale che come proprio sviluppo della trama.
La continua sensazione che quello che si sta vedendo possa essere sempre un sogno, si respira una continua ovattizzazione, è costante e questo non può che essere un grande merito del film. Esattamente come tutte le semplificazioni narrative a cui assistiamo, alcuni momenti sono indubbiamente basici, che poi si capisce essere una proiezione della mente e quindi perfettamente veritiere e comprensibili. Chi nella propria testa non ha mai semplificato (appunto) o al contrario complicato un qualche evento!
La parte fantascientifica se si esclude l’incipit, non riguarda la parte prettamente visiva, quasi basilare, ma quella percettiva. Mi spiego. L’impressione di essere in un futuro alternativo e di stare ad assistere a qualcosa di onirico e metafisico è costante e tanto basta per reggere, a mio avviso, tutto il progetto. Non è inoltre mancato un richiamo forte agli intrighi di potere e al fatto che il proprio tornaconto, come Stato e come individuo, sia sempre più importante dell’aspetto sociale e/o di comprensione.
Il cast complessivamente regge bene l’impatto per una storia per tutti loro, gli attori, storicamente lontana. Forse in alcune fasi si sarebbe potuto chiedere un pizzico di più, ma poi sia durante la visone che al termine a mente fredda si ha l’impressione che nel complesso abbia funzionato tutto. Soprattutto Accorsi è riuscito, a mio avviso, a spersonalizzare il contesto dando quindi il meglio di se. Per capirci, i ruoli tra il drammatico e il “destino crudele” gli sono sempre riusciti benissimo e questo a prescindere dalla direzione complessiva della storia. Anche in questo caso ha portato il personaggio sul suo terreno ammorbidendo il contesto ipotetico e portandolo, quindi, a quello più umano e quindi a noi più vicino. Per alcuni questo modo di recitare è forzato, per me è e rimane un merito.
Non mi sognerei mai di affermare che Ipersonnia sia un film imperdibile o che abbia in qualche modo segnato qualcosa, ma è comunque un film solido italiano su un argomento a noi praticamente sconosciuto e questo non può e non deve essere sottovalutato. Ci sono dei limiti? Si. Qualche licenza di assestamento? Certo. Ma la storia nel complesso scorre bene lasciando quel sapore tra il vero e falso degno delle belle produzioni d’oltreoceano sul genere. Soprattutto quell’amarognolo misto al dolce dell’amore eterno, alla fine ti travolge nella giusta maniera impreziosendo, e questo l’abbiamo sempre saputo fare, il sentimento più puro con il coraggio di addentrarsi in un mondo, quello della fantascienza, tanto bello quanto per noi, appunto, abbastanza lontano…almeno sino ad ora.
Jonhdoe1978
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