
TITOLI DI TESTA: “Ridi pupazzo”
TRAMA: Una storia fantastica per bambini strafatti, qui si vola sulle ali degli acidi e dei trip che fanno ridere i protagonisti. Per non offendere il maestro Miyazaki userò nomi di fantasia.
Papà Umberto va a vivere con le piccole Jessica e Alba in una casetta in provincia di Roma. Lì l’aria è più buona (capirai dopo perchè), la casa è vicina all’ospedale dov’è ricoverata la mamma e davanti c’è un albero alto quanto Godzilla che se cade un ramo se apre un cratere. Niente telefoni, Playstation o Spotify a stecca, dopo 5 minuti capisci che c’è qualcosa che non va: Jessica e Alba stanno sempre a ride. Puliscono casa e ridono, per passare il tempo stirano i panni e ridono, sarà che l’aria bona de campagna gli fa talmente bene che iniziano le allucinazioni.
Alba, la più piccola, mentre gioca a nascondino da sola, s’infila in un tunnel dell’albero e cade sulla pancia di A) un orso disegnato male o B) un orso disegnato male ma strafatto di acidi, che ride pure lui e parla tutto impastato che proprio nun lo capisci. Solo Alba capisce che si chiama Totoro. Tutta contenta (ovvio) corre dalla sorella Jessica per raccontargli tutto, che essendo più grande le fa “la cocaina la devi taglià fina!”. Alche si capisce che la madre è ricoverata in ospedale per disintossicasse, si, ma dalle fije.
Una sera le pupe vanno ad aspettà il papà alla fermata dell’autobus, e sotto il diluvio universale, ariecco Totoro. Talmente strafatto che se mette a beve la pioggia, poi se rompe le palle e passa un gatto autobus (te lo giuro) e se lo porta via. Tu pensi che è finita qua, e invece è solo l’inizio dell’effetto dei funghi allucinogeni che si è preso Miyazaki.
TITOLI DI CODA: Purtroppo non ho proseguito la recensione perchè se lo vuoi vedere devi andare in fondo a questo trip da solo. Film per bambini normali no, per bambini sotto MDMA sarà una visione consigliatissima. Una pellicola talmente famosa da essere trasmessa in tutti i coffee-shop di Amsterdam. Leva pure i pop-corn e vai di marijuana, avrai gli occhi a palla come Totoro. Bella la trama, belli i disegni, bella la boiserie, bello tutto…ma la droga a sto giro era un po forte.
EXTRA: c’era uno che a San Lorenzo lo chiamavano Totoro…spacciava.























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