
TITOLI DI TESTA: a piccoli passi
TRAMA: nella propria vita ognuno incontra dei libri che possono far bene all’esistenza del se. Nel mio caso “Il codice dell’anima” di Hillman è stato uno di questi. Tra i vari argomenti trattati c’è quello del dáimōn, un personale spirito guida o un compagno di viaggio se preferite, matrice della nostra personalità e chiave per decifrare la nostra anima, la vocazione che è in noi da sempre. Sembra che sia il dáimōn a decidere il nostro destino poiché già scritto, come se in ognuno di noi ci fosse una ghianda nella quale è già presente la quercia che non attende altro che fiorire.
Ed è proprio basandomi su queste righe che penso alla vita di Christy Brown e al percorso iniziatico scelto dal suo dáimōn. Alla luce dei fatti nulla poteva far ben sperare nei confronti di Cristy: siamo a Dublino nel 1932, ultimo di 13 figli, nasce in una famiglia povera e con una paralisi celebrale che gli permetterà di muovere solo il suo piede sinistro. Sembra una vita già segnata con un finale scritto dal pensiero altrui e invece c’è una ghianda che non vede l’ora di diventare una quercia, nel tempo fortificata dall’amore della sua famiglia, supportato da radici solide che non lo lasceranno apparentemente mai solo.
Un uomo che cresce senza armature ma protetto dall’amore, una forza grazie alla quale riuscirà a comunicare i suoi pensieri chiusi nella prigione del suo corpo, un desiderio o quasi una riconoscenza che gli daranno la forza per andare avanti senza fermarsi ad osservare gli sguardi altrui.
Quel piede diventerà la chiave della sua prigione, con la quale aprire le porte dell’espressione, mostrata attraverso quadri e scritti. Christy diventerà ben presto famoso ma dovrà fare i conti con l’amore, fortemente voluto, e l’alcool, compagno e carnefice delle sue insicurezze, quelle che segneranno il percorso di un anima inquieta.
Per questo film non c’è da fare un elogio alla regia di Jim Sheridan, non ci sono virtuosismi poiché è semplicemente un giro sulle montagne russe fatto di emozioni, condensate nelle interpretazioni di Brenda Fricker (la madre) e di Daniel Day-Lewis, Oscar come miglior attore protagonista, gli occhi e il corpo di Christy, le sue espressioni e la sua voglia di vita…giusta o sbagliata che sia, ma pur sempre la vita di un uomo.
TITOLI DI CODA: Personalmente non credo di dover aggiungere altro su un film verso il quale trovo delle similitudini con esperienze del mio passato. Una volta ho conosciuto una persona simile a Christy, affetto da una condizione bastarda ma nonostante questo più forte di tanti altri che si definiscono uomini. Ed è per questo che ci tengo a scrivere il modo in cui definiva questo film “puoi dire tutto ma non che è un film scritto con i piedi”.
EXTRA: ciao Ale.
Mklane
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