
Nome: Marchese Onofrio del Grillo
Segni Particolari: Lui è lui e gli altri nun sono un cazzo
Attività: Nobile, don Giovanni e amante degli scherzi
Periodo di attività: A cavallo del XIX secolo
Caratterizzare un personaggio sino a renderlo facilmente identificabile sia nel nome che nella produzione nel quale è protagonista, è attività piuttosto complessa. Tale “condizione”, di solito, riesce molto più facile da creare se ci troviamo di fronte a una serie tv, per ovvi motivi, o a una catena di film con lo stesso attore nello stesso ruolo (gli esempi sarebbero tanti, cito Rocky per tutti) e questo per la sollecitazione mnemonica continua che la lunghezza di tali spettacoli comportano. Riuscirci nell’ambito di un solo film di poco più di 120 minuti, se ovviamente escludiamo gli amanti settoriali di un genere o di un artista in particolare, diventando icona indiscussa di un determinato racconto, è rarissimo. E lo é ancora di più se tale assimilazione avviene anche con il solo udire determinate esclamazioni a esso riconducibile (non credo ci sia bisogno di fare esempi). Ecco Il marchese Onofrio del Grillo è riuscito in questo difficilissimo compito. La maestria della sua costruzione, dal genio di Mario Monicelli, la magia dell’interpretazione di Alberto Sordi e quella irrefrenabile sensazione di potersi e volersi identificare nel personaggio, alcuni dei motivi di tale incredibile risultato.
Onofrio del Grillo rappresenta in maniera perfetta, tra il sacro e profano, quello che alla fine ogni italiano ha, almeno per una volta, sempre voluto essere: rispettato, in grado di fare quello che vuole rimanendone impunito, ricco, circondato da donne e con la possibilità di passare il giorno da una parte e dall’altra servito e riverito. Tale condizione di leggerezza sensoriale che esso trasmette, e mi ripeto grazie alla capacità di costruzione di Monicelli, lo sopreleva da ogni giudizio che, a mente fredda, tutto è tranne che consona. Se ci pensiamo bene, infatti, alla fine Onofrio non è altro che il precursore del politico odierno, segue i centri di potere e di possibilità con una facilità impressionante. Quello che cambia e il modo e quella sorta di mezza giustizia, vedi con Aronne Piperno, che egli nell’ambito delle sue attività trasmette. La sua irriverenza verso la famiglia e contemporaneamente verso la Chiesa e al suo più alto rappresentante, quasi a segnare la sua completa allergia a un determinato modo di pensare, fanno il resto, relegandolo in quel limbo indefinito dove il percepito supera di gran lunga il visto, alterandone, di conseguenza, il valore morale e sentimentale.
Come già accennato su questo stesso articolo, e più approfonditamente, nella recensione del film (qui per leggerla), gran parte del merito va all’attore che ha portato alla ribalta questo immenso personaggio. Alberto Sordi, infatti, con il suo modo di fare, azzerando qualsiasi distinzione territoriale, ha reso possibile questo switch, mescolando e ammorbidendo l’azione con la morale. E’ come se a lui sia in qualche modo concesso tutto, convinti che lo sbagliato non possa far parte del suo agire. E alla fine non credo che abbiamo tutti i torti a pensarlo, morto un Papa, infatti, se ne fa un altro, ma morto un marchese, anzi il marchese, un altro non se ne può fare.
Jonhdoe1978
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