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Her (2013) di Jonhdoe1978

⭐2 Settembre 2020 ⭐

cineastio

Quello che normalmente, riesce a fare un film è descrivere uno specifico stato emotivo, un universo circoscritto da raccontare e da condividere. Poi ne esistono altri che annullano questi confini, trovando una linea trasversale che attraversa tutte le sfaccettature di uno stesso sentimento.

Siamo in un futuro prossimo non troppo lontano e Theodore Twombly (Joaquin Phoenix), un uomo chiuso e introverso, lavora presso una società come scrittore di lettere per conto di altri e da poco, si è separato dalla moglie Catherine (Rooney Mara). Un giorno, alla ricerca di distrazione, acquista il nuovo sistema operativo OS 1, che permette di parlare con un’intelligenza artificiale che riesce a mutare a seconda di quello che prova e sente. Conosce cosi, Samantha.

Spike Jonze ha scritto e diretto questo film sdraiato su una nuvola e con la testa all’in sù, riuscendo a mantenere questa condizione per tutta la sua durata. Ha preso il cuore, lo ha strizzato e lo ha messo sul piatto, con tutti i suoi tormenti, le sue paure, il suo logico quanto illogico modo di contrarsi cercando il limbo su cui fermarsi. Perché in Her non c’è una linea su cui soffermarsi, una panchina definita su cui sedersi, ma un mondo dentro il mondo, delle linee di rosso passione su cui ognuno di noi può scegliere momento e tempo. Ci racconta una storia impazzita in cui realtà e immaginazione si intersecano in continuazione, dove si mescolano carezze e pugni e non per forza in quest’ordine. La grande capacità di Jonze, infatti, è di non averci detto dove sono queste carezze, ma di lasciare a ogni spettatore il modo di trovarle, quella zona franca in cui ci rispecchiamo, con la morbidezza e gli spigoli che essa comporta.

La tecnologia ci allontana ma allo stesso tempo ci avvicina, in quella contraddizione in termini in cui ognuno, ormai, ci si rispecchia. Quello che viene mostrata è la delicatezza di affrontare le parole, quel modo poetico di poter fare l’amore a mille chilometri di distanza sentendo con il solo pensiero, il contatto cercato. Ed è qui che il film si sviluppa in maniera geniale: i pensieri diventano l’ idealizzazione di un semplice pensiero o di una sensazione che uno ha già provato, approfondendone colori e piaceri. La storia tra Theodore e Samantha perde i connotati di una storia tra un uomo e un robot diventando una stella senza contorni, ben visibili invece, in chi riesce a sopportare la sua luminosità.

Il cuore della storia sta tutto in quello che il suo protagonista dice sulle emozioni, quando mostra le sue perplessità nel riuscire a riprovare quello che ha già provato credendo che quelle successive possano essere solo “una versione inferiore”. Per quanto la vita possa essere imprevedibile, ci sono momenti in cui tale assunto, diventa reale, una verità imprescindibile su cui fare, solo, i conti. In Titanic la Rose anziana, ci dice che il cuore di una donna può essere “un profondo oceano di segreti”, in Her la situazione cambia, quello dell’uomo diventa un incavo su cui costudire segreti e pensieri, in quel concetto astratto, quanto poetico, che il piccolo organo rosso che portiamo nel petto non ha distinzioni e che la sua portata diventa solo figlia, della sua sensibilità.

Per quanto accompagnato, quello che Joaquin Phoenix fa è un One Man Show. Non c’è una sola inquadratura in cui lui non compare. E spesso lo fa da solo, parla da solo, gesticola da solo, impreca da solo. E questo non fa altro che amplificare la sua interpretazione, assolutamente fantastica. La mancata sua candidatura come miglior attore protagonista agli Oscar, è stata solo, dovuta alla rara circostanza, di trovarsi davanti ad altrettante, prove mostruose. Per specificare: Matthew McConaughey in Dallas Buyers Club, Leonardo di Caprio in The Wolf of Wall Street, Christian Bale in American Husle e Chiwetel Ejiofor in 12 anni schiavo (questo più per il film che per la performance in sè).

Her è l’impersonificazione di quello che vogliamo, quel mondo in cui ci troviamo larghi e in cui ci sentiamo comodi. Nella solitudine del suo protagonista, troviamo la spersonalizzazione e allo stesso tempo, la definizione dell’amore. Per quanto lo spazio multimediale possa circondarci non ci sarà mai nulla che ci allontanerà dalle soffici mani della realtà, da quel ricordo in cui, come dice Theodore, “ci siamo stati solo io e te”. Spike Jonze gioca su questo assunto, mischiando il concetto dell’immaginazione con quello del provato. Ci mostra come chiudere gli occhi, a volte, in casi forse unici, è la stessa cosa di tenerli aperti, come se tutto poi, torni al principio basilare di quello che non possiamo scordare o che non possiamo non provare.
Pur non ergendosi mai a profeta, il regista, ci descrive di come la realtà  che ogni uomo vive (inteso in senso generico) cambi a seconda della percezione dei sentimenti, di quanto questi raschino la nostra anima. Questa è la cosa che ci rende diversi, quella variabile che fa incontrare due persone e questo sia come amici, come nel caso di Amy (Amy Adams) e Theodore, che come qualcosa in cui fondere sguardi e sensi. Perché tutto poi, si riduce a quella ruga inconsapevole che ci viene di fronte a un “semplice” viso o al pronunciare o sentire un “semplice” nome.

Jondoe1978

Her

Her
8.3

Valutazione Complessiva

8.3/10

SCHEDA

  • Regia: Spike Jonze
  • Anno: 2013
  • Durata: 126'
  • Genere: Drammatico/Fantascienza

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