
Nome: Hank Moody
Segni Particolari: Una Porsche 964 (poi 991) Cabriolet scura
Attività: Nel tempo libero… scrittore
Periodo di attività: 2007-2014
Pochi giorni fa mi è stato fatto un piccolo gioco sulle serie Tv. Tra le varie domande una chiedeva: Quale personaggio di una serie chiamereste per consolarvi? Non senza averci pensato, lo ammetto, alla fine ho scelto proprio Hank Moody. Il motivo va ricercato nel fatto che nessuno come lui è riuscito a tramettere dei picchi emotivi, nel bene e nel male, in maniera cosi umanamente tangibile. In lui ho rivisto lo specchio della bontà e della viltà dell’uomo, del suo essere cosi geniale e infantile, forte e debole. Dentro il suo essere sregolato, irrequieto e per certi versi, inaffidabile c’è comunque una linea comune di profondità e sensibilità fuori dal comune, con un’apparenza che spesso fa a schiaffi con la realtà.
Donnaiolo, molte volte per caso, amante delle droghe e soprattutto nell’alcool (nel quale spesso cerca conforto) fa spesso i conti con un animo tormentato che lo fa trovare quasi sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato, con un domani sempre imprecisato e incoerente. Coerenza che trova ogni volta che sta davanti alla sua Karen, l’amore irrinunciabile della vita, e Becca, la figlia a cui donerebbe se stesso, come se in qualche modo fossero gli angeli personali nei quali provare a trovare una direzione. E proprio in questa eterna lotta tra giusto e sbagliato e tra razionale e irrazionale Hank disegna tutta la sua caratterizzazione, nella perenne difficoltà di trovare una catarsi nella quale rifugiarsi. E’ come se il suo io, e questo è a mio avviso lo specchio della società, abbia la tendenza ad andare sempre oltre a quello che ha con una capacità di inciampare pari solo alla sua velocità mentale. La sua forza si tramuta spesso nella sua debolezza e la sua debolezza nella sua forza in un rapporto tra amore e odio sia di se stesso che del mondo. Nei confronti del prossimo ha una propensione naturale nonostante un cinismo (meraviglioso direi) figlio di dei paletti mentali a cui (e come dargli torto) non riesce a resistere e per i quali molto spesso ha perso più di quanto avrebbe dovuto.
Il suo essere martire e incudine è per lunghi tratti ammaliante e fa da cornice a quella condivisibile insicurezza e debolezza quale sale necessario di ogni esistenza. La contrarietà con cui gli si rivolge il destino, che spesso è incoerente con le scelte e quindi non compatibile con il normale e consono causa ed effetto, ha a tratti qualcosa di mistico e ultraterreno e allo stesso tempo, paradossalmente aggiungerei, estremamente vicino. Il cadere e l’ingiustizia, infatti, oltre a essere inevitabilmente presenti nella vita, accentuano quella che è la reale sensibilità di chi la subisce, ne misura intensità e vulnerabilità. Ed Hank è disperatamente e immensamente sensibile, con una struttura mentale tanto contorta tanto limpida per chi, molto pochi, abbiano la voglia di cercare di comprenderla.
In questo tripudio di lucida e schematica confusione rimane, in modo tra il poetico e il disastroso, un punto fermo (Becca lo è di conseguenza) e che è la musa imprescindibile della sua felicità e del suo tormento: Karen. La giostra dei loro sentimenti, ovviamente quelli esposti, non quelli interni, segue una qualche alchimia negativa, come se il tempo nei loro confronti abbia sempre qualcosa da dire e da rinviare. Una perenne parentesi aperta alla quale consciamente e inconsciamente non si riesce a mettere un punto pena perdere completamente la dimensione del piano esistenziale sul quale si è. Un dopo che diventa oggi e poi di nuovo domani e ieri che si collega perfettamente a una personalità come detto, tormentata e alla continua ricerca di risposte forse incoerenti e magari proprio per questo bellissime. Bellissimo come il viaggio finale fatto di tante incertezze e di nuove domande con risposte probabilmente molte volte sbagliate, ma mai finte o di circostanza. E probabilmente proprio in queste ultime parole si ciela il motivo per cui ho scelto lui per essere consolato: non mi giudicherebbe e soprattutto comprenderebbe molti aspetti del buio e della luce che gli racconterei.
Jonhdoe1978
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