
“Il pugilato non è solo uno sport: è una filosofia di vita. Un combattente è un combattente. Sempre. Anche e soprattutto al di fuori del ring.”
La frase che campeggia bianca su sfondo nero all’inizio dei titoli di testa di Ghiaccio, film che segna l’esordio alla regia del cantautore Fabrizio Moro e del regista di alcuni videoclip delle sue canzoni Alessio De Leonardis, sembra voler a tutti i costi mettere subito in chiaro il contenuto della pellicola: quella “fusione” tra boxe e cinema resa negli anni sublime da Sylvester Stallone con Rocky, da Martin Scorsese con Toro scatenato, Clint Eastwood con Million Dollar Baby, da Ron Howard con Cinderella Man, da David O. Russell con The Fighter e, un po’ meno sublime, da moltissimi altri ancora che hanno seguito i tradizionali precetti che trasformano il ring in metafora della vita, con storie di sacrificio, cadute, redenzione e riscatto.
La coppia di debuttanti, optando per un racconto di sobborghi, stenti e pugni, nonostante l’ambientazione non sia più quella dei ghetti d’oltreoceano, ma le più vicine e familiari borgate romane, è ben consapevole di non poter sfuggire agli stereotipi del genere ed opta quindi per un fatuo “omaggio” ai sopracitati capolavori, per poi tornare lì dove tutto è nato, raccontando una storia che sentono parecchio vicina ed ambientandola in quel territorio dove sono cresciuti ed hanno dovuto impegnarsi per superare i propri limiti e realizzare i propri sogni.
Ed è forse proprio questa striatura autobiografica a rendere Ghiaccio particolarmente credibile.
Ambientato nella Roma del 1999, con un apprezzabile lavoro di scenografia di Gaspare De Pascale e la fotografia pastosa e saturata di Simone Zampagni, il film segue le vicende di Giorgio Orsini (Giacomo Ferrara), un giovane pugile in attesa di “quell’incontro” che potrebbe introdurlo nel mondo del professionismo e del suo allenatore Massimo (Vinicio Marchioni), ex pugile che per mettere su famiglia ha abbandonato la carriera e il suo sogno. Giorgio è però tormentato dal suo passato a causa di suo padre che, dopo essere stato assassinato, lascia a lui e a sua madre Maria (Lidia Cardinale) un debito con il boss del quartiere Pisciasotto (Claudio Camilli).
Lungo la lineare sceneggiatura non ci sono originali intuizioni registiche o di scrittura, ma la “parabola” del protagonista che finisce al tappeto per poi rialzarsi, risulta comunque efficace nel centrare l’obiettivo del racconto di una storia di dedizione e determinazione, collocata in un mondo dove serve coraggio per sopravvivere. Come già detto gli stereotipi non vengono evitati, ma d’altra parte né Moro, né De Leonardis avanzano pretese, se non quella di riportare una storia di scogli da superare e di nuovi inizi, di speranze e di amore in tutte le sue forme: per lo sport, per la propria famiglia, per una donna, o quello “succursale” tra allievo e maestro.
Una storia interpretata con grande trasposto da un ottimo cast, a cominciare da Giacomo Ferrara e Vinicio Marchioni. La coppia ben assortita risulta vera e credibilissima, risultando alla fine la realtà più riuscita della pellicola. L’ex “Spadino” è visibilmente cresciuto ed ha espresso in pieno la rabbia e la voglia di farcela, la sete di riscatto e la voglia di voler uscire dalla melma dell’abbandono delle periferie, puntando dritto sulla strada della boxe. Marchioni, con quel pizzico di esperienza in più del più giovane collega, è perfetto per la ricostruzione del rapporto di complicità che li definisce sia dentro che fuori dal ring, un po’ padre e un po’ Sensei. Di sicuro aiuto a restituire credibilità e verità della fatica e di ogni pugno sferrato per i riscatti dei due outsider, i mesi di sfiancante allenamento con Giovanni De Carolis, campione del mondo dei Pesi Supermedi in WBA. Al pugile è stata anche affidata la particina dell’arbitro durante l’incontro tra Giorgio e Santo Gerani “Lo Zingaro”, a sua volta interpretato dal campione italiano dei Pesi Leggeri Mirko Valentino.
Se si esclude la quasi onnipresente musica in sottofondo (giustificata in parte solo dalla presenza di Moro dietro la camera), qualche Slow Motion e Panorama Drone di troppo e l’eccessivamente dichiarata decisività dell’elemento simbolico della felpa di Francesco Totti senza una “T” che rovina in parte la sorpresa allo spettatore più “allenato”, Ghiaccio riesce a ben fotografare le vite di chi cerca una propria via in un ambiente infestato dalle scorribande della malavita, ma abitato da donne e uomini onesti, stanchi dei soprusi.
Lo sport diventa ancora un’ancora (scusate il gioco di parole)…un faro per quei ragazzi che in una palestra trovano un rifugio e una possibilità. Proprio come il protagonista Giorgio, nato “nel mezzo” tra l’essere buono e cattivo, in una situazione drammatica che ha ereditato da un padre che non ha mai imparato a vivere né per amor proprio, né per amore dei suoi cari. Giorgio che solo dopo aver compreso di non essere come lui e dopo aver immerso tante volte i doloranti pugni in quel “ghiaccio” che dà il titolo al film, dando sollievo e soprattutto senso alle fatiche ed i sacrifici dell’allenamento, capirà di essere pronto ad affrontare a testa alta sia i pugni sul ring che quelli che spettano a tutti nella vita.
Ghiaccio è una pellicola sulle possibilità che prova a ricordarci che “Nella vita c’è sempre qualcosa per cui vale la pena combattere”, anche nei suoi momenti più “leggeri”, come la serenata di Massimo alla moglie Floriana (Sara Cardinaletti) sulle note di “E tu…” di Claudio Baglioni.
Ghiaccio nel suo emulare i grandi classici del genere e nel volerci raccontare una storia che conosciamo ormai a menadito e che potrebbe iniziare a risultare stancante, ci dimostra che questo infinito cordone ombelicale tra pugilato e cinema non va ancora tagliato, poiché ancora funzionante. Anche se a volte sazia ed altre si limita a sostentare.
“I pugili sono come gli attori. Si preparano da soli e vanno sul ring da soli, come noi, da soli, andiamo sul palcoscenico.” Che Vinicio Marchioni abbia trovato il segreto di questa longeva e produttiva collaborazione?
Alessandrocon2esse
Ti è piaciuta la recensione? Seguici anche su Instagram e Facebook























Lascia un commento