
In Father Stu, scritto e diretto dalla debuttante Rosalind Ross, l’ex modello e rapper statunitense Mark Wahlberg interpreta Stuart Long, un uomo travagliato che trova la redenzione attraverso la fede.
La pellicola, basata su una storia vera, narra la chiamata al sacerdozio di Stuart Ignatius Long, un ex pugile tormentato da una situazione familiare complessa: la morte prematura del suo fratellino Stephen devastò completamente la sua famiglia, portando il padre William (Mel Gibson) all’alcolismo e la madre Kathleen (Jacki Weaver) a vivere in modo cinico e disinteressato. L’incontro con la fede fu il mezzo con cui ricostruì i legami familiari e trovò la redenzione.
Stuart, inizialmente dedito alla boxe e perennemente alla ricerca di autodistruzione, lasciò il Montana per Hollywood, dopo che un grave problema di salute interruppe bruscamente la sua già incerta carriera sportiva. A Los Angeles incontrò e si innamorò di Carmen (Tereza Ruiz), una devota cattolica che lo introdusse ai valori cristiani, spingendolo verso una profonda trasformazione spirituale.
La Ross, sceneggiatrice nota ai più per essere la moglie di Gibson, utilizza primi piani e una vicinanza ai corpi che obbligano lo spettatore a empatizzare con Stuart, soprattutto nei suoi momenti di disperazione e ricerca spirituale. La transizione visiva del film, con una palette cromatica che passa dai toni freddi e abbaglianti della prima parte a quelli caldi e accoglienti della seconda, riflette il percorso di redenzione del protagonista.
Nonostante sia alla sua prima prova dietro la macchina da presa, tutto sommato riesce a costruire una narrazione intensa e coinvolgente, capace di toccare nei punti giusti lo spettatore. Tuttavia, il racconto tende a diventare troppo moralizzante nella seconda parte, rischiando di alienare gli spettatori più razionali…sottoscritto compreso. La vicinanza emotiva creata tra i personaggi e lo spettatore, unita al ritmo concitato della prima parte, rende impossibile distaccarsi emotivamente dalla storia, ma sebbene il film non scada in una prevedibile propaganda religiosa, l’enfasi sulla fede come soluzione a tutti i problemi, inclusi i legami familiari spezzati, può risultare un tantinello eccessiva.
Nonostante alcuni momenti di eccessiva didascalia, la sceneggiatura di Ross è solida e ben strutturata, con una chiara padronanza nella scrittura dei personaggi. Il rapporto tra Stuart e suo padre Bill è uno degli aspetti più riusciti della pellicola. L’interpretazione dell’ex “Marky Mark” è inedita e convincente nel ritrarre l’evoluzione di Stuart, che passa da una vita di eccessi a una di spiritualità e servizio agli altri e Gibson interpreta un efficace padre distrutto. I loro sarcastici dialoghi, che mescolano pessimismo e umorismo, rimangono vividi nella mente dello spettatore ed aggiungono profondità ai personaggi, rappresentando il vero cuore emotivo del film. La frase “L’ultima cosa di cui ho bisogno adesso è deludere un altro padre.”, pronunciata da Stuart durante una confessione, segna un punto cruciale nell’esposizione di questo rapporto, simboleggiando la crisi esistenziale di Stuart e il suo desiderio di riconciliarsi non solo con il padre terreno, ma anche con un padre spirituale.

Particolare è la presentazione del “cambiamento” di Stu, esposto come una vera e propria rivelazione, molto probabilmente frutto della parallela riscoperta della fede da parte dello stesso Wahlberg (produttore del film) che, da cattolico per “imposizione” come il 99,9% degli iscritti alla religione cristiana, si è trasformato in fervente devoto dopo aver deciso all’ultimo secondo di non prendere un volo già prenotato, per andare a trovare un suo vecchio amico d’infanzia. Era il volo United Airlines 93 ed il giorno in questione era l’11 Settembre del 2001.
Father Stu è un ritratto toccante di redenzione e riconciliazione che, pur con qualche eccesso di didatticismo, riesce a mantenere l’attenzione dello spettatore ed offre una riflessione sull’importanza della spiritualità e sulla capacità di superare le crisi quotidiane attraverso la fede…per chi ci riesce. Per tutti gli altri, esistono sempre le care e vecchie bestemmie.
Alessandrocon2esse
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