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Ed Wood (1994) di Alessandrocon2esse

⭐22 Settembre 2022 ⭐ Contrassegnato con: Ed Wood, Recensione Ed Wood

Ed Wood Interna

Dopo Pee-wee’s Big Adventure ed Edward mani di forbice, il regista, sceneggiatore e produttore Tim Burton continua ad omaggiare personaggi “dropout” dalla società e distanti da quel generalissimo ed insignificante concetto che tutti chiamiamo normalità. Stavolta però, il visionario regista di Burbank mette da parte la sua sconfinata fantasia, per celebrare una persona in carne ed ossa: il “Peggior regista di tutti i tempi” Edward D. Wood Jr.

Con Ed Wood, pellicola-scommessa che nasce dall’ammirazione da sempre dichiarata da Burton per i lavori del suo incompreso predecessore, il regista si propone di trasformare un fallito in un eroe, seppur postumo, ambientando questo biopic d’avanguardia e maldestre ambizioni all’ombra delle colline di Los Angeles, luogo notoriamente refrattario alle mezze misure, dove tutto è o a colori o in bianco e nero, o bello o brutto, o smarrito nel passato o adatto a future considerazioni.

Wood era un regista che, tra gli anni ‘40 e ‘50, realizzò sul serio come diceva i peggiori film di tutti i tempi. Ideava, scriveva e dirigeva produzioni di esecrabile fattura con mezzi ai limiti del ridicolo ed è solo grazie a Burton se ci si è resi conto che in quegli “strani” film, senza testa né coda, potesse celarsi un goffo talento.

In questo “elogio alla bruttezza”, Burton un po’ si mimetizza col suo protagonista e, proprio come lui commemora con malinconia un certo cinema passato, identificandosi attraverso un esercizio meta-testuale sul disgusto riguardo i “limiti”, in questo travisato quanto affascinante uomo. Burton riscopre, con compiaciuto gusto, quella necessità di buttare giù i muri dei costumi comuni e del preconcetto, per poter superare i canoni e cimentarsi con quel gioco innato ed incontrollabile che, anche senza smisurata stoffa, si può serenamente definire come “arte”.

Con Ed Wood Burton dichiara il suo amore al cinema ed alla sua creatività, ma il suo più grande risultato è senza ombra di dubbio quello di appassionare lo spettatore al personaggio ed alla storia del suo protagonista, intrattenendolo, emozionandolo, divertendolo ed incuriosendolo al punto di andare a ricercare per davvero le sue pellicole originali, al punto che alcuni titoli di Wood sono ad oggi oggetto di culto oltre che di ricerca ed il cineasta, esclusivamente grazie a questo film, è diventato notissimo…probabilmente la sola cosa che abbia desiderato durante la sua breve vita.

Naturalmente non stiamo parlando di capolavori, anzi…i suoi film, con numerose scene estrapolate da filmati di repertorio ed attori dalle discutibili capacità recitative, sono ancora indubbiamente criticabili, ma se guardati dopo questo appassionato tributo a tutta la poetica “dark” dell’autore, si può catturarne l’enorme dedizione che Wood metteva nella realizzazione delle sue creature, collocandosi sì sullo stesso livello di Orson Welles, ma mai per arroganza e solo perché spinto dall’eterno desiderio di venire un giorno riconosciuto.

Il film del 1994 è anche in qualche modo un triste e sentito “onore delle armi” per chi è stato vinto dai propri sogni e dalle proprie utopie, dall’indifferenza e dalla vacillante memoria del panorama cinematografico, dalla frivolezza della notorietà e dalla lontananza che divide la passione dal talento. Il protagonista, la cui incredibile complessità è stata portata in scena da un giovane (ma già funambolico) Johnny Depp, è un uomo che ha infatuazione cinefila ed entusiasmo da vendere, divorato dall’ansia di dover “creare” da qualunque materiale e che non si arrende davanti a niente. Quello che gli mancano sono le attitudini ed i soldi. Le sole cose su cui può puntare sono la sua determinazione, una fedele e sgangheratissima troupe di attori e tecnici e la forte amicizia con l’ex “Principe dell’orrore” Bela Lugosi che, seppur ormai sul viale del tramonto e morfinomane, riesce a fargli ottenere quel minimo di credibilità utile a racimolare qualche sponsor per realizzare i suoi film.

Invece di prendere la vicenda sul genio misconosciuto e del suo gruppo di “sconfitti” che non vogliono arrendersi a questa consapevolezza, metterla sullo schermo e ricamarci una lacrimosa fotografia in pieno rispetto della tradizione hollywoodiana, Burton (che non ha mai avuto l’intenzione di voler ridicolizzare ulteriormente persone che furono già ridicolizzate per un considerevole periodo della loro vita) si appropria della storia e la integra al proprio universo cinematografico, molto più confuso e disorientato di quello misurato e reale del polo opposto, trasformando Wood da relitto ad inventore di illusioni.

Osservato con affetto e partecipazione, ma senza eccessive esaltazioni, il protagonista diviene vittima di un perfido e sarcastico ribaltamento del “Sogno Americano”: Wood non si arrende e non rinuncia al proprio sogno, non ottenendo nulla in vita, ma ottenendo fama e gloria postume e per motivi opposti a quelli che esortavano la sua perseveranza. Alla rassicurante “Fabbrica dei sogni”, Ed Wood suggerisce un’antitetica ed improvvisata “Industria del terrore”, tutta riassunta nel cult Plan 9 From Outer Space, dove i mostri non sono solo vampiri e mummie, ma anche tutte quelle mezze star della tv, wrestler più grossi che muscolosi e presunti divi che insieme vanno a comporre uno storpiato teatrino di burattini, manovrato dalle mani di un versatile burattinaio, col dono dell’audacia ed il merito del rischio. Un ritratto assai più profondo di quanto appaia del lato oscuro di Hollywood, quello in cui sognare può essere rischioso e in cui gli incubi in cartapesta e colla realizzati da Wood, non sono altro che la rielaborazione più faceta di ossessioni ed insuccessi quotidiani.

Ed Wood è un temerario viaggio attraverso l’estetica di un regista di B-Movies (ma anche “Z” se vogliamo) ed un incantato sguardo alla sua vita e alle sue opere. Una splendida biografia composta da ironia, pulsioni, stramberie, nevrosi, follie e coerenza stilistica, incorniciata in uno splendido bianco e nero realizzato da Stefan Czapsky che riecheggia l’estetica del cinema anni ‘50, un cast di tutto rispetto che vede tra i tanti interpreti, anche nomi del calibro di Bill Murray, Vincent D’Onofrio, Patricia Arquette, Sarah Jessica Parker, Jeffrey Jones e l’attrice e modella Lisa Marie e tra i quali svetta di prepotenza uno straordinario Martin Landau, premiato meritatamente con l’Oscar come Miglior Attore Non Protagonista per la sua interpretazione di un sofferente Bela Lugosi.

Un ritratto efficace di quel mondo molto dark ed estremamente naïf tanto caro a Burton.

Alessandrocon2esse

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Ed Wood

Ed Wood
7.1

Valutazione Complessiva

7.1/10

SCHEDA

  • Regia: Tim Burton
  • Anno: 1994
  • Durata: 127'
  • Genere: Biografico/Drammatico/Commedia

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