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Dieci Minuti (2024) di Alessandrocon2esse

⭐12 Febbraio 2026 ⭐ Contrassegnato con: Dieci Minuti, Dieci Minuti Recensione, Recensione Dieci Minuti

Dieci minuti Interna

L’aspirante scrittrice Bianca Bevilacqua (Barbara Ronchi) attraversa la vita come se avesse abbassato il volume al mondo: vede senza registrare e ascolta senza davvero sentire. È una forma di autodifesa, un’anestesia emotiva che le permette di non farsi ferire. Per questo, quando dopo diciotto anni di matrimonio suo marito Niccolò (Alessandro Tedeschi) la lascia, lei resta interdetta: non aveva colto i segnali, né l’infelicità dell’uomo, né la presenza di un’altra. Nel giro di poco perde anche il lavoro da giornalista free lance e sprofonda in un buio che sfiora l’autodistruzione.

Dieci minuti, il ritorno al cinema di Maria Sole Tognazzi a nove anni da Io e lei, prende avvio da qui e sceglie la via dell’intimismo borghese, ma con un perno spostato: non la coppia, bensì l’anatomia di una crisi individuale osservata quasi “a distanza ravvicinata”.

A rimettere Bianca in traiettoria è la dottoressa Brabanti (Margherita Buy), terapeuta ruvida, impaziente, più incline allo strattonare che al consolare. La cura che prescrive è semplice e, proprio per questo, spiazzante: ogni giorno, per dieci minuti, fare qualcosa che Bianca non ha mai fatto. Un’azione piccola ma nuova, una deviazione dalla comfort zone che obblighi la paziente a riattivare sguardo e corpo. Così Bianca finisce al funerale di uno sconosciuto spacciandosi per un’amica, prova l’autostop, ruba un capo in un negozio, si concede un sesso occasionale, legge in pubblico: gesti “random” che, nella logica terapeutica, diventano iniziazioni.

Dieci minuti Interna 2

La sceneggiatura, firmata dalla stessa Tognazzi con Francesca Archibugi e tratta dal romanzo di Chiara Gamberale Per dieci minuti, costruisce il racconto come una piccola “detection” psicologica. All’inizio siamo incollati al punto di vista di Bianca: un mondo sfocato, filtrato dalla sua rimozione. Poi, passo dopo passo, l’orizzonte si allarga e compaiono i volti che la circondano, con le loro crepe. C’è un uso insistito di slittamenti temporali e un lungo flashback centrale che riorganizza il passato, chiarendo quanto Bianca sia prigioniera di idealizzazioni e quanto la sua mente (anche creativa, persino letteraria) possa costruire una realtà alternativa più sopportabile della vita vera.

Ne deriva un film che, pur restando nella cornice del dramma borghese, prova a insinuare ambiguità: vittima e carnefice, tradito e traditore, non sono mai categorie così nette come sembrano. Il film alterna con abilità i toni: la depressione è mostrata senza scorciatoie, ma l’improbabilità di certe prove introduce un registro più leggero, a tratti persino comico, che la Ronchi gestisce con una misura preziosa, senza trasformare la fragilità in macchietta.

Il tassello più nuovo del film è Jasmine Meola (Fotinì Peluso), sorellastra più giovane che Bianca non conosceva: il padre (Marcello Mazzarella) ha tenuto separate le due famiglie, e l’irruzione di Jasmine è un cortocircuito emotivo e narrativo. È schietta, sfacciata, libera; rappresenta una femminilità opposta a quella “inermi” della protagonista e diventa, insieme alla terapia, il motore del cambiamento. La sorellanza qui non è slogan: è un rapporto costruito a tentoni, tra diffidenze e protezione, e si lega al tema più ampio della solitudine come condizione universale, non esclusiva di Bianca.

Dieci minuti Interna 3

Merito del film è evitare la facile contrapposizione “donne buone/uomini cattivi”: le figure maschili restano spesso sullo sfondo, è vero, ma non vengono inchiodate a stereotipi punitivi; Niccolò, in particolare, ha modo di esistere come persona ferita, non come semplice colpevole, e Tedeschi è forse quello che porta in scena con più evidenza lo strazio dell’abbandono “dall’altra parte”.

La Tognazzi lavora per sottrazione, con una regia discreta, quasi invisibile, più interessata alla composizione e ai colori che al virtuosismo. Alcune scelte visive sono programmatiche ma efficaci: la casa come bunker (con cromie che suggeriscono chiusura e protezione), gli interni che nei momenti di massimo gelo emotivo virano a dominanti fredde, la Roma raccontata in modo defilato e (finalmente) poco cartolinistico, coerente con l’isolamento della protagonista. E il finale (Bianca che si tuffa e prende il largo) è una metafora esplicita ma coerente: un campo più aperto… un respiro che finalmente si allarga.

I limiti di Dieci minuti stanno proprio dove la sua “cura” si fa più dichiarativa. A tratti il film scivola in un prontuario di psicoterapia, in dialoghi che suonano come frasi da manuale motivazionale, e la musica di Andrea Farri tende talvolta a sottolineare troppo, quasi avesse paura del silenzio che accompagna la solitudine.

Anche la scelta di non oltrepassare mai davvero una soglia di rischio, sia emotivo che stilistico, rende l’insieme più garbato che tagliente: l’idea avrebbe potuto generare dissonanze più “spettinate”, e invece spesso si ricompone in una gentilezza prevedibile.

Dieci minuti Interna 4

Resta però un film sorretto con forza da Barbara Ronchi, capace di fare di Bianca non una donna senza qualità ma un enigma che si svela lentamente; da una Buy sorprendente nella sua ruvidezza terapeutica e da un impianto corale che, pur con qualche sbilanciamento, disegna un mosaico credibile di fragilità quotidiane.

Dieci minuti non entra fino in fondo nel cuore di tenebra che racconta, ma accompagna lo spettatore con tenerezza e mestiere, facendo della politica dei piccoli passi (e del coraggio minimo di un gesto nuovo) la sua idea di rinascita.

Alessadrocon2esse

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Dieci Minuti

Dieci Minuti
6.1

Valutazione Complessiva

6.1/10

SCHEDA

  • Regia:
  • Anno. 2024
  • Durata:
  • Genere:

Interazioni del lettore

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